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Giovedì, 19 Maggio 2022
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L'ufficio veronese dell'auto-proclamata Repubblica di Donetsk attacca Zaia

Il presidente della Regione è accusato di usare due pesi e due misure, aiutando i profughi ucraini dopo l'invasione russa ma ignorando i russofoni del Donbass

Il Comune di Verona e tutto il Veneto si stanno mobilitando per aiutare il popolo ucraino, il cui territorio è stato invaso dall'esercito russo. Un'invasione condannata dalla Regione Veneto, anche se non tutti la vedono allo stesso modo.

A Verona, infatti, ha sede un ufficio territoriale della Repubblica Popolare di Donetsk, una delle auto-proclamate repubbliche (l'altra è quella di Lugansk) che sono state riconosciute dalla Russia di Vladimir Putin ma che ufficialmente fanno parte dell'Ucraina. È principalmente per questi due territori, che compongono il conteso Donbass, che la Russia combatte in Ucraina. O almeno questa è una delle principali motiviazioni esplicitate.
È quindi chiaro che dall'ufficio territoriale della Repubblica Popolare di Donetsk la narrazione sia diversa da quella puramente filo-ucraina. Con una lettera aperta al presidente del Veneto Luca Zaia, il responsabile Palmarino Zoccatelli non ha criticato la posizione presa dalla Regione. Le iniziative di aiuto al popolo ucraino sono state descritte come lodevoli e condivisibili. Quello che Zoccatelli mette in evidenza è che la stessa solidarietà non sarebbe stata mostrata per la popolazione russofona del Donbass, la quale sarebbe stata presa di mira dall'esercito ucraino fin dal 2014. «La guerra fu scatenata contro le popolazioni russofone del sud-est Ucraina dall'esercito di Kiev, non dai russi, dopo il colpo di stato di Piazza Maidan del febbraio 2014 - ha scritto Zoccatelli - Tale aggressione ha causato oltre 16mila vittime e diverse centinaia di migliaia di profughi. Perché allora nessuno si è preoccupato dei profughi?».
La lettura dei fatti riguardanti il conflitto russo-ucraino proposta da Zoccatelli pende dunque verso Mosca. Le proteste di Piazza Maidan sono state per gli ucraini l'inizio di una rivoluzione che ha portato alla deposizione del leader filorusso Viktor Janukovyc. Per Zoccatelli, invece, sono state un «colpo di stato». Ed il riconoscimento russo delle repubbliche di Donetsk e Lugansk sono state, sempre secondo il responsabile veronese, una «liberazione».

E forse la posizione di Palmarino Zoccatelli non è troppo distante da quella del leghista Vito Comencini, parlamentare e consigliere comunale di Verona, uno dei pochi ad aver votato contro la risoluzione del Governo italiano per l'invio di armi e munizioni in Ucraina. Un voto sottolineato dai consiglieri di minoranza scaligeri, i quali lo rivoltano contro il sindaco di Verona Federico Sboarina. «Ci domandiamo che cosa deve fare un capo di stato di peggio che minacciare un conflitto nucleare per meritare il biasimo corale e inequivocabile della destra veronese - ha dichiarato Bertucco - Questa amministrazione sta raccogliendo in questi giorni ciò che ha seminato in anni di dichiarazioni omofobe, fascistoidi ed equivoche su vicende di discriminazione razziale. E ora scivolano anche sulle accuse di essere filo-putiniani. Un disastro totale, Verona non merita tutto questo». E Federico Benini ha aggiunto: «La maggioranza veronese si conferma sempre divisa quando si tratta di passare dagli annunci ai fatti. Siamo tutti concordi nel condannare la politica aggressiva russa ma poi sulle soluzioni c'è la più grande diversità di vedute, da Forza Italia, che segue la linea governativa, alla Lega, dove ci sono tantissimi filo-russi, allo stesso sindaco. Il Comune di Verona non fa politica estera ma nel suo piccolo deve affrontare passaggi delicatissimi che richiedono una visione comune e condivisa. Può una maggioranza così variegata e ricca di particolarismi condurre Verona fuori dalla crisi?».

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