Fallimento Miteni, lavoratori disponibili a mettere in sicurezza gli impianti

I dipendenti hanno fatto sentire la loro voce con un sit-in e hanno chiesto al tribunale vicentino di non decretare il fallimento dell'azienda nell'udienza di giovedì

Sit-in sindacale davanti alla Miteni (foto Marco Milioni - VicenzaToday)

Domani, 8 novembre, è in programma l'udienza fallimentare della Miteni, l'azienda vicentina di Trissino sospettata di essere la principale responsabile dell'inquinamento da Pfas tra Vicenza, Verona e Padova. La ditta poche settimane fa ha presentato istanza di fallimento, promettendo comunque la messa in sicurezza degli impianti e la bonifica dei terrenti. Di questa promessa però non tutti si fidano e oltre al fronte ambientale si è aperto anche quello sociale perché sono 121 i lavoratori della Miteni che rischiano il licenziamento.

Ieri, 6 novembre, proprio i lavoratori hanno fatto sentire la loro voce con un sit-in descritto da Marco Milioni su VicenzaToday. I dipendenti della Miteni hanno chiesto al tribunale vicentino di non decretare il fallimento dell'azienda domani. Una richiesta condivisa anche dal Movimento 5 Stelle. La senatrice veneta 5 Stelle Barbara Guidolin ha incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori e ha dichiarato: «I lavoratori sono disponibili a mettere in sicurezza gli impianti. Questo è importantissimo, perché se Miteni si ferma si bloccano pure tutti i sistemi interni legati al ciclo dell'acqua, quindi serve immediatamente un piano di sicurezza. La Miteni deve degli arretrati ai suoi dipendenti e queste somme rientrano in un concordato che scadrà fra una settimana. C'è però il rischio che tutto decada e non possiamo accettarlo».

Dopo aver contaminato una delle falde d'acqua potabile più grandi d’Europa, rendendola di fatto inutilizzabile se non filtrata con costi altissimi - hanno aggiunto i 5 Stelle veneti - e dopo aver contaminato centinaia di migliaia di persone in tutto il Veneto, ora la Miteni molla tutto dicendo che non ha le risorse per riparare a quanto ha causato. Il nostro pensiero va inoltre ai lavoratori dell'azienda. Oltre a non ricevere lo stipendio da mesi sono stati pure licenziati, quasi che le colpe di questa situazione fossero imputabili a loro. Invece sono le prime vittime di questo sfacelo, dal punto di vista della salute e dell'occupazione, e hanno inoltre la piena conoscenza del funzionamento della barriera idraulica che contiene le porcherie presenti sotto la Miteni.

E anche la senatrice veneta del Partito Democratico Daniela Sbrollini è critica nei confronti della Miteni. «È la conferma della volontà da parte dell'azienda di non assumersi le proprie responsabilità riguardo alla bonifica e della poca volontà di investire in un sito che aveva bisogno di importanti migliorie per garantire lavoratori e cittadini - ha detto Sbrollini - Ora si aggiunge la mancanza di riconoscenza nei confronti dei lavoratori. Ora la Regione non può tacere né restare inerte. Il tavolo di crisi deve chiarire come e chi si impegnerà a bonificare l'esistente sito e le falde inquinate nel passato. Se la Regione ha le certezze sulle responsabilità del passato ora deve metterle sul tavolo. Non è giusto che i cittadini paghino due volte. Con la salute e con il portafoglio. E i dipendenti non possono pagare anche per la terza volta con la perdita del posto di lavoro».

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