Pfas, Miteni avvia la procedura di licenziamento di 121 lavoratori

Dopo l'istanza di fallimento presentata la scorsa settimana, l'azienda di Trissino ha annunciato l'avvio della procedura: «L'azienda non ha ad oggi potuto effettuare il pagamento del residuo degli stipendi di maggio e le quattordicesime»

Va avanti a spasso spedito l'iter per la chiusura di Miteni, che mercoledì ha annunciato di aver comunicato ai dipendenti «l'avvio della procedura di licenziamento collettivo dei 121 lavoratori, come previsto dalle norme». La scorsa settimana l'azienda di Trissino, al centro del dibattito sulla contaminazione da Pfas, aveva deliberato la presentazione dell'istanza di fallimento presso il Tribunale di Vicenza, scatenando le reazioni di ambientalisti e alcuni politici, secondo i quali Miteni avrebbe scelto «la via della fuga per allontanarsi dalle proprie responsabilità». 

Ballano infatti anche la bonifica e il risarcimento dei danni provocati da un problema di inquinamento che è stato definito un'emergenza, mentre l'amministratore delegato Antonio Nardone ha stigmatizzato le motivazioni dello sciopero indetto dalla RSU sabato scorso e «l'anomalia delle modalità di agitazione annunciata». Nardone ha ricordato che «l'azienda non ha ad oggi potuto effettuare il pagamento del residuo degli stipendi di maggio e le quattordicesime perché non le è stato concesso dal tribunale. È dunque incomprensibile come il rispetto di procedure obbligatore possa avere portato l'RSU a una dichiarazione di agitazione sindacale così anomala».
Per quanto riguarda le modalità di protesta, l'amministratore delegato ha precisato che «l'interruzione dei processi con la sola ultimazione delle reazioni in corso, non garantisce la messa in sicurezza completa degli impianti in quanto non permette lo svuotamento degli stoccaggi contenenti sostanze pericolose» e che «il mancato completamento dei programmi produttivi volti all'esaurimento della sostanze pericolose giacenti in stabilimento e alla successiva messa in sicurezza definitiva degli impianti, impedisce il completamento del cronoprogramma approvato dagli enti competenti in materia di sicurezza e ambiente, con tutti i potenziali rischi del caso».
Nardone infine ha anche voluto ribadire che «da parte del Cda di Miteni si sta lavorando con impegno per trovare una strada che attraverso l'ingresso di un nuovo socio possa salvaguardare l'occupazione, gli impegni ambientali e il forte know how aziendale».

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