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Green pass sul lavoro, pericolo scampato? Non per la Cgia: «Lunedì 2 milioni di lavoratori costretti a casa»

Dall'aumento dei certificati di malattia, +23% il 15 ottobre, ai dubbi sulla macchina dei tamponi da parte della Cgia che da lunedì prefigura «la mancata presenza di 2 milioni di occupati»

Il day after quello che avrebbe potuto essere (e non è stato) un "venerdì nero" per il sistema Italia, con l'entrata in vigore dell'obbligo del green pass sui luoghi di lavoro nei settori pubblico e privato, conta invece una serie considerevole di sospiri di sollievo. Le cose ieri per il Paese sono andate tutto sommato bene, i trasporti hanno retto e così il mondo produttivo. I commentatori di ogni genere, da sinistra a destra, ancora nella serata di ieri si sono affrettati ad applaudire il governo Draghi, apprezzando lo stile con il quale il presidente del Consiglio ha incassato silenziosamente la vittoria del 15 ottobre. 

Che si tratti di una "vittoria di Pirro" o meno, ad oggi è naturalmente impossibile certificarlo. Tuttavia almeno una cosa si può affermare senza tema di essere smentiti: forse è un po' presto per cantar vittoria, dunque è vero, bene ha fatto il premier Mario Draghi a non commentare l'insuccesso delle varie proteste "no green pass" e i mancati "blocchi" del Paese. Era venerdì, ora c'è il weekend, poi arriva il lunedì con la prima vera settimana di lavoro nell'epoca della certificazione verde obbligatoria. È lecito allora affermare che i conti, quelli veri, andranno fatti almeno di qui a venerdì prossimo, quando i lavoratori irriducibili contrari al vaccino e che necessitano dei tamponi per recarsi in azienda o in ufficio, dovranno ricorerre ogni due giorni ai test. La macchina reggerà? Si spera ovviamente di sì, ma come sono soliti affermare gli americani sotto elezioni: too close to call, è un po' presto per dirlo.

Qualche segnale contrastante con un certo entusiasmo da "scampato pericolo" lo si è in realtà registrato già nella stessa giornata di ieri. Su tutti il fatto che venerdì 15 ottobre, il "green pass day", ha visto un aumento dei certificati di malattia (dati Inps), nel pubblico e nel privato, pari a +23,3% rispetto a venerdì scorso e +5,5% rispetto a due settimane fa. Il ministro della PA Renato Brunetta si è detto comunque traquillo e non è apparso preoccupato di quello che ha definito un «lieve aumento», spiegando poi che «il sistema tamponi, al momento, sta tenendo». Chi invece ha manifestato un maggiore scetticismo al riguardo in queste ultime ore è stata la Cgia di Mestre che, in una nota, quest'oggi sabato 16 ottobre, annuncia senza mezzi termini: «Lunedì prossimo 2 milioni di lavoratori non potranno recarsi in fabbrica o in ufficio perché impossibilitati a farsi il tampone per ottenere il green pass. Purtroppo, le farmacie e le strutture pubbliche/private dedicate a questo servizio non sono in grado di compiere giornalmente un numero di test sufficienti per coprire la domanda. Lavoratori che, loro malgrado, saranno costretti a rimanere a casa senza retribuzione».

L’Ufficio studi della Cgia prosegue la sua disamina riportando alcuni numeri: «Secondo le stime del governo sarebbero 3 milioni i lavoratori italiani senza il certificato verde, il 13 per cento circa degli occupati presenti nel nostro Paese. Persone che per accedere al proprio posto di lavoro entro la fine dell’anno dovranno fare ogni 2 giorni il tampone per ottenere il green pass. Attualmente l’offerta è molto inferiore: ieri, ad esempio, - spiega sempre la Cgia - il numero di tamponi realizzati in Italia è stato di poco superiore a 506 mila. Ipotizzando un aumento della produttività da parte delle farmacie e delle strutture dedicate a fare questi test, dopodomani il numero complessivo potrebbe salire fino a 700 mila. Se a questo numero aggiungiamo le oltre 300 mila persone che per ragioni di salute non sono obbligate al possesso della certificazione, rimarrebbero senza pass circa 2 milioni di lavoratori».

Un mese fa venne annunciato dai rappresentanti del governo, tra cui i ministri Brunetta ed Orlando, il decreto-legge che avrebbe reso obbligatorio il certificato verde in pressoché tutti i luoghi di lavoro. Lo stesso ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta parlò convintamente al tempo di un «effetto annuncio» sul quale il governo contava affinché nel corso del mese successivo i cittadini sarebbero corsi a vaccinarsi per presentarsi in regola il 15 ottobre. Proprio questo «effetto annuncio», secondo l'indagine della Cgia di Mestre sarebbe invece stato un "flop": «A metà settembre, in sede di presentazione del decreto che obbligava l’uso del green pass per entrare nei luoghi di lavoro, i ministri Brunetta, Orlando e Speranza l’avevano sottolineato più volte. Il successo della misura si basava sull’effetto annuncio, ovvero che una gran parte dei 4 milioni di lavoratori italiani che allora non erano ancora vaccinati lo facessero entro un mese, ovvero entro il 15 ottobre, data in cui era prevista l’entrata in vigore delle disposizioni previste dal decreto. Le cose, purtroppo, non sono andate così e solo una minoranza nel frattempo si è vaccinata. Gli altri, invece, hanno deciso di non farlo».

Di qui le conclusioni poco rassicuranti cui giunge l'Ufficio studi della Cgia di Mestre: «La mancata presenza di circa 2 milioni di occupati non rappresenta solo un problema economico e sociale che rischia di mettere a repentaglio la tenuta produttiva di moltissime attività economiche, ma costituisce anche seria violazione del diritto al lavoro. Se il governo ha deciso per decreto di consentire l’ingresso negli uffici e nelle fabbriche solo a chi ha il green pass - e quest’ultimo è ottenibile attraverso il vaccino o il tampone - lo Stato deve garantire la possibilità di fare il tampone anche a chi non vuole sottoporsi all’iniezione del siero vaccinale. Diversamente, lede il diritto al lavoro a milioni di persone». 

Sempre secondo l’Ufficio studi della Cgia, in ultima istanza, per risolvere questa situazione il governo avrebbe due possibilità: da un lato, «stabilire che il green pass si ottiene solo attraverso l’inoculazione del vaccino, eliminando così il problema dell’impossibilità di fare i tamponi a tutti», dall'altro scegliere di «mobilitare l’Esercito, la Protezione civile o non sappiamo chi altro, affinché vengano diffuse su tutto il territorio nazionale delle unità mobili in grado di fare i test, garantendo così a tutti il diritto di conseguire, ancorché temporaneamente, il certificato verde».

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