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Verona, il corpo nel sacco dentro la bara di plastica gettata nel lago: la tragica fine di Federica

Sono durate 5 giorni le ricerche a Brenzone per trovare e ripescare la cassa in cui sarebbe contenuto il corpo della pornostar Ginevra Hollander, scomparsa a gennaio. Sospetti sull'ex compagno che si era finto biologo

Una cassa di plastica blu in fondo al lago è diventata la sua bara. Zavorrata con del ferro per farla restare a fondo. All’interno il corpo della pornostar scomparsa da sei mesi. Ormai i dubbi sarebbero sfumati e mancava solo il riconoscimento “ufficiale” a dargli per sempre il nome di Federica Giacomini, in arte Ginevra Hollander. A confermare l'ipotesi iniziale sarà l'esame autoptico compiuto in queste ore a Padova dal medico legale. L'avvocato di famiglia della vittima ne è comunque sicuro: "È Federica, a meno che non sia una sua sosia". Nata da una famiglia padovana 43 anni fa, residente nel Veronese, a Corrubbio, e nel Vicentino, ha trovato le acque del lago di Garda come luogo di sepoltura. Almeno fino a quando le apparecchiature tecniche non hanno confermato che effettivamente, là dove era stata segnalata da un testimone, era probabile ritrovare i resti della donna. Ci sono voluti cinque giorni e diverse squadre di sommozzatori, poliziotti della Scientifica e colleghi della Squadra Mobile per far riaffiorare Federica dal punto di Castelletto di Brenzone in cui la sua cassa aveva trovato il fondale. Circa 100 metri sotto.

IL RIPESCAGGIO - Le operazioni, nella giornata finale, sono durate ore. Quando c’è stato il responso positivo dello scandaglio, i sub volontari del Garda hanno agganciato la scatola di plastica blu con un argano e l’hanno issata sulla barca della guardia costiera. Molto lentamente: hanno dovuto applicare alcuni galleggianti per far sì che lo sbalzo pressorico non pregiudicasse l’integrità del corpo della 43enne. Trainata la “bara” fino a riva, è stata aperta e la salma, contenuta in un sacco di nylon, ed è stata “ibernata” e trasferita all’istituto di Medicina legale di Padova per tutti gli accertamenti.

L'EX COMPAGNO - Federica Giacomini risultava scomparsa da gennaio mentre è da febbraio che il suo ex compagno, Franco Mossoni, è rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Vicenza. Fin da quando, vestito da Rambo, aveva fatto irruzione all’ospedale berico “San Bortolo” con una pistola giocattolo. Fuori di se’ aveva confessato che era seguito dai servizi segreti. Non è ancora chiaro se si possa essere trattato di un caso per “depistare” le indagini, un modo per crearsi un falso alibi dopo quello che era successo con la sua ex, già attrice professionista di film per adulti e ballerina di lap-dance. Mossoni viene descritto come tipo estroverso e un po’ megalomane. Dopo la scomparsa di Federica dal suo passato era comparsa una vecchia condanna per omicidio e le sue passioni per le armi, da taglio e da fuoco, le sue simpatie per l’estrema destra. Le indagini della polizia hanno continuato a scavare fino a rintracciare tutti i numeri telefonici composti da Mossoni. Si è scoperto così che aveva fatto tappa a Castelletto di Brenzone proprio a febbraio scorso, alcuni giorni prima che venisse rinchiuso, ci si immagina. Ad un paio di persone avrebbe chiesto se gli poteva venire affidata una barca. Avrebbe raccontato di essere un biologo che doveva compiere ricerche nel lago. “Studi sensazionali” che se fossero stati positivi avrebbero attirato sul Garda centinaia di persone e studiosi. La trama di un romanzo giallo ma che si sta dimostrando fin troppo reale.

L'AIUTANTE INCONSAPEVOLE - A dare una mano, inconsapevole, alla persona che ha gettato materialmente la cassa nel lago, sarebbe stato un barcaiolo convinto che l'uomo stesse compiendo alcuni esperimenti scientifici sulle acque del Garda. Lui stesso ha riferito agli investigatori di essere stato contattato tra fine gennaio e inizio febbraio da un uomo spacciatosi per biologo (come effettivamente avrebbe fatto Mossoni). Gli avrebbe affittato una barca su cui sarebbe stata posizionata la cassa blu che, riportando antenne e pulsanti, avrebbe indotto il noleggiatore a pensare che stesse raccontando la verità. Il "biologo" gli avrebbe poi chiesto di essere accompagnato in un punto preciso e profondo del lago. Poi avrebbero gettato assieme la cassa in acqua.

LUI "VIOLENTO E DISTURBATO" E GIA' CONDANNATO PER OMICIDIO A 22 ANNI

LE RIVELAZIONI - Dalla sua testimonianza sarebbero partiti i poliziotti che martedì pomeriggio sono riusciti a trovare il luogo e a compiere tutte le operazioni necessarie. Sul molo, oltre alle decine di agenti, anche qualche curioso e l’avvocato Paolo Mele della famiglia Giacomini che si è detto speranzoso, malizie a parte, che quello sia il corpo di Federica. La famiglia avrebbe una tomba su cui piangere. Qualche parola spesa per lei ne ha ricostruito la vita, giudicata “difficile”. Era stata impiegata in uno studio commercialista. Il lavoro che poi era andata a fare sotto il nome di “Ginevra Hollander” era stato un ripiego drammatico, spiega il legale. Quello che secondo cui aveva dovuto intraprendere per assecondare i desideri di quell’uomo violento, Mossoni, che la maltrattava e la costringeva a prostituirsi. Per questo la famiglia ha voluto denunciare l’ex compagno bresciano della donna per sfruttamento e stalking. Ora rimane da capire in che modo sia morta Federica, per ricostruirne gli ultimi attimi. Mossoni si è sempre dichiarato innocente, fin da quando gli investigatori avevano messo gli occhi su di lui. Certo è che ora dovrà rendere conto dei suoi spostamenti, come spiega L’Arena

 «Il biologo! certo che me lo ricordo», dice Alfredo Pippa, accertatore della sosta, e guardando la foto di Mossoni su un iPad non ha dubbi, «è lui. Era stato qui a febbraio cercava una barca. Era andato da chi le noleggia, ma in un caso gli avevano detto che era impensabile uscire che c'era troppa onda. Aveva detto che doveva fare delle campionature nel lago e ci sarebbe stato tanto lavoro, al punto che gli avevo detto di tenermi presente. Fumava dei sigarilli di una marca strana, mai sentita. Me ne aveva lasciati alcuni. Mi ricordo che continuava a cambiarsi. Non so se avesse un'auto o un furgone. Un colpo indossava un impermeabile lungo fino ai piedi marrone, un altro indossava un giubbone grigio, ma teneva sempre un berretto in testa. Sarà rimasto qui tre giorni, credo alloggiasse in un hotel della zona».

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