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Foto Ansa - via Today.it

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Coronavirus, task force attivata in Veneto. Zaia: «Abbiate fiducia nella rete sanitaria»

È un brasiliano proveniente dalla Cina e che si trovava a Verona l'unico altro caso sospetto registrato in Veneto. Zaia: «I numeri cresceranno, ma il presidio c’è ed è ben collaudato»

In apertura dell’incontro con i giornalisti, Zaia si è messo in contatto telefonico con il capo della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli, nominato ieri commissario per l’emergenza coronavirus, facendo con lui il punto della situazione generale e ribadendo la totale disponibilità della Regione Veneto a collaborare in spirito di squadra per qualsiasi necessità emergesse. Da parte sua, Borrelli ha sottolineato l’efficienza con cui la sanità veneta si è sinora mossa e l’importanza del lavoro di squadra che si sta facendo tra Protezione Civile, Ministero della Salute e Regioni italiane. Nel corso della telefonata, Zaia e Borrelli si sono anche confrontati sulla prospettiva di organizzare un ponte aereo per riportare in Italia i cittadini che si trovano in Cina e vogliono rientrare (molti i veneti) e per i cinesi che vogliono tornare nel loro Paese.

Riassumendo le iniziative già in atto nel sistema sanitario veneto, Zaia ha informato che è stata attivata una task force regionale e sono state attivate identiche strutture in ogni Ullss con gruppi di risposta rapida. A parte la coppia di turisti cinesi transitata per una notta e Verona e ora ricoverata all’Ospedale Spallanzani di Roma, ad ora in Veneto, secondo quanto si apprende da una nota della regione, si è registrato un solo caso sospetto secondo i parametri sanitari ufficiali (insufficienza respiratoria acuta, tosse, febbre superiore a 38). Si tratta di un cittadino brasiliano che si trovava a Verona proveniente dalla Cina. Il campione immediatamente effettuato e analizzato allo Spallanzani ha dato esito negativo. Tutti negativi sono risultati anche i campioni analizzati di persone che si sono presentate con sintomi lievi, o asintomatiche, dichiarando di aver avuto contatti recenti con la Cina.

Coronavirus, intervista al presidente Luca Zaia sulla situazione in Veneto

«Il presidio c’è ed è ben collaudato – ha detto Zaia – perché è attivata un’organizzazione studiata sin nei minimi particolari fin dal 2012. Ci sono dei casi a macchia di leopardo in vari paesi del mondo ed è presumibile che, come nel caso dell’influenza stagionale quando il picco non è ancora stato raggiunto, i numeri cresceranno. Siamo però pronti ad affrontare la situazione e mi sento di raccomandare ai nostri cittadini di non farsi prendere dal panico e di rivolgersi con fiducia alla rete sanitaria, che è tutta attiva, dai medici di medicina generale, ai gruppi di risposta rapida nelle Ullss, dalla rete di emergenza urgenza ai pronto soccorso degli ospedali ai quali ci si può rivolgere con assoluta fiducia e, se del caso, ricevere le analisi e le cure più appropriate».

Sulla celerità con cui si è mossa la sanità veneta si è soffermata l’Assessore Manuela Lanzarin: «È attiva una vera e propria rete – ha detto - nella quale girano tutte le informazioni necessarie prima di tutto ai sanitari e agli esperti della prevenzione. L’informazione è e deve essere corretta, perché anche così si possono arginare le pur comprensibili paure delle persone. Ad esempio – ha annunciato – è in uscita una circolare del Ministero dedicata a evitare timori nelle scuole e a garantire la sicurezza della frequentazione»

Emergenza coronavirus, intervista all'assessore alla Sanità del Veneto Lanzarin

«Le Ullss hanno risposto con prontezza - ha assicurato Mantoan - Con le informazioni ora in nostro possesso possiamo dire che siamo di fronte a un virus molto infettivo, ma a bassa mortalità (relativamente all’immenso numero di cittadini cinesi coinvolti). Sulla possibilità di approntare in fretta un vaccino – ha rivelato – non sono così ottimista, perché l’esperienza insegna che potrebbero occorrere dei mesi, non qualche giorno».

Gli esperti presenti, in particolare Mantoan e la Russo, hanno fatto importanti precisazioni sull’uso delle mascherine, che stanno andando a ruba un po’ ovunque. «La mascherina – hanno detto – è pressoché inutile per chi sta bene. Serve invece a limitare la contagiosità di chi ha già la malattia conclamata, perché può bloccare l’espandersi delle particelle di saliva infette, ad esempio dal momento del triage in pronto soccorso fino al ricovero in reparto di malattie infettive. A tal proposito, l’organizzazione negli ospedali veneti prevede che il paziente con sintomi anche banali venga subito dotato di mascherina e inviato in reparto senza attraversare aree comuni come le sale d’attesa. In ogni Ulss, peraltro, è operativo almeno un reparto di malattie infettive».

Operativamente, il cittadino ha varie possibilità di contattare il sistema sanitario: è attivo il numero telefonico 1500 del Ministero della Salute che, per il Veneto, è collegato al reparto di malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera di Padova, dove viene effettuato un primo triage telefonico. «Ma non bisogna dimenticare – è stato raccomandato sempre oggi – che si può contattare il proprio medico di medicina generale che attiverà l’intervento ospedaliero e il 118 in caso di necessità, il 118 direttamente. Ogni caso sarà valutato velocemente e preso in carico se necessario».

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