Nidi e scuole per l'infanzia, la Regione studia una via per la riapertura

Primo confronto tra il mondo della scuola e quello della sanità veneta per formulare proposte di riorganizzazione del servizi educativi per la fascia di età tra 0 e 6 anni

(Foto di repertorio)

In vista della ripartenza di maggio, dopo lo stop imposto dall'epidemia di coronavirus, la Regione Veneto guarda ai più piccoli e intende avviare in via sperimentale la riapertura di servizi e scuole per i bambini tra gli 0 e i 6 anni. Con questo obiettivo, oggi 23 aprile, si sono confrontati gli assessori alla sanità e sociale, Manuela Lanzarin, e alla scuola, Elena Donazzan, l'ufficio scolastico regionale e i responsabili e gestori delle scuole statali, paritarie e private dell’infanzia, insieme anche ai rappresentanti di Anci (associazione dei comuni italiani), al dipartimento regionale di prevenzione sanitaria e alla federazione dei pediatri di base (Fimp).

Al centro dell'incontro, annunciato in mattinata dal presidente della Regiona Luca Zaia, i bisogni dei circa 140mila bambini under 6 del Veneto che, prima dell'emergenza sanitaria, frequentavano un nido o una scuola per l’infanzia. In Veneto, infatti, un quarto (25.673) dei bambini della fascia 0-3 anni, frequenta un nido o un servizio per la primissima infanzia. E nella fascia 3-5 anni, sei bambini su 10 frequentano una delle 1.119 scuole d’infanzia paritarie (per un totale di 73.518 bambini), e 41.377 sono iscritti ad una scuola d’infanzia statale.
«I bambini sono i primi ad aver bisogno di uscire, socializzare e ritrovare i loro coetanei - ha premesso Manuela Lanzarin - E i genitori, per poter rientrare al lavoro, devono risolvere in via prioritaria il problema a chi affidare i propri figli. Le scuole e i servizi per l’infanzia dovranno essere le prime a riaprire, non appena ci saranno le condizioni epidemiologiche per riprendere la vita di comunità. E non dovranno farsi trovare impreparate: già da ora dobbiamo studiare regole e protocolli per sperimentare un ritorno alla normalità nella scuola, a cominciare dalla prima infanzia».

La Regione Veneto intende intervenire, evitando soluzioni fai-da-te e offrendo ai più piccoli luoghi ed esperienze sicure e controllate, per cercare un ritorno controllato alla normalità. «Il rischio zero non ci sarà mai - ha premesso l'assessore alla sanità - tutti dobbiamo imparare a convivere con il virus prendendo gli accorgimenti necessari ed individuando le soluzioni migliori per rispondere ai bisogni dell’infanzia e delle famiglie; bisogni che non sono solo sanitari, ma anche educativi, pedagogici, di socializzazione e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro».

Anche per l'assessore regionale alla scuola «è necessario ragionare su un approccio possibile, guardando ai bisogni dei ragazzi e delle famiglie. Tutte le regioni italiane si stanno interrogando su modalità, tempi e prospettive del riavvio dell’attività scolastica - ha sottolineato Elena Donazzan - Il Veneto potrebbe essere la prima regione a definire un protocollo sanitario condiviso: abbiamo già maturato una positiva esperienza sotto il profilo sanitario, che ci conforta e ci autorizza a guardare all’immediato futuro con fiducia. Regressione, conflitto, atteggiamenti oppositivi sono i sintomi già evidenti dei disagi profondi vissuti dai bambini in questa fase presenti. I bambini più piccoli difficilmente beneficiano della didattica a distanza. Ma anche i ragazzi delle scuole medie, che vivono una fase di crescita ad alta conflittualità familiare, soffrono di questa fase di segregazione e hanno bisogno di tornare a vivere esperienze educative di socializzazione, possibilmente valorizzando anche i mesi di giugno, luglio e agosto. Dobbiamo ragionare con lungimiranza e in prospettiva tenendo conto non solo del rischio sanitario, ma anche di quelli educativi, e dei problemi economici delle famiglie».

In Veneto l'andamento epidemiologico nel territorio ha evidenziato sinora pochissimi casi di contagio tra i bambini. L'attivazione dei centri estivi nel territorio potrebbe avvenire in modo graduale, a partire dalle province o zone dove si registra il minor numero di casi positivi. Ma i gestori delle scuole chiedono indicazioni chiare e protocolli sanitari condivisi. I rappresentanti dei servizi per l’infanzia e delle scuole paritarie e il presidente Anci Veneto hanno formulato le prime proposte per riorganizzare ambienti e vita educativa nelle scuole e nei servizi dell’infanzia secondo criteri di sicurezza: ambienti sanificati, la fornitura a tutti i dipendenti di mascherine e gel, la garanzia del monitoraggio sanitario, la misurazione della temperatura quotidiana, il cambio quotidiano del vestiario, l’igienizzazione delle calzature. I gruppi-classe non dovranno superare i 15 bambini, dovranno essere previste fasce orarie allargate per ingresso e uscita in modo di evitare assembramenti, attenzione ai contatti, allontanamento immediato in caso di eventuali sintomi e riammissione sorvegliata accompagnata da presentazione del certificato medico.

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Il confronto in Regione proseguirà la settimana prossima quando le proposte operative di Comuni e gestori delle scuole e servizi per l’infanzia verranno messe a confronto con i protocolli e i piani di salute pubblica già attivi in Veneto e si scriverà un documento di sintesi e di indirizzo per il riavvio di questo particolare segmento dei servizi scolastici.

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