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Verona piazza Bra e Veneto zona gialla

Verona piazza Bra e Veneto zona gialla

Covid, verso le auspicate riaperture: quando il Veneto potrebbe tornare in zona gialla

Cosa può accadere nei prossimi giorni nel Veneto con dati da zona gialla (o persino bianca)?

Per la Regione Veneto inizia oggi ufficialmente la sua seconda settimana di permanenza nella fascia di rischio arancione, dopo il lungo periodo trascorso in quella rossa. Da oggi è però ormai quasi tutta Italia ad essere classificata in zona arancione. Sono infatti soltanto quattro le Regioni colorate di rosso: Val d'Aosta, Puglia, Campania e Sardegna, la cui parabola da zona bianca a rossa è indice molto chiaro di come le evoluzioni delle varie situazioni epidemiologiche possano essere molto rapide.

L'ultimo monitoraggio settimanale che si è tenuto il 9 aprile, ha mostrato come a livello nazionale la situazione sia in generale miglioramento, per quanto a giudizio dell'Iss restino necessarie misure di contenimento contro il virus. In particolare, l'indice Rt medio è sceso a quota 0,92 e diverse Regioni italiane hanno un valore al di sotto di 1 (sono 8 quelle con indice Rt maggiore di 1). Il Veneto, dal canto suo, ha presentato dei dati epidemiologici in evidente miglioramento: indice Rt=0,96 e un'incidenza settimanale di positività ogni 100 mila abitanti che è scesa dai precedenti 227 ai 160 casi segnalati nell'ultimo monitoraggio. Il tutto si accompagna ad una valutazione complessiva di rischio, secondo i vari fattori tenuti in considerazione dalla Cabina di regia nazionale, giudicata di livello "basso". Insomma, come già spiegato in precedenza, il Veneto risulta formalmente avere dei dati compatibili con la zona gialla, tuttavia per il momento resta in area arancione. Quando le cose potrebbero cambiare?

Italia divisa dai colori - 12 aprile 2021
Italia divisa dai colori - 12 aprile 2021

Prima di rispondere a questa domanda vale la pena ricordare quali sono, in via essenziale, i criteri con i quali scattano l'una o l'altra zona rischio, in particolare la gialla e l'arancione. Perché una Regione sia classificata zona arancione vi sono due alternative:

  • Se l'indice Rt è maggiore di 1 ma inferiore a 1,25 (altrimenti è zona rossa), basta un'incidenza settimanale di positività ogni 100 mila abitanti sopra i 50 casi e una valutazione complessiva di rischio «almeno moderato» (il che vuole dire o «moderato» o «alto»). L'incidenza di positività non può comunque essere superiore ai 250 casi, altrimenti è zona rossa (a prescindere dagli altri dati).
  • Se l'indice Rt è inferiore a 1, ma la valutazione complessiva di rischio è «alto» scatta comunque la zona arancione, indipendentemente dall'incidenza di positività settimanale che, comunqe, non deve superare i 250 casi (poiché, come già detto, altrimenti si finisce in area rossa).

Il Veneto, come ricordato poc'anzi, ha un indice Rt inferiore al valore 1, dunque bisogna guardare alla seconda delle due ipotesi, ma come appurato dall'ultimo monitoraggio la valutazione di rischio è «basso» e l'incidenza di positività è sì superiore ai 50 casi ma inferiore ai 250 che farebbero scattare il semaforo rosso. Pertanto, nel complesso, i dati del Veneto sono ad oggi incompatibili sia con la zona rossa che con quella arancione, il che appunto vuole dire che, seguendo lo schema, la nostra Regione dovrebbe essere classificata in zona gialla. Dovrebbe, poiché nel decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44 all'Art. 1 comma 2 si legge invece che «dal 7 aprile al 30  aprile 2021, nelle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano i cui territori si collocano in zona gialla [...] si applicano le misure stabilite per la zona arancione».

