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«Sull'accordo tra Agsm, Aim e A2A, si convochi un consiglio comunale»

La richiesta è stata sottoscritta da tutti i consiglieri comunali di minoranza del Comune di Verona, che segnalano: «Non ci sono stati forniti i documenti di tale operazione»

Alcuni consiglieri comunali di opposizione (Foto di repertorio)

Caduta nel vuoto la richiesta di un confronto aperto per discutere dell'ipotetica aggregazione tra Agsm, Aim e A2A, tutti i consiglieri comunali di opposizione chiedono la convocazione di un consiglio comunale straordinario in cui dibattere del futuro della più importante azienda controllata dal Comune di Verona. La richiesta è stata formalizzata in una lettera datata 6 maggio e inviata al sindaco Federico Sboarina, al presidente del consiglio comunale Ciro Maschio e al prefetto di Verona Donato Cafagna. E per garantire partecipazione e rispetto del distanziamento sociale, i consiglieri di minoranza consigliano di convocare l'assise in Gran Guardia.
«Il consiglio comunale è un organo sovrano e deve svolgersi regolarmente per consentire l'approvazione dei provvedimenti necessari a far ripartire Verona, in particolare per operazioni importanti come l'ipotetica fusione tra Agsm, Aim e il colosso A2A - scrivono i consiglieri di opposizione - Segnaliamo che non ci sono stati forniti i documenti di tale operazione, quindi non è possibile fare alcuna valutazione su questa fusione che potrebbe stravolgere gli equilibri economici della nostra città e mettere a rischio centinaia di posti di lavoro nonché modificare le condizioni di competitività per le utenze domestiche a discapito dei cittadini».

Ed anche la sezione locale di Azione, il soggetto politico di Carlo Calenda, è critico su come l'amministrazione comunale veronese ha gestito finora l'affare Agsm-Aim-A2A. Marco Wallner, coordinatore di Azione Verona, ha riconosciuto «alcuni vizi che hanno segnato la storia di Agsm negli ultimi vent'anni: una eccessiva invadenza della politica sulle questioni industriali che causa accelerazioni e frenate, uno scarso coinvolgimento del consiglio comunale che deve dare gli indirizzi, una messa in discussione delle responsabilità del management che è chiamato a trovare la soluzione a quegli indirizzi e a spiegare le motivazioni delle proprie scelte».
«In questo quadro - conclude Wallner - ai veronesi interessa capire bene quali sono i vantaggi per loro in termini di costo dell'energia e del gas: tutto il resto è decisamente meno importante. Azione Verona non ha preclusioni di sorta verso alcun partner industriale e vede con favore ogni opzione di crescita che possa valorizzare le partecipate del Comune e migliorare i servizi al cittadino. Ma troppe volte in passato Verona ha visto la perdita o l'indebolimento di asset che erano patrimonio di tutti i cittadini ed è quindi necessario che ogni decisione riguardante scelte così strategiche avvenga sulla base del piano industriale e non delle convenienze delle forze politiche che compongono la maggioranza di turno».

Sull'aggregazione tra Agsm, Aim e A2A era già intervenuta l'associazione delle piccole e medie imprese di Verona Apindustria Confimi, definendola «poco trasparente». E visto che le perplessità attorno all'operazione aumentano, invece di diminuire, il presidente dell'associazione Renato Della Bella chiede: «Si riapra un confronto vero attorno allo sviluppo della città, anche perché ne avremo davvero tutti bisogno. Quando si parla di sviluppo, tutto rientra in gioco per una programmazione produttiva del territorio: le infrastrutture necessarie; le scelte d’indirizzo che evitino, se possibile, di far diventare Verona soltanto una grande opportunità logistica; la viabilità e i supporti tecnologici».

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