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L'ex vicesindaco del comune di Verona, Vito Giacino

L'ex vicesindaco del comune di Verona, Vito Giacino

Verona, terremoto senza precedenti in Comune: è stato arrestato l'ex vicesindaco Vito Giacino

Il dimissionario braccio destro di Flavio Tosi e assessore all'Urbanistica era stato travolto da un'indagine nata dalla lettera anonima con accuse su presunte consulenze professionali tra la moglie e pratiche per concessioni di lavori pubblici

Un terremoto che nonostante le sue dimissioni non può che sconvolgere gli amministratori del Comune di Verona. E' stato arrestato lunedì mattina l'ex vicesindaco Vito Giacino. Già assessore con delega all'Urbanistica e braccio destro del primo cittadino Flavio Tosi, Giacino era stato travolto a fine ottobre da un'inchiesta giudiziaria culminata nell'acquisizione di documenti da parte degli uomini della polizia giudiziaria di Verona. Le Forze dell'ordine erano entrate prima nell'abitazione e poi nell'edificio comunale per acquisire dei documenti relativi a qualche indagine, ma prima d'ora non era mai stato coinvolto un assessore. L'ex vicesindaco è stato trasferito alle 11 nel carcere di Montorio con l'accusa di corruzione e abuso d'ufficio. L'ordinanza di custodia cautelare , richiesta dal pubblico ministero Beatrice Zanotti, è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari, Guido Taramell. Dalle indiscrezione trapelate, sembrerebbe che la moglie di Giacino, Alessandra Lodi, sia agli arresti domiciliari. L'indagini vede altri indagati a piede libero.

L'operazione era stata preceduta nei mesi scorsi da una lettera anonima recapitata agli organi politici e alle Forze dell'ordine. Nella missiva si sosteneva che fosse presente un "sistema" all’interno degli uffici dell’Urbanistica funzionale al rilascio dei permessi, facente capo al vicesindaco Vito Giacino. Tale prassi, secondo l'autore di questo documento, prevedeva che per ottenere i permessi urbanistici, fosse necessaria una consulenza dello studio legale della moglie del vicesindaco, l’avvocato Alessandra Lodi. Un altro paragrafo di questa oramai famigerata lettera, faceva riferimento ai lavori di ristrutturazione svolti dal vicesindaco e dalla consorte nel proprio appartamento di Borgo Trento, che furono affidati alla So.ve.co., ditta che figura in diversi appalti comunali, tra cui filobus, ponte San Francesco, ex Gasometro. "Dalle carte che mi sono state richieste, presumo che tutto nasca da quella famosa lettera anonima", aveva affermato lo stesso Giacino.

LE POLEMICHE E LE DIMISSIONI - Dai banchi della minoranza, soprattutto del Pd, alcuni avevano chiesto la sua "autosospensione" dagli incarichi comunali. Chiedevano inoltre chiarezza, sulle vicende che lo vedevano coinvolto nell'inchiesta giudiziaria su presunte consulenze affidate alla moglie per appalti pubblici. Giacino aveva rassegnato le sue dimissioni il 15 novembre. Un'altro terremoto che sconvolge Palazzo Barbieri, all'indomani delle indagini che avevano riguardato Agec (i cui vertici dirigenziali sono stati azzerati dagli arresti della Finanza) e la presunta Parentopoli nelle municipalizzate. Ad annunciare la decisione di Giacino era stato lo stesso sindaco Flavio Tosi, che si è visto consegnare a mano una lettera dallo suo stesso vice. Le motivazioni sarebbero proprio legate al presunto scandalo che lo coinvolge assieme alla moglie.

