Coronavirus e nuovo decreto-legge: dove e quando è obbligatorio usare la mascherina

In vigore da oggi le nuove norme approvate con il decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale: quando si può non indossare la mascherina? Nelle case private è obbligatoria?

Il premier Giuseppe Conte

«Abbiamo approvato un nuovo decreto-legge. Decreto-legge che è stato elaborato e concepito per affrontare questa nuova fase. C'è una risalita della curva del contagio di qui, quindi, la deliberazione di prorogare lo "stato di emergenza" al 31 gennaio dell'anno prossimo. Inoltre, abbiamo ritenuto opportuno, e anche necessario, recuperare quel rapporto tra Stato e Regioni che avevamo costruito anche nella fase più dura. D'ora in poi le Regioni potranno adottare misure più restrittive rispetto a quelle adottate a livello nazionale, invece saranno limitate nell'adozione di misure di allentamento. Lo potranno fare solo d'intesa con il Ministro della Salute». Con queste parole il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato l'esito del Cdm svoltosi nella giornata di ieri, mercoledì 7 ottobre, con il quale sono state disposte le nuove regole valide a partire da oggi ai fini del contenimento della diffusione del contagio da coronavirus Sars-CoV-2. 

Il Consiglio dei ministri nella seduta del 7 ottobre ha dunque deliberato la proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio 2021 e approvato, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, il decreto-legge "Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta Covid, nonché per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020". Il decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella serata di ieri e come già evidenziato entra in vigore ufficialmente a partire da oggi, disponendo anzitutto la proroga dello "stato di emergenza" fino al prossimo 31 gennaio 2021, ma anche la proroga fino al 15 ottobre 2020, cioè giovedì prossimo, delle misure contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) risalente allo scorso 7 settembre. Oltre a ciò, tuttavia, il decreto-legge entrato in vigore quest'oggi introduce anche delle importanti novità sotto il profilo dei comportamenti quotidiani da rispettare, la principale delle quali riguarda, come ampiamente già ricordato, l'estensione dell'obbligo di utilizzo delle mascherine.

L'intervento del premier Conte

Obbligo mascherine, dove e quando

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato così la necessità di estendere l'uso delle mascherine anche all'aperto: «Abbiamo introdotto una misura più rigorosa per affrontare questa fase, perché vogliamo in tutti i modi evitare nuove misure restrittive per le attività produttive e per le attività sociali». Da oggi è infatti obbligatorio avere sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, cioè appunto le mascherine, così come indossarli sempre, non solo nei «luoghi chiusi accessibili al pubblico» come già in passato, ma più in generale in tutti quei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e anche in tutti i luoghi all’aperto a meno che «sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi».

Ora, cerchiamo di capire meglio cosa tutto questo significhi, poiché in queste ore si è già ingenerata parecchia confusione. Il primo punto da chiarire è che per «persone conviventi» non si deve affatto intendere genericamente i cosiddetti "congiunti" di cui tanto si è parlato qualche mese fa, così come neppure i familiari in senso lato, bensì chi di fatto condivide la stessa abitazione principale, cioè appunto chi convive e, dunque, costituisce lo stesso nucleo epidemiologico che, ai fini della prevenzione della diffusione del contagio, è nei fatti ciò che più conta. La norma dice chiaramente che per far venire meno l'obbligo di indossare la mascherina deve essere «garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi». Cioè, per fare un esempio, se una famiglia composta dai due genitori e due figli che vivono tutti insieme si reca in montagna a fare una passeggiata e lungo il sentiero «continuativamente» non incontra alcuna persona, ebbene in tal caso la mascherina può essere tenuta in tasca, pronta però ad essere indossata all'occorrenza. Ma la norma impone dunque che se mi reco, per fare un altro esempio, nel centro della mia città e mi capita di incontrare un amico o un parente, il nonno o lo zia, il cugino o la sorella che vivono in una diversa abitazione dalla mia, e decido di fermarmici a conversare, ecco che allora, venendo meno in modo continuativo «la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi», siamo tutti tenuti ad indossare le mascherine. 