Insomma, messe così le cose sembrerebbe che fino alla fine di aprile nulla possa cambiare se non in peggio. Tuttavia, oggi, si parla ugualmente di possibili aperture, come mai? Tutto sta nel prosieguo del comma 2 dell'Art. 1 appena citato, dove si dice ad un certo punto che «in ragione dell'andamento dell'epidemia, nonché dello stato di attuazione del piano strategico nazionale dei vaccini», proprio in riferimento a quel periodo del decreto-legge in cui si stabilisce che nelle Regioni con dati da zona gialla si continuino ad applicare ex lege le restrizioni dell'area arancione, «sono possibili determinazioni in deroga» che il governo potrà eventualmente decidere tramite apposita «determinazione del Consiglio dei ministri». Traducendo il tutto in italiano: il governo dopo aver stabilito che chi è zona gialla fino al 30 aprile dovrà vivere come se fosse zona arancione, sempre fino al 30 aprile avrà la possibilità di ripensarci e, tornando sui suoi passi, il Consiglio dei ministri avrà facoltà di stabilire che in una Regione con dati da zona gialla si applichino effettivamente le regole della zona gialla (descritte nel Dpcm 2 marzo 2021 che è stato prorogato fino alla fine del mese).

Quel che non si dice nel decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44 è quando il governo potrà eventualmente avere dei ripensamenti, o meglio, ci si limita ad affermare che ciò potrà avvenire in ragione dell'andamento dell'epidemia e della campagna vaccinale. Cioè a dire, se le cose su entrambi i fronti dovessero andare bene, il governo può tornare sui suoi passi. Qui sta dunque il problema: la campagna di vaccinazione sta procedendo bene? I dati epidemiologici su scala nazionale stanno migliorando in modo sufficiente? Difficile affermarlo con nettezza, tuttavia, ormai da giorni circola la data del 20 aprile come possibile momento di svolta. Una data che è però pura indiscrezione, nel senso che nel decreto-legge citato non vi è nessun tipo di indicazione temporale in tal senso. Sta di fatto che è assai probabile che se il governo deciderà di tornare all'applicazione delle norme gialle nelle Regioni gialle, ciò avverrà con una determinazione del Consiglio dei ministri entro tale data, o comunque prima del monitoraggio settimanale di venerdì 23 aprile. In tal caso il Veneto, qualora ovviamente i dati continuassero ad essere compatibili con la zona gialla, potrebbe ambire ad essere classificato in tale zona di rischio e vedere applicarsi anche le rispettive misure meno restrittive a partire da lunedì 26 aprile. In tale area di rischio le principali novità sarebbero le seguenti:

  • Spostamenti liberi all'interno dell'intera propria Regione, sempre però nel rispetto del "coprifuoco" tra le ore 22 e le 5 del giorno dopo.
  • Ristoranti e bar con servizio al tavolo fino alle 18, mentre dopo solo asporto fino alle 22 (non però per i bar senza cucina) oppure il servizio a domicilio senza restrizioni.
  • Riapertura dei musei e dei luoghi della cultura, così come di teatri, cinema e sale da concerto (il Dpcm fissava l'apertura già al 27 marzo scorso, ma appunto solo in zona gialla).
  • Nulla cambierebbe invece dall'arancione al giallo per le palestre o le piscine, destinate a restare comunque chiuse, oppure per la scuola con le attività didattiche delle superiori organizzate esattamente come in fascia arancione.

E la zona bianca?

Se fino al 30 aprile, salvo come visto novità, le Regioni classificabili in fascia gialla sono destinate a vedersi applicare le regole della zona arancione, nulla impedisce però sulla carta ad una Regione di diventare zona bianca. Se i dati del Veneto dovessero migliorare al punto tale da essere compatibili con la fascia di rischio bianca ovviamente il passaggio sarebbe legittimo. Il problema, tuttavia, è che tale classificazione ha delle regole e soprattutto dei tempi molto stringenti e, di fatto, la nostra Regione per poter passare in zona bianca avrebbe già dovuto avere dei dati compatibili con essa. Perché si venga classificati in area bianca, infatti, si devono verificare le seguenti due condizioni: l'indice Rt deve essere inferiore ad 1, ma soprattutto l'incidenza settimanale dei contagi, deve essere «per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti».

Il Veneto all'esito dell'ultimo monitoraggio, come visto, aveva un'incidenza di 160 casi positivi sui 100 mila abitanti, il che significa, calendario alla mano, che se anche con il prossimo monitoraggio di venerdì 16 aprile fosse scesa sotto la soglia decisiva dei 50 casi, ugualmente dovrebbero trascorrere tre settimane con il permanere di tali condizioni perché possa avvenire la classificazione in zona bianca. In breve, si andrebbe al mese di maggio. In mezzo, va ricordato, non solo scadrà il Dpcm 2 marzo 2021 prorogato al 30 aprile, ma lo stesso giorno è in scadenza anche lo "Stato di emergenza nazionale" dichiarato per la pandemia in corso che, parimenti, andrà nel frattempo eventualmente rinnovato (fino a quando?) da parte del governo.

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