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Verona, offese a Giacino e Lodi da parte degli agenti: "Gravissimo, verrà aperta indagine interna"

"Str...", "bugiardo", "cafona", "strega" ai due indagati per concussione. Il capo della Procura scaligera, Mario Giulio Schinaia, su tutte le furie: "Identificheremo i responsabili per azione disciplinare. Imperdonabile caduta di stile"

“Falso”, “bugiardello”, “gran maleducato”. Questo verso l’ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino, mentre la moglie Alessandra Lodi diventa una “str…”, “cafona”, e assieme alla madre è una “strega psicopatica”. Hanno creato non poche reazioni le intercettazioni ritenute “illegali”, di cui sono stati oggetto l’ex braccio destro del sindaco Flavio Tosi e già assessore all’Urbanistica e la consorte, avvocato. Ad offendere i due indagati per concussione, e prossimi al processo, sono stati gli agenti di polizia giudiziaria che li stavano registrando settimane prima che scattassero gli arresti disposti dalla Procura.

I primi ad alzare la voce sono stati i legali difensori che hanno definito le intercettazioni come una “grave violazione del Codice di procedura penale” che prevede riservatezza tra avvocato e suo assistito, tra gli altri. La notizia è finita però fino all’ufficio del capo della Procura scaligera, Mario Giulio Schinaia, che sarebbe andato “su tutte le furie”. Motivo sono quelle registrazioni contenute in sei cd allegati ai brogliacci che riportano le prove a carico di Giacino. E in quel materiale compaiono dunque le parole di disistima degli agenti delegati dal pm per svolgere le indagini. Un segnalazione dei difensori, Apolinare Nicodemo che assiste Lodi, e Filippo Vicentini, avvocato di Giacino, è già arrivata a Schinaia, come segnala il Corriere Veneto

«È una cosa grave, gravissima. Quanto accaduto in questa vicenda non dovrà succedere mai più», dichiara il capo della procura annunciando anche l'«immediata apertura di un'indagine interna per individuare con esattezza il nome di questi agenti verbalizzanti che si sono permessi di esprimersi in quel modo sul conto di persone sottoposte a indagine» … «Ho immediatamente dato notizia di questa vicenda al procuratore generale di Venezia: ai sensi dell'articolo 17 delle norme di attuazione del codice di procedura penale, infatti, è a lui che compete lo svolgimento di un'azione disciplinare contro i responsabili».

La Camera penale di Verona ha già proclamato lo stato di agitazione che potrebbe sfociare nello “sciopero” da tutte le udienze dei prossimi giorni. Questo per l’altra questione spinosa che la Procura deve affrontare: le intercettazioni con relativa trascrizione, dei colloqui tra gli avvocati e i loro assistiti. Schinaia ha spiegato che il Codice di procedura penale prevede e ne autorizza un sommario rendiconto che però, in questo caso, si sarebbe spinto troppo in la’. Nessuna delle intercettazioni, però, sarebbe stata utilizzata, ha assicurato più volte il capo della Procura scaligera che poi torna ad evocare la

«…grossissima e imperdonabile caduta di stile da parte degli agenti che si sono espressi in quel modo sui due indagati».

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