Cosa succede invece per quanto riguarda le abitazioni private, cioè appunto luoghi chiusi? La norma, in riferimento alle mascherine, ne esplicita  «l'obbligatorietà dell'utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private», tuttavia nel suo intervento di ieri il premier Giuseppe Conte ha chiarito che pur non potendo lo Stato imporne l'obbligo all'interno delle case private di ciascuno, resta «fortemente raccomandato» l'uso delle mascherine anche dentro casa qualora si ricevano ospiti esterni al proprio nucleo epidemiologico, cioè appunto amici o parenti che siano rispetto a noi non conviventi. Di fatto non vi è una norma, né tanto meno potrebbero esservi controlli dentro le abitazioni al riguardo, o sanzioni per chi non si adegua alla richiesta, ma la «forte raccomandazione» che il presidente del Consiglio ha rivolto ieri appellandosi al senso di responsabilità dei cittadini, è di fatto quella di invitare ciascuno di noi a gestire un pranzo domenicale in famiglia a casa, ma allargato a parenti (od amici) non conviventi, un po' come se ci si trovasse al ristorante e, dunque, mantenendo le distanze e togliendo le mascherine solo quando si è seduti al tavolo per mangiare. Tutto questo sarebbe giustificato dal fatto che i dati del contagio oggi mostrerebbero che la diffusione del virus sta avvenendo soprattutto all'interno di relazioni di lunga data, amicali o familiari che siano.

Chiaro è che dinanzi a cotanto rigore sarebbe auspicabile che anzitutto nei locali accessibili al pubblico non venissero disattesi i protocolli ed i relativi controlli fossero effettivamente altrettanto rigidi delle raccomandazioni rivolte ai privati nelle proprie case. Ciò detto, la nuova norma sulle mascherine che ruota tutta attorno al concetto di «persone non conviventi» rischia ugualmente di produrre situazioni paradossali. Ci limitiamo all'esempio di una coppia di giovani fidanzati che, ciascuno per conto proprio vivendo in abitazioni differenti con i rispettivi genitori, sarebbero dunque da considerarsi non conviventi, e pertanto a rigor di logica quando si incontrano, all'aperto o al chiuso, dovrebbero sempre indossare le mascherine. Si pensi ad una coppia di fidanzati non conviventi che viene fermata dalle forze dell'ordine mentre viaggia insieme nella stessa auto: questi dovrebbero indossare la mascherina (spazio chiuso dove non è possibile «in modo continuativo» garantire «la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi»), ma allora ciò significa che si dovrebbe rinunciare anche al "bacio della buona notte" tra fidanzati prima di salutarsi e ritornare ciascuno alle proprie case?

Ad ogni modo, sono inoltre fatti salvi dal decreto-legge entrato in vigore tutti i protocolli e le linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Ciò significa che nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza. Al contempo, sono fatte salve le linee guida per il consumo di cibi e bevande. Restano comunque esclusi dagli obblighi sull'utilizzo delle mascherine tutti i bambini di età inferiore ai sei anni, i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e coloro che per interagire con questi ultimi versino nella stessa incompatibilità. Inoltre, l’uso della mascherina non sarà obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

Deroghe alle Regioni

Il Decreto interviene anche sulla facoltà delle Regioni di introdurre misure in deroga rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. È previsto che le Regioni, nei limiti delle proprie competenze regionali e di quanto previsto dal decreto-legge n. 33 del 2020, possano introdurre temporaneamente misure maggiormente restrittive, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai Dpcm, anche ampliative. In tal caso è prevista una "intesa" con il ministro della Salute.

Proroga delle disposizioni già in vigore

Sono prorogate al 31 gennaio 2021 le disposizioni già in vigore che prevedono la possibilità per il governo di adottare misure volte a contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus Sars-CoV-2. In relazione all’andamento epidemiologico e secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente, tali misure potranno essere stabilite per specifiche parti o per tutto il territorio nazionale e per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, comunque reiterabili e modificabili.

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