Coronavirus nelle case di riposo, ritardi nei tamponi e morti che salgono

Rispetto ad altri territori regionali, la provincia di Verona è rimasta indietro nel controlli che ancora non sono completi. Intanto la Regione sbugiarda un grafico basato su un'indagine Iss: «I morti per Covid-19 nelle case di riposo venete sono 345 e non 1.093

(Foto di repertorio)

Ieri, 19 aprile, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha annunciato che in tutte le case di riposo venete sono stati eseguiti test con il tampone agli anziani ospiti e agli operatori e che oggi sarebbero stati forniti i risultati di questo primo giro di controlli. Controlli che continueranno anche nei prossimi giorni, in modo tale che la Regione possa sapere ogni due settimane circa quanti sono i contagiati da coronavirus nelle residenze sanitarie assistite.

Probabilmente, però, anche le cifre che saranno fornite oggi dalla Regione Veneto non saranno complete al 100%, in particolare quelle delle case di riposo veronesi, dove si è creato un ritardo rispetto agli altri territori nell'esecuzione dei test.
E proprio la situazione delle strutture veronesi sembra essere quella più preoccupante a livello regionale, con casi che preoccupano i famigliari degli ospiti. A Castel d'Azzano, ad esempio, sono morti sei anziani ed è stato contagiato più di un quarto del personale. E altre nuove vittime del Covid-19 si contano a Lazise, dove è salito a otto il conto degli ospiti deceduti per il virus, ed anche a Zevio.
Ma, per fortuna, si segnalano anche case di riposo veronesi senza coronavirus, come comunicato dal Comune di Oppeano.

Ed è senza contagiati anche l'Ipab di Bussolengo, come scrive il sindaco Roberto Brizzi.

Ma allora, quanto è diffuso il coronavirus nelle case di riposo del Veneto? Secondo un grafico reso pubblico da un quotidiano nazionale e basato su dati dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), sarebbero 1.093 i presunti decessi totali nelle strutture per anziani venete. Ma per l'assessorato alla sanità e al sociale della Regione Veneto si tratta di un dato completamente errato. Il dato riportato nel grafico deriverebbe infatti da una indagine telefonica, condotta dall'Iss, che in Veneto ha interessato solo il 27% delle residenze sanitarie per anziani. L'indagine sarabbe stata condotta dall'1 febbraio al 14 aprile attraverso questionari telefonici e online ai referenti delle Rsa, che hanno risposto su base volontaria. «I risultati non sono quindi assumibili o comparabili con i dati assoluti e portano ad una rappresentazione lontana dalla realtà dei fatti», replicano dalla Regione, che ha in possesso dati molto diversi. La rilevazione regionale, infatti, riporta che i morti di coronavirus nelle case di riposo venete sarebbero 345.

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Comunque tanti, per il Partito Democratico che parla di «ecatombe» nelle case di riposo venete. I parlamentari veronesi Alessia Rotta e Diego Zardini richiamano ancora l'attenzione su queste strutture «a seguito delle segnalazioni» e chiedono «ispezioni per il bene della comunità e degli ospiti ed eventualmente il commissariamento della gestione delle case di riposo non dell'intera sanità».
Mentre il Codacons ha rivolto un appello alle Procure della Repubblica del Veneto che stanno indagando sui decessi registrati nella case di riposo della regione, affinché vengano adottate misure urgenti in grado di garantire indagini precise sulle responsabilità della strage di anziani sul territorio. «Chiediamo agli inquirenti di sequestrare le salme dei pazienti deceduti e disporre autopsie su tutti i corpi onde accertare le cause dei decessi - afferma il presidente Carlo Rienzi - Tale misura si rende necessaria per evitare che le case di riposo procedano ad eseguire cremazioni che, di fatto, farebbero scomparire le prove utili ad accertare le responsabilità dei reati commessi a danno dei pazienti delle strutture».

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