Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca via Tribunale

Verona, caso Giacino: le intercettazioni "illegali" fino al Csm e al Ministero. "Grave violazione"

Le registrazioni della polizia giudiziaria dell'ex vicesindaco e della moglie con i propri avvocati scatenano la battaglia verbale tra Procura di Verona e l'Unione Camere penali: "Diritto alla difesa compromesso"

Caso Giacino e ora scandalo “intercettazioni”. Finirà direttamente a Roma e davanti al ministro di Giustizia il dossier che i difensori dell’ex vicesindaco di Verona e della moglie Alessandra Lodi hanno preparato in merito alle conversazioni registrate dagli agenti della polizia giudiziaria nelle settimane prima dell’arresto del 17 febbraio scorso. “Indebite intercettazioni” telefoniche tra assistiti e loro avvocati, poi trascritte e allegate al fascicolo processuale.

La vicenda è stata segnalata dunque dall’Unione delle Camere penali, per opera del presidente Valerio Spigarelli, al presidente della Repubblica, al Ministero di Grazia e Giustizia, al Consiglio superiore della magistratura nonché al procuratore generale della Corte di Cassazione, alla Corte d’Appello di Venezia, in Camera dei deputati e al Senato. L’associazione delle Camere penali nei giorni scorsi, alla luce del “grave episodio”, aveva già annunciato lo stato di agitazione che potrebbe culminare nell”sciopero” dalle udienze programmate nei prossimi giorni. Spiega il Corriere Veneto che gli avvocati avrebbero commentato sulla

«... ennesima violazione del diritto alla difesa: sempre più spesso gli inquirenti prima ascoltano le conversazioni tra difensori e indagati, poi trascrivono il contenuto delle intercettazioni che non avrebbero dovuto ascoltare, infine depositano le trascrizioni e le incorporano negli atti processuali salvo poi, alla fine di tutto ciò, dichiarare ipocritamente che tali atti non sono utilizzabili nel processo». È l'articolo 103 del codice di procedura penale che «non consente l'intercettazione delle conversazioni e comunicazioni tra difensore e assistito, prima ancora di vietarne l'utilizzo processuale».

"È FALSO, UN GRAN MALEDUCATO": GIACINO INTERCETTATO "ILLEGALMENTE

OFFESE A GIACINO E LODI DAGLI AGENTI, IL PROCURATORE: "FATTO GRAVISSIMO"

Un paio di giorni fa era stato il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, a segnare come “caso gravissimo, che non succederà più” quelle intercettazioni. Sarebbero a decine, si mormora di almeno 57, che tuttavia non sarebbero utilizzate a processo o per le altre indagini che vedono Vito Giacino e moglie accusati di concussione per la storia di presunte mazzette incassate dall’imprenditore edile veronese, Alessandro Leardini (accusato a sua volta di corruzione). Secondo Schinaia però l’articolo 268 del Codice di procedura penale ammette la trascrizione sommaria di eventuali conversazioni. Le parole del capo della Procura non sono certamente piaciute alla Camera penale di Verona che ha replicato seccamente:

«… nulla c’entra l’articolo 268 con la problematica in questione…» … «E’ pacifico e sacrosanto dire (anche 10 volte) che le conversazioni captate sono inutilizzabili, tuttavia appare inquietante liquidare come un errore l'intercettazione di decine di conversazioni intercorse tra i difensori ed i loro assistiti. In considerazione di questo atteggiamento, francamente incomprensibile, non rimane che valutare un'astensione della massima durata e, in detta occasione, sarà nostra cura organizzare una tavola rotonda per parlare dei diritti inviolabili della difesa alla quale verrà ovviamente invitato il dottor Schinaia affinché ci illustri la sua personale visione della norma».

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