Zaia: «Il virus non se n'è andato, cambierà le nostre vite e oggi occorre non abbassare la guardia»

Il governatore ha sottolineato il calo dei ricoveri ed evidenziato che «il dato dei positivi è un falso indicatore perché sono i tamponi in magazzino». Domani la nuova ordinanza, dubbi e possibili equivoci sugli spostamenti verso i negozi aperti (forse)

 

«Il dato dei positivi è un falso indicatore, perché è il numero dei tamponi, stiamo andando avanti con quelli che abbiamo da smaltire nei magazzini, chi oggi non ha positivi è perché non fai i tamponi», lo ha correttamente voluto chiarire una buona volta il governatore del Veneto Luca Zaia durante il punto stampa di oggi, domenica 12 aprile, dedicato all'emergenza coronavirus. Osservare il singolo dato dei positivi è infatti errato oltre che inutile, senza raffrontarlo al numero dei ricoveri ospedalieri. Lo stesso presidente Zaia ha quindi sottolineato che oggi il numero dei ricoverati è pari a 1.677 in Veneto: «Vedete che stanno calando?», ha fatto presente Zaia, il quale ha poi tuttavia aggiunto: «Non sono pochi però per noi i 249 ricoveri in terapia intensiva di pazienti Covid».

Il presidente del Veneto ha poi dichiarato: «L'emergenza non è conclusa, domani firmerò un'ordinanza che