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Zaia (il secondo da destra) con alcuni suoi assessori (Foto Facebook)

Zaia (il secondo da destra) con alcuni suoi assessori (Foto Facebook)

Sanità, lavoratori e imprese, la Regione riorganizza fondi per il dopo-crisi

Un primo provvedimento consente già di recuperare 74 milioni di euro. Intanto, non si abbassa l'attenzione sul mondo agricolo. L'assessore Pan: «Cercheremo disponibilità nel bilancio per iniettarle liquidità nel comparto»

Un evento di portata storica come la pandemia da coronavirus sta costringendo tutti ad una riprogrammazione. Ciò che ad inizio anno era previsto per il 2020 è stato travolto da questa emergenza, che ovviamente continuerà ad incidere sulle nostre prospettive anche quando sarà terminata.

Tutti gli enti, oltre ad affrontare questa crisi, provano a riorganizzarsi per il dopo-crisi. E così sta facendo anche la Regione Veneto, la quale ha approvato un primo provvedimento di indirizzo che consente di recuperare 74 milioni di euro, orientandoli al potenziamento della sanità e al sostegno di lavoratori e imprese.
La giunta regionale ha approvato d'urgenza un provvedimento che modifica le priorità di alcuni bandi ed individua le risorse per interventi di contrasto alla situazione emergenziale.

Le nostre priorità, in questo momento, sono sanità e lavoro - ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia - Abbiamo quindi pensato ad una manovra di riprogrammazione in tre mosse, che ci consente di investire 12 milioni di euro nell'acquisto di strumenti e apparecchiature sanitarie per i nostri ospedali, di recuperare 32,5 milioni da destinare a strumenti di garanzia alle imprese, per garantire loro liquidità e aumentare il capitale circolante nel nostro sistema economico, e infine di dedicare circa 30 milioni del Fondo sociale europeo, che sono risorse riservate all'occupazione e all'inclusione sociale, a misure di sostegno al reddito per quei lavoratori esclusi dagli ammortizzatori sociali, in particolare quelli delle micro-imprese.
Complessivamente, questa manovra vale circa il 5% dei 1.364 milioni di dotazione complessiva dei fondi comunitari per lo sviluppo regionale e consente di guardare al dopo-emergenza, grazie alle aperture regolamentari e alla maggior flessibilità sugli aiuti data dalla Ue agli stati membri. Non abbiamo penalizzato nessuno, abbiamo solo rinviato alcuni bandi e sintonizzato misure già programmate in base alle necessità oggi più impellenti e all’attuale capacità di intervento.

E un occhio di riguardo la Regione continua ad averlo per il settore agricolo, la cui filiera «è uno degli assi portanti della società e dell'economia ed è stata la prima ad essere colpita dall'emergenza sanitaria, ma deve essere anche la prima a ripartire se sapremo adottare una prospettiva comune di medio e lungo termine. Emerge una criticità su tutti i comparti ma continueremo a difendere i nostri prodotti, come già fatto con i controlli sulla filiera del latte, perché l'agricoltura è parte integrante dell’economia veneta insieme al vino e al turismo», ha dichiarato l'assessore regionale all'agricoltura Giuseppe Pan.
Le richieste che provengono da coltivatori e allevatori sono variegate. Il mondo vitivinicolo chiede la possibilità di prevedere degli stoccaggi e la programmazione di vendemmie verdi. Nell'ambito avicolo si registra un leggero rincaro giustificato da una logistica che inevitabilmente è cambiata nell'ultimo mese, mentre si riscontra una frenata all'importazione del mais a tossine zero ed un rincaro della soia. A queste necessità, Pan ha risposto: «Cercheremo di trovare disponibilità nel bilancio per iniettarle liquidità nel comparto agricolo. Cercheremo di sbloccare tutto ciò che non è stato ancora liquidato, effettuando una ricognizione delle casse dell'assessorato per capire come destinare i fondi non utilizzati. Oltre a questo, verificheremo la possibilità di convogliare alle imprese agricole le risorse del fondo di rotazione che ammontano a 93 milioni di euro per trasformarli in interventi diretti agli agricoltori».

Altra priorità è il personale - ha concluso Pan - La proroga dei permessi di soggiorno agli stranieri è sicuramente una parte della soluzione del problema, ma insisterò sulla richiesta di attivazione dei voucher semplificati considerando che nelle nostre campagne ci sarà bisogno di 65mila lavoratori.

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