Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Sant'Anna d'Alfaedo / Via Monti Lessini

Verona, notti di terrore e stragi di mucche: un altro attacco notturno del branco dei lupi in Lessinia

Allevatori sulll'orlo di una crisi di nervi, insorgono i sindaci che si preoccupano del turismo invernale: "Poche ciaspolate sulla neve. Ma i capi sbranati non sono forse animali? Perchè non c'è la stessa sensibilità degli animalisti?"

Due vitelle sbranate tra Sant’Anna d’Alfaedo ed Erbezzo e un’altra anche la notte successiva. Sono sull’orlo della crisi di nervi gli allevatori della Lessinia. Un branco di lupi, la notte tra martedì e mercoledì, ha assalito un capo dell’allevamento di Malga Spazzacamina, uccidendo una manza. Lo stesso proprietario a inizio estate aveva segnalato anche un asino divorato. Sulla montagna veronese i riflettori sono più che mai puntati per quella che è stata definita un’emergenza.

Questo soprattutto alla luce delle ultime polemiche, partite dal Consiglio comunale di Velo Veronese a cui aveva partecipato il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Proprio in quella sede aveva annunciato un’imminente ordinanza che permetteva ai veronesi in regola con i permessi di “sparare ai lupi che si avvicinano alle case”. Il bilancio in Lessinia finora conta 28 animali uccisi e cinquanta feriti. Poco più distante, in provincia di Trento, sono sei i casi segnalati. Mucche e asini, soprattutto. Il branco sarebbe stato composto da 11 esemplari di lupi, compresi i cuccioli nati in primavera. Lo segnala L’Arena, spiegando che alcuni allevatori avrebbero addirittura anticipato il rientro dall’alpeggio che cade il 29 settembre. Dai dati in possesso pare che le dimensioni delle prefazioni abbiano raggiunto ormai le dimensioni, numericamente, di un’intera stalla. Parla sul quotidiano locale il sindaco di Sant’Anna, Raffaello Campostrini, lamentando che anche la gente ha limitato le escursioni sul  territorio da lui amministrato (“Saranno poche le ciaspolate sulla neve al chiaro di luna quest’inverno”)

«… la verità è che non si può accettare di perdere un capo al giorno: bisogna trovare il modo di contenere questi predatori e mi chiedo perché non ci sia la stessa sensibilità, che alcuni hanno per i lupi, anche per queste manze che vengono mangiate vive e restano per ore ad agonizzare. Gli allevatori scaricano il loro bestiame dalle malghe e se si andrà avanti così fra qualche anno la Lessinia sarà popolata solo di rovi»

"IL BRANCO VA SPOSTATO" - Sul caso interviene anche la Provincia, con l'assessore all'Ambiente, Ivan Castelletti: “E’ necessario uscire dal Progetto Life WolfAlps e spostare il branco. I fatti di questi giorni confermano che la Lessinia non era e non è ancora pronta a questa situazione e quindi il ricorso allo spostamento appare l’unica strada possibile, nel breve periodo. Condivido, quindi, in pieno le preoccupazioni degli allevatori e dei sindaci del territorio. Preoccupazioni che hanno manifestato in più occasioni, anche in Provincia in questi mesi, e alla luce dei fatti riscontrati l’allarme è reale e va seriamente affrontato. Life WolfAlps non è un progetto che risolve i problemi della Lessinia e non ha neanche le risorse necessarie per allestire un minimo di prevenzione nelle 110 malghe presenti".

Torna dunque a ribadire Castelletti che "la soluzione più logica oggi è che quei lupi vengano spostati, e che le imprese della Lessinia, uscendo dal progetto Life, possano continuare a mantenere in vita l’allevamento in quota, i prati e i boschi. Come Provincia nel mese di aprile, avevamo dato una chiara indicazione sul tema, con l’approvazione di una mozione che chiedeva il trasferimento per iniziativa della Regione in località più adatta. Contrariamente a quanto si continua a dichiarare, non è stata effettuata alcuna immissione di lupi in Lessinia e nel caso specifico la coppia iniziale è costituita da un lupo "italico", con un lupo proveniente in spostamento (documentato con il Gps) dalla vicina Slovenia, dove è attivo un progetto di salvaguardia della specie. Il fatto che il lupo in Lessinia sia arrivato e si sia fermato (volontariamente), è sicuramente dovuto alla enorme disponibilità alimentare che ha trovato, rappresentata dai bovini in alpeggio e in secondo piano dagli ungulati, in primis il cinghiale. I predatori si fermano in un posto solo se ci sono condizioni favorevoli per restarci".

Per quanto concerne la questione ambientale, in realtà la stessa legge istitutiva del Parco non consente l’introduzione di specie animali e vegetali che possano creare alterazioni dannose. In questo contesto va considerata anche la vocazione turistica dell’altopiano veronese e che i terreni della Lessinia sono per la maggior parte di proprietà privata. Non essendo demaniali, la vocazione di questi terreni è a pascolo e alpeggio per mandrie e greggi appartenenti a una filiera di prodotti unici, mentre la parte boschiva è notevolmente ridotta rispetto alle altre aree che partecipano al progetto Life WolfAlps.

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