Fondazione Arena, Bertucco e Cgil: "Tosi nasconde le sue responsabilità"

Il candidato sindaco e il sindacato non hanno gradito la presa di posizione del sindaco uscente che ha parlato di apertura ai privati e di privilegi dei lavoratori

(Foto Ennevi)

La settimana è iniziata con la manifestazione nazionale in difesa delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane organizzata a Verona lunedì 8 maggio e l'eco di quella manifestazione ancora si sente. E non poteva essere altrimenti nella città di Fondazione Arena, uno dei tanti enti lirici con problemi di bilancio, e in una città in piena campagna elettorale, dove ognuno propone una soluzione diversa.

Ma ciò che al momento fa più discutere sono le parole del sindaco uscente Flavio Tosi, che ha aperto ad una gestione privatistica dell'ente, imputando le colpe del dissesto ad una modalità di gestione pubblica delle fondazioni lirico-sinfoniche che ormai non sta più in piedi. "Lo stesso sindaco che oggi definisce strutturali i problemi della lirica, tre anni fa ci aveva assicurato di avere risolto il problema dell’indebitamento della Fondazione Arena - ribatte il candidato sindaco Michele Bertucco - È lo stesso soggetto che nel dicembre 2015 in consiglio comunale aveva escluso la possibilità di aderire alla legge Bray per le fondazioni liriche in crisi, salvo qualche mese dopo inviare al ministero richiesta di liquidare coattivamente la Fondazione Arena per assecondare un progetto di privatizzazione del festival estivo che si è dimostrato inapplicabile". 

La Cgil ha invece definito uno sproloquio il discorso di Tosi, in cui si parla anche di privilegi contrattuali dei lavoratori. "Per la prima volta nella storia, i lavoratori subiscono ogni anno due mesi di stop con relativa sospensione dello stipendio, come misura per accedere a un piano di risanamento che salvi e rilanci quella Fondazione che la gestione Tosi aveva provocato - si legge nella nota del sindacato - Noi crediamo al contrario che ancora una volta il sindaco, per attirare consensi, dimentichi che è proprio sua la responsabilità della crisi che sta vivendo Fondazione Arena, delle sue politiche familistiche e delle scelte derivanti che sottendono l'idea di trasformare l'Arena di Verona alla stregua della sagra paesana".

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