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Pfas, guerra tra Regione e Greenpeace. Bottacin: "Valuteremo denuncia"

L'ente regionale potrebbe denunciare per procurato allarme l'associazione che replica: "Sono veloci nel risponderci, ma non altrettanto nel fermare chi inquina"

Regione Veneto e Greenpeace sono ormai in guerra aperta sulla questione Pfas. Attacchi e repliche si susseguono in un ping pong fatto di analisi e preoccupazioni per la popolazione esposta all'inquinamento dell'acqua. "Sin dal primo giorno la Regione ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità, sia sul piano ambientale che sanitario - ha dichiarato l'assessore regionale alla sanità Luca Coletto, rivolgendosi a Greenpeace - Dal punto di vista della salute stiamo lavorando con le massime autorità scientifiche nazionali e internazionali e se Greenpeace non lo sa, s'informi e la smetta di giocare con le paure della gente".

"Gli acquedotti - ha proseguito Coletto - sono stati messi in sicurezza appena venuti a conoscenza della situazione; sono in corso e quasi conclusi i monitoraggi sugli alimenti; è partita una vasta campagna di screening sulla popolazione residente nella cosiddetta zona rossa. Noi lavoriamo sodo e in silenzio, Greenpeace la smetta di urlare in maniera così scomposta".

E dopo l'istituzione di una commissione d'inchiesta sull'inquinamento da Pfas, anche l'assessore regionale all'ambiente Giampaolo Bottacin ha risposto a Greenpeace. "Dire che la Regione ha alzato i limiti per i composti Pfas nelle acque potabili o parlare di mancato blocco dell'erogazione dell'acqua potabile significa creare volutamente preoccupazioni se non addirittura un allarme ingiustificato nella popolazione. Su questo valuteremo se ci siano gli estremi per una denuncia".

Da queste ultime parole dell'assessore Bottacin, riparte alla carica Greenpeace con il responsabile Giuseppe Ungherese che replica: "La Regione Veneto minaccia di denunciarci, in realtà Greenpeace è stata costretta a ricorrere al Tar del Veneto per ottenere i dati sui Pfas nell'acqua potabile, poi ricevuti con tanto di scuse. Sorprendono le accuse proprio da parte di chi ha violato la legge sulla trasparenza. È forse procurato allarme pretendere che il Veneto tuteli la salute dei propri cittadini? La Regione Veneto ascolti gli scienziati e i cittadini che sono preoccupati e indignati: è paradossale che, ad oggi, non abbia adottato alcun provvedimento efficace per fermare gli scarichi di Pfas e promuovere una riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell'inquinamento. La Regione risponde con tanta velocità alla diffusione dei nostri dati, se avesse adottato lo stesso approccio per fermare chi inquina oggi molti veneti riceverebbero acqua potabile priva di Pfas".

E in appoggio di Greenpeace è intervenuta anche il consigliere regionale AMP Cristina Guarda. "La denuncia di Greepeace è chiara e deve essere considerata come un monito sulla necessità che la Regione intervenga in maniera incisiva per fronteggiare l'emergenza Pfas - è il commento di Guarda - La Regione ha la possibilità di imporre limiti cautelativi più stringenti in tutto il territorio. Così come ha il dovere di applicare i provvedimenti approvati all'unanimità sia in sede di Giunta che di Consiglio, ovvero la modifica del piano di tutela della acque. Questo provvedimento prevede che nell'area di ricarica della falda tutti gli impianti e siti inquinanti o potenzialmente inquinanti devono essere rimossi o delocalizzati".

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