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Caso Dora e razzismo, Pd: "Abominevole". Il sindaco Sboarina: "Solidarietà alla ragazza"

Solidarietà bipartisan espressa da parte del sindaco di Verona Sboarina e dal deputato Pd Vincenzo D'Arienzo alla ragazzina 15enne discriminata a causa del colore della sua pelle

La vicenda di Dora, la giovane 15enne italiana nata da genitori di origini ghanesi, e della sua esclusione dal concorso Canta Verona Festival, ha scatenato immancabilmente un putiferio di reazioni politiche. La sua storia è finita su tutti i quotidiani nazionali e numerosi sono stati i messaggi di solidarietà ricevuti dalla giovane studentessa di Liceo Classico dopo le risposte discriminatorie ricevute dall'organizzatore di eventi che l'accusava di non essere abbastanza italiana, a causa del colore della sua pelle, per poter partecipare alla manifestazione canora.

Tra coloro che hanno voluto manifestare solidarietà alla giovane anche il sindaco di Verona Federico Sboarina: «Dispiace che ad una giovane adolescente di Negrar (paese della provincia veronese) sia stato impedito di partecipare a un concorso canoro a cui lei teneva. A lei esprimo la mia solidarietà». Il primo cittadino scaligero che da quando si è insediato a Palazzo Barbieri si è già trovato a dover difendere la sua città dall'accusa di "razzismo" a causa dei cori nazisti alla Festa della Curva Sud, ha però voluto specificare che quella di Dora «è una vicenda che nulla ha a che fare con la città di Verona. Non sappiamo chi sia l'organizzatore, né di che festival si tratti, né dove si dovrebbe svolgere (in realtà il festival non si svolge più come ha spiegato l'organizzatore ndr). Il concorso canoro non gode né del patrocinio comunale e tantomeno dei nostri contributi, ed è organizzato da una società che non ha nulla a che vedere con la nostra città. Non ha nessun senso - ha quindi concluso Sboarina - identificare l'intera comunità di Verona con una posizione singola e isolata, che non ne rappresenta la sua vera essenza».

Molto più netto e radicale il commento alla vicenda da parte dell'On. del Partito democratico Vincenzo d'Arienzo: «L'esclusione dal festival della piccola cantante veronese per i motivi che sono emersi è un fatto abominevole. Il colore della pelle ha prevalso sulle capacità che la ragazza avrebbe voluto esprimere. Leggo che l'organizzatore si è giustificato dicendo che la sua era solo un'opinione politica. Certo, poteva esprimerla, ma nel momento in cui impedisce qualcosa, come appunto l'iscrizione al festival canoro, va oltre, crea muri divisori, umilia, fa differenza sulla base della pelle e della razza».

Poi il deputato del Pd rincara ulteriormente la dose e citando il terzo articolo della Costituzione italiana annuncia che della vicenda riferirà anche al Ministro dell'Interno Minniti: «Qualcuno regali all'organizzatore di eventi l'articolo 3 della Costituzione dove espressamente si vieta qualsiasi differenza "di razza" e spero che sulla base di questo principio sacrosanto, di civiltà e di democrazia, sia valutata la sua posizione da parte delle Autorità competenti, anche quella giudiziaria. Per quanto mi riguarda, segnalerò al Ministro Minniti questo fatto sgradevole». Infine la chiosa a difesa di Verona e dei suoi cittadini: «Per colpa di questo signore Verona sarà oggetto di dibattito nazionale, sarà criticata e osteggiata. Questo non è giusto. Per fortuna la tradizione solidale di Verona è molto più forte grazie a tantissimi, di qualsiasi orientamento politico, che l'hanno pazientemente costruita. Il razzismo non deve albergare nella nostra città e ogni bacillo deve essere subito allontanato».

Decisamente singolari sono invece state le parole espresse dal Governatore del Veneto Luca Zaia, il quale si è sentito in dovere di parlare di "ius soli" là dove ancora tutte le voci istituzionali avevano soltanto condannato il singolo episodio in se stesso: «Fatela cantare e basta, che non si venga a dire adesso che serve lo ius soli per questo caso. Abbiano ben altri problemi che star qui a vietare ad una ragazzina di cantare in un concorso». Il presidente della Regione ha poi concluso facendo appello al «buon senso che deve risolvere problemi come questi senza fare delle leggi», ribadendo il concetto: «Fatela cantare e sia finita qui». E chissà se sarà davvero finita qui, o se invece arriverà il giorno in cui, per riprendere il simpatico commento di un utente Facebook («Par fortuna che son veneto. Italian mai sta») non ci ritroveremo tutti a parlare di una ragazzina italiana, ma di un'altra regione, alla quale venga impedito di partecipare a un concorso canoro riservato a soli veneti.

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