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Verona, l'ex vicesindaco Giacino scarcerato e messo ai domiciliari: sta preparando un memoriale

Più determinato che mai il vecchio braccio destro del sindaco Tosi sta preparando la sua difesa nella casa del fratello, dove è ristretto agli arresti. Fra sei giorni potrà ritrovare in aula la moglieAlessandra, anc'ella accusata di concussione

È stato scarcerato venerdì pomeriggio, dopo i quattro mesi trascorsi tra l’infermeria e le celle della Casa circondariale di Montorio. L’ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino, ha ottenuto gli arresti domiciliari che dovrà scontare nella casa del fratello Edoardo, zona Borgo Trento. Ora, più determinato che mai, sta preparando la sua difesa. E sembra che una delle strade percorse sia quella del memoriale. Il giudice per le udienze preliminari concesso la scarcerazione (Giacino era stato arrestato il 17 febbraio scorso) in quanto non avrebbe più possibilità di inquinare le prove né ripetere gli stessi reati. L’ex vicesindaco e braccio destro del sindaco Flavio Tosi non potrà aver alcun contatto con l’esterno.

I domiciliari implicano che la casa in cui dovrà stare si trasformi, praticamente, in una cella fuori dal carcere. Non potrà nemmeno parlare con la moglie, Alessandra Lodi, se non recapitandole messaggi attraverso i rispettivi avvocati. Entrambi sono agli arresti fin da quando era scattato l’ordine della Procura scaligera in seguito alle accuse mosse nei loro confronti da un imprenditore veronese. Quest’ultimo è accusato di corruzione perché, secondo quanto riportano gli investigatori, ha ammesso di aver versato nel corso degli ultimi anni, alla coppia, almeno 600mila euro di tangenti per sveltire i procedimenti burocratici sua alcune operazioni immobiliari in città. Giacino e Lodi sono quindi interessati dall’accusa di concussione. Come spiegano i quotidiani locali, i coniugi si ritroveranno in aula di tribunale far sei giorni, per l’udienza preliminare. Prima dell’arresto e della carcerazione preventiva, Giacino si era dimesso dal suo incarico pubblico in Comune a Verona con una lettera recapitata a novembre al sindaco Flavio Tosi. Prima ancora la polizia giudiziaria aveva perquisito il suo ufficio a Palazzo Barbieri. In ballo, a latere, c’è anche una protesta degli avvocati difensori su alcune intercettazioni, ritenute illegali, con i propri assistiti.

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