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Zenti chiude la porta a Campedelli: «Non è in comunione con me. Non può insegnare»

«Ogni insegnante di religione ha un incarico annuale - ha spiegato il vescovo di Verona - Chi non è in comunione con il vescovo non può essere insegnante per l'anno successivo. E don Marco Campedelli, in questo momento, non è in comunione con me. Lo ha detto apertamente»

Giuseppe Zenti è stanco. E non per il caldo e neanche per l'età. Giuseppe Zenti è stanco per le polemiche.
Il vescovo di Verona è formalmente in pensione dal marzo scorso, da quando ha compiuto 75 anni. Ha dovuto, però, tenere la guida della diocesi scaligera fino ad oggi, 2 luglio. Solo oggi è stato annunciato il suo successore: Domenico Pompili. E finché Pompili non si insedierà in Piazza Vescovado, le redini della chiesa veronese rimangono in mano Zenti. È lui il vescovo. Ed è stato lui oggi a dire che «chi insegna religione deve essere in comunione con il suo vescovo. Se non lo è, non può insegnare. E don Marco Campedelli ha detto apertamente di non essere in comunione con me». Quindi, è lecito dedurre che don Marco Campedelli non sarà più l'insegnante di religione del liceo Maffei. Nonostante la smentita del licenziamento diffusa dalla direzione del servizio diocesano per l'insegnamento della religione cattolica. Nonostante la manifestazione degli studenti che invece chiedono che il professor Campedelli rimanga al liceo Maffei. Insomma, nonostante le polemiche.

Ma Giuseppe Zenti è stanco delle polemiche. Non era sua intenzione far polemica con la lettera inviata ai sacerdoti veronesi durante la campagna elettorale. Quella in cui invitava a non ignorare le elezioni comunali e ad interessarsi ai programmi dei candidati, premiando quelli più in sintonia con i valori cristiani. E non era sua intenzione neanche entrare in polemica con don Marco Campedelli, il quale replicò criticamente alla "lettera elettorale" del vescovo. Zenti non ha nulla contro Campedelli, anzi. «È un mio prete - ha detto il vescovo parlando del professore di religione del Maffei - Per lui prego molto perché vorrei che fosse un bravo prete». Ciò vuol dire che adesso non lo è? Questo Zenti non lo ha detto, però ha detto che don Marco Campedelli «non è in comunione» con lui. E senza questa «comunione» Campedelli non può insegnare religione. «Ogni insegnante di religione ha un incarico annuale - ha spiegato Zenti - Chi non è in comunione con il vescovo non può essere insegnante per l'anno successivo. E don Marco Campedelli, in questo momento, non è in comunione con me. Lo ha detto apertamente. E mi dispiace da morire perché è un prete a cui voglio bene, gli ho sempre voluto bene e non ho capito cosa sia successo».

Quello che è successo è che ci sono state delle polemiche. Zenti non le voleva, ma ci sono state. E secondo lui a crearle sono stati i "media". Sono stati i mezzi di comunicazione ad averlo trascinato e a trascinarlo ancora in polemiche sia sul "caso Campedelli" sia sulla "lettera elettorale". «Ci sono state fake news, tante fake news, troppe fake news - ha dichiarato Giuseppe Zenti - E ci sono state molte polemiche fuori luogo e del tutto falsificate. Io non sono entrato nella questione elettorale. Io ho parlato con i miei preti, ma la mia lettera è stata diffusa e trasformata in un argomento di polemica. Io però non ho intenzione di fare polemica proprio per niente. Queste polemiche mi hanno fatto un male da morire. Delle polemiche io non ne ho voglia. La polemica non giova a nessuno. Io voglio solo parlare con un po' di ragionevolezza».
Anche per questo, Zenti ha aggiunto un richiamo ai media ad avere maggiore buon senso. Ma ha anche chiesto ai media di aiutare don Marco Campedelli «a rientrare un po' più in se stesso e ad avere buon senso».

Dunque, per Zenti, se don Marco Campedelli «non è in comunione» con il vescovo, non è colpa del vescovo. È colpa di don Marco Campedelli. E il futuro del sacerdote «lo ha già deciso lui», ha aggiunto Giuseppe Zenti. Un futuro che, attualmente, non è noto, ma che quasi sicuramente non sarà al Maffei.

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