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Prof di religione non rinnovato, la Diocesi sta con Zenti. «Solidarietà» anche da Comencini

Il direttore del Servizio IRC ha fatto il punto sulle polemiche nate attorno all'ormai ex Vescovo di Verona, difendendone l'operato così come il deputato del Carroccio, che ha espresso la sua «vicinanza»

«In merito alle dichiarazioni del Vescovo al termine dell’incontro in Cattedrale per l’annuncio della nomina del nuovo Vescovo di Verona nella persona di monsignor Domenico Pompili, che ci disponiamo ad accogliere con affetto e per cui preghiamo con grande amore, sono necessarie alcune precisazioni per evitare che anche stavolta si possa giungere a delle conclusioni affrettate e superficiali».
Don Domenico Consolini, direttore del Servizio IRC della diocesi di Verona, ha deciso di fare il punto in merito alle polemiche che in questi giorni hanno coinvolto Giuseppe Zenti, oramai ex Vescovo di Verona, e Don Marco Campedelli, sacerdote che da 22 anni insegna al liceo Maffei, ma che sembra destinato a non veder rinnovato il suo ruolo. 
Una discussione arrivata anche all'attenzione della stampa nazionale e che prende il via dalla "lettera elettorale" inviata da Zenti ai sacerdoti veronesi durante la campagna per le amministrative, con la quale li invitata a premiare il candidato che, a suo dire, rispecchiava maggiormente i valori cristiani. Una missiva che ha trovato la critica, arrivata con una lettera aperta, di Don Campedelli (oltre che di parte degli schieramenti politici e dei cittadini), il quale ora rischierebbe di non vedersi rinnovare il proprio incarico di professore di religione nello storico liceo classico cittadino, proprio per «non essere in Comunione» con il Vescovo dimissionario. 

Nei giorni scorsi era arrivata la smentita del licenziamento, mentre lo stesso Zenti ha ribadito il concetto in occasione della nomina del suo successore Pompili. In segno di protesta, circa 600 persone hanno manifestato in piazza dei Signori la propria solidarietà a Don Campedelli, ma dalla Diocesi arrivano parole di sostegno a Zenti. 

Don Consolini infatti spiega che quest'ultimo avrebbe agito come richiesto dal suo ruolo: «Nessuno né della stampa, né delle persone che hanno manifestato in difesa del diritto di don Marco di continuare l’insegnamento della religione cattolica nel Liceo Maffei, hanno evidenziato un aspetto fondamentale, cioè che don Marco Campedelli è un sacerdote diocesano. Il giorno dell’ordinazione, il 13 maggio di 33 anni fa, don Marco ha messo le sue mani nelle mani del Vescovo e gli ha promesso “filiale rispetto e obbedienza”, senza che nessuno lo obbligasse a far questo se non la sua libera coscienza come risposta ad una chiamata dall’alto. Il rapporto quindi che lega don Campedelli al Vescovo è di natura non solo pastorale o giuridica, ma anche sacramentale, per chi ci crede. Quindi quando il Vescovo dice che don Marco non è in comunione con lui fa riferimento non solo all’idoneità per l’insegnamento della religione, ma anche a questo aspetto. Don Marco è stato mandato al Maffei 22 anni fa come sacerdote, non come laico. Chiediamoci se il suo antagonismo in nome di una libertà di coscienza svincolata da ogni responsabilità possa oggi configurare ancora la possibilità di una sua riconferma come sacerdote al liceo Maffei». Il direttore del Servizio IRC dunque non solo appoggia la decisione di Zenti, ma contesta a Campedelli il suo atteggiamento critico, mettendo in dubbio che possa essere ritenuto opportuno con il ruolo da lui ricoperto da 22 anni. 

Dal punto di vista meramente contrattuale, Don Consolini specifica: «Lo statuto giuridico degli insegnanti di religione cattolica è particolare, e ci sono docenti assunti a tempo indeterminato in quanto vincitori di concorso, docenti incaricati annuali e supplenti. Don Marco rientra nella categoria degli “incaricati annuali”, con contratto stipulato dall’autorità scolastica su proposta dell’Ordinario diocesano e durata dal 1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo. Tale formula contrattuale è usata perché essendo don Campedelli sacerdote, il Vescovo, se pensa di destinarlo ad altro incarico pastorale, possa liberamente decidere anche in merito all’insegnamento. Succede spesso, infatti, nei confronti dei sacerdoti, che un cambiamento di sede o di impegno pastorale determini anche un cambiamento nell’insegnamento della religione. Per i laici, invece, i Vescovi italiani nella nota sull’insegnamento della religione cattolica del 1991 al n. 21 dichiarano la loro disponibilità: “a fare quanto ci è possibile perché i docenti di religione, soprattutto laici, raggiungano condizioni di lavoro sicure e dignitose anche per quanto riguarda l'orario di insegnamento.” Proprio per questo continua la nota allo stesso numero, l’idoneità è: “permanente e la sua revoca interviene solo nei casi comprovati di cessazione dei requisiti indispensabili.” La revoca prevede quindi dei motivi gravi e un processo articolato in più incontri».

Vengono ulteriormente confermate inoltre le parole di Zenti, il quale aveva detto «chi non è in comunione con il vescovo non può essere insegnante per l'anno successivo»: «Il Vescovo giustamente afferma che ogni insegnante di religione deve essere in comunione con la chiesa, e riprende quanto detto dai Vescovi italiani nella nota al n. 22: "Vogliamo qui confermare l'impegno a seguire con i docenti vie di trasparenza e di chiarezza anche attraverso il dialogo e l'incontro personale, affinché l'idoneità appaia in tutto il suo valore di intesa e di comunione tra il Vescovo e quanti chiedono di insegnare religione. Dal Vescovo infatti sono riconosciuti e mandati per svolgere un servizio che, con modalità proprie, rientra nella missione stessa della Chiesa"».
«La nota citata - prosegue Don Consolini - fa riferimento a momenti di “dialogo” e di “incontro personale” tra il Vescovo e gli insegnanti di religione per quanto riguarda il riconoscimento dell’idoneità e i problemi che possono nascere. Credo che quindi da qui al primo settembre ci possa essere tutto il tempo perché don Marco Campedelli parli con il Vescovo e attraverso questo “dialogo” e “incontro personale” si possano trovare le vie per affrontare e risolvere le dinamiche di divisione di questi giorni».

Il direttore del Servizio IRC della diocesi di Verona concludendo chiedendo, in sostanza, a Don Campedelli di tornare sui suoi passi: «Chiediamo quindi a don Marco di perseguire questa via piuttosto che quella dell’esposizione mediatica, perché si possano trovare dei punti di incontro ed una rinnovata “intesa e comunione con il Vescovo” per lui tanto più importante e necessaria in quanto sacerdote».

«Un messaggio di solidarietà per gli attacchi ricevuti dal vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti», arriva anche dal deputato della Lega, Vito Comencini.
Nel corso della tornata elettorale che ha visto Damiano Tommasi ottenere il ruolo di sindaco a Verona, Comencini era candidato con il Carroccio (lista che ha chiuso con il 6,60% delle preferenze) al Consiglio comunale, in una delle coalizioni ritenute vicine ai concetti espressi da Zenti nella oramai famigerata "lettera elettorale". Coalizione che però ha mancato la vittoria al ballottaggio.
«Ringrazio il vescovo che si appresta a concludere la sua opera pastorale. In questi anni ha guidato la curia con coraggio e determinazione, portando avanti ideali e valori cristiani importanti e per noi non negoziabili. A lui va la mia vicinanza, ora che è finito al centro delle polemiche, prima per aver ribadito la linea della dottrina della Chiesa su temi come l’ideologia Gender, ora per questioni interne al vescovado nel rapporto con i sacerdoti». Secondo Comencini questi attacchi nei suoi confronti «non possono mettere in ombra il grande lavoro da lui svolto in questi anni, in particolare anche in momenti difficili come durante la pandemia, sempre in ascolto e disponibile verso la nostra gente». Il deputato della Lega, inoltre, coglie l’occasione «per rivolgere i miei migliori auguri di buon lavoro a Monsignor Domenico Pompili, che guiderà una diocesi importante come quella di Verona».

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