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Politica Centro storico / Piazza Bra

Bandiere delle repubbliche del Donbass su un gazebo. D'Arienzo: «Lo Stato vigili»

Il senatore veronese del PD: «a Verona si è, di fatto, costituita una regia fisica del progetto di radicamento e di diffusione dei programmi economici e di influenza benevola verso la Russia»

La presenza dell'ufficio territoriale dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. Una pubblica conferenza organizzata da associazioni filo-russe e dal comitato Veneto Indipendente per diffondere informazioni che giustificano l'invasione russa dell'Ucraina. Una lettera all'ambasciata russa per ottenere aiuto nella «resistenza al Governo italiano». E sabato scorso, 16 aprile, anche un gazebo con appese le bandiere della Repubblica di Donetsk e della Repubblica di Lugansk, le due entità in territorio ucraino riconosciute e contese dalla Russia. Una lista di fatti che hanno un unico comune denominatore: Verona. Un insieme di indizi che il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo non ha sottovalutato, presentando un'interrogazione al Governo e chiedendo un maggiore controllo da parte dello Stato. «Sono sempre più convinto che a Verona si è, di fatto, costituita una regia fisica del progetto di radicamento e di diffusione dei programmi economici e di influenza benevola verso la Russia», ha aggiunto il senatore democratico.

L'ultimo episodio sottolineato dal senatore D'Arienzo è il gazebo di sabato scorso. In Piazza Bra, l'associazione culturale Dex ha potuto occupare temporaneamente il suolo pubblico per sensibilizzare la cittadinanza su di una raccolta fondi. Una colletta in favore di Aiutateci a Salvare i Bambini, un'associazione di volontariato che dal 2001 s'impegna a garantire cure mediche per i bambini dei territori russofoni. Ma l'intento di Dex è passato in secondo piano, perché di quel gazebo si è parlato per altro. I membri dell'associazione hanno infatti appeso sopra il banchetto le bandiere delle due autoproclamate repubbliche del Donbass, dimostrando così vicinanza a posizioni filo-russe. Posizioni contrastate dal Governo italiano, a cui il senatore D'Arienzo chiede di vigilare.

«Quel banchetto in Piazza Bra, con tanto di bandiere di luoghi inesistenti giuridicamente e la divulgazione di contenuti propagandistici fuorvianti ed irrealistici, è la ridicola esposizione delle ragioni dell'aggressione di Putin all'Ucraina - ha commentato D'Arienzo - Solo in democrazia si può consentire che alcuni manifestino il loro pensiero a favore dei nemici dell'Italia, dell'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica. Solo una corposa dose di democrazia può permettere che a Verona ci sia il responsabile dell’ufficio territoriale della Repubblica Popolare di Donetsk, mai riconosciuta dall'Unione Europea. Quell'assurda esposizione di simboli mi conferma che a Verona in diversi hanno aperto le porte a influenze e convinzioni dannose e pericolose. La Russia oggi è un nemico dell'Unione Europea e dei valori della democrazia occidentale, ma viene presentata come la vittima dell'aggressione in una surreale ricostruzione degna della propaganda di Putin che, però, solo in Russia può funzionare. Sebbene gli autori si siano coperti di ridicolo, non si tratta di una goliardata. Io non sottovaluto la portata negativa di quel banchetto e avverto come un pericolo favorire il radicamento di certe opinioni. Nel Paese che amano, se avessero manifestato contro, li avrebbero già incarcerati per quindici anni. Non abbassiamo la guardia. Quel banchetto è solo la punta dell'iceberg di quanto si muove nell'ombra o nell'accettazione inconsapevole ed in buona fede da parte della nostra comunità. Lo Stato dovrebbe monitorare questi episodi e, soprattutto, la presenza di queste micro organizzazioni idealmente riconducibili alla Russia che promuovono, anche facendo leva su teorie cospirazioniste, la rinuncia in tutto o in parte alle iniziative prese dal Governo italiano contro la Federazione Russa».

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