IN PROCURA - L'indagine era stata portate alla luce da una missiva anonima nella quale un "Corvo" aveva lanciato accuse su presunte consulenze professionali tra la moglie, l'avvocato Alessandra Lodi, e pratiche per concessioni di lavori pubblici. L'accusa formulata dalla Procura era stata quella di corruzione. Sulla nascita dell'indagine, però, il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, tiene comunque a precisare che "questa inchiesta non è nata da una lettera anonima. In Procura di anonimi purtroppo ne arrivano a bizzeffe, a tonnellate; però hanno l'esito che devono avere: vengono immediatamente cestinati. E' chiaro che se il fatto riportato dall'anonimo poi negli accertamenti che qualcuno dispone di fare trova qualche riscontro obiettivo, è sulla base di questo riscontro che noi procediamo, non certo sulla base dell'anonimo".

Riguardo all'indagine avviata la scorsa estate, culminata con le perquisizioni a novembre nell'ufficio in municipio e nello studio legale di Giacino e della moglie, Schinaia ha precisato che "sono pervenuti sia degli esposti, sia delle denunce e anche delle segnalazioni anonime. Sulla base di tutto e' stato disposto un accertamento e sulla base degli esiti delle indagini evidentemente sono emersi dei fatti in base ai quali la collega ha chiesto la misura cautelare, un giudice l'ha emanata ed è stata eseguita. La misura cautelare evidentemente era necessaria. Tuttavia come sempre è opportuno di volta in volta attendere l'esito del processo. Oggi siamo solo agli inizi".

INCHIESTE, ASSUNZIONI, STIPENDI D'ORO, DEBITI: TUTTI GLI INCUBI DI TOSI

LA LETTERA A TOSI - "In questi giorni difficili - aveva scritto Giacino nella lettera di dimissioni al sindaco Flavio Tosi - ho avuto la forza di andare avanti grazie al totale sostegno della mia famiglia, di tantissimi amici e fra tutti il tuo, ma ho continuato ad interrogarmi se le indagini non potessero danneggiare l'ente e l'autorevolezza del tuo ruolo".

"Ho inoltre percepito - rileva Giacino - che i quotidiani dubbi creati da un'esposizione mediatica oltre ogni misura avrebbero potuto gettare un'ombra sulla bontà delle scelte di questa amministrazione. Non ti nascondo che anche la sofferenza di mia moglie e dei miei familiari in questa vicenda mi hanno molto interrogato su come ridurre la loro esposizione mediatica". Poi Giacino, che aveva le deleghe alla pianificazione urbanistica, all'edilizia privata e all'edilizia economico popolare, comunica a Tosi la rinuncia all'incarico: "Per le ragioni che ti ho brevemente esposto con grande sofferenza ritengo, quindi, dato il nostro rapporto personale e politico, di rassegnarti le mie dimissioni irrevocabili così da impedire che in qualsiasi maniera possano essere adombrate insinuazioni sull'Ente e sull'operato della tua Amministrazione".

"Ho atteso la giornata di oggi - concludeva la lettera di Giacino - al fine di concludere l'importante delibera prevista in Consiglio comunale così da non venir meno al mio dovere fino all'ultimo".

LE REAZIONI -  "E’ un brutto colpo per tutta la città, che meriterebbe un’amministrazione concentrata solo sui problemi di Verona e che invece deve fronteggiare continue notizie di inchieste, di dimissioni date e ritirate". E' questo ciò che è emerso dalla conferenza stampa organizzata dal Pd di Verona nelle sale del municipio in piazza Bra, alla notizia dell'arresto di Giacino. "Posto che nella vicenda giudiziaria dell'ex vicesindaco Giacino le eventuali responsabilità penali, qualora accertate, saranno da ritenersi personali, non si può far finta di ignorare che da questa e dalle altre vicende giudiziarie ancora in corso emergono le ombre di gravissime responsabilità politiche che investono l'intera amministrazione comunale".

Continua il Pd di Verona, in una nota: "Se davvero negli uffici dell'urbanistica esisteva un sistema illecito per il rilascio dei permessi, l'amministrazione avrebbe quantomeno la responsabilità di non avere vigilato. E di essersi rifiutata di fornire qualsiasi spiegazione fin dal primo accesso della polizia giudiziaria negli uffici dell'ex vicesindaco. Se davvero esiste anche solo l'ombra del pericolo di infiltrazioni malavitose nel sistema degli appalti veronesi, questa è un'altra precisa responsabilità della politica che avrebbe dovuto dissipare ogni dubbio legittimo fin dal nascere. Negli ultimi mesi sono stati depositati ben tre esposti in cui si chiedeva alla magistratura di accertare l'eventuale sussistenza di reati in merito alla vicenda del sistema di rilascio dei permessi urbanistici e relativi al piano degli interventi; in merito alla vicenda delle aree peep; in merito ai sospetti di contatti con ambienti malavitosi. E' stata inoltre richiesta la costituzione di una commissione d'inchiesta per verificare l'iter dei provvedimenti coinvolti nelle indagini". Da qui l'invito al sindaco Tosi di "venire a riferire in Consiglio comunale su queste vicende".

Sulla stessa l'unghezza d'onda il Movimento 5 Stelle. "L’ordinanza di custodia cautelare in carcere  - spiega il deputato veronese Mattia Fantinati - viene emessa solitamente quando c’è pericolo di reiterazione del reato, e non è questo il caso dal momento che Giacino non ha più cariche, o se sussiste il pericolo di turbamento delle indagini. Il dubbio lecito, quindi, è che alcune delibere firmate dall’ex vicesindaco siano inficiate da procedure illecite. Per questo ne chiediamo la revoca, a partire dall’ultima, quella relativa al centro commerciale davanti alla fiera, guarda caso firmato alla vigilia delle dimissioni".

"In tempi non sospetti, a giugno 2013, unici in tutta Verona, avevamo anticipato per primi i fatti sul blog "Verona Pulita", nonostante le inutili minacce di querela da parte dei coniugi Giacino. Ora la triste conferma con gli arresti" ha spiegato a caldo Michele Croce, ex presidente di Agec da tempo in guerra con l'amministrazione comunale.

"Come sempre ci conformiamo ai principi di garanzia costituzionale ed aspettiamo gli sviluppi, ma non possiamo fare a meno di constatare come questa vicenda costituisca solo l’ultimo anello di una catena impressionante di inchieste giudiziarie che gettano pesanti ombre su tutta l’amministrazione comunale, a partire dal sindaco Flavio Tosi che ha sempre difeso a spada tratta l’operato di indagati, perquisiti, arrestati e patteggiati, nonostante le evidenze".

"Era ampiamente nell’aria ed è successo. Quello che Forza Nuova, insieme a Christus Rex, sta denunciando da mesi è emerso ormai in maniera inquietante e lampante. Dopo gli arresti, possiamo affermare senza alcun dubbio che l’amministrazione Tosi risulta a tutti gli effetti collusa con il potere mafioso". A parlare è Luca Castellini, coordinatore Nord Italia per Forza Nuova e già candidato sindaco alle ultime elezioni, che chiede "le immediate dimissioni di Tosi ed il commissariamento dell’amministrazione motivati da gravi e manifesti indizi di collusione mafiosa. I Forzanovisti, primi protagonisti della battaglia per l’onestà e la trasparenza politica, si sentono liberi oggi di gridare 'ladri' in faccia a chi se lo merita, e lo faranno a partire dalla prossima seduta del Consiglio comunale”. Incalza Francesco Alverà, responsabile provinciale di Forza Nuova: "Sono proprio curioso di vedere se il sindaco Tosi, dal'alto della stella che porta puntata sul petto e di cui fa bella mostra secondo convenienza, si costituirà parte civile al processo Giacino o al prossimo processo che lo vedrà direttamente coinvolto”. E intanto Matteo Castagna di Christus Rex propone “l’istituzione di un Comitato cittadino trasversale che si costituisca parte civile al processo Giacino per il grave danno d’immagine recato alla città di Verona”.

LA LETTERA DI GIACINO A TOSI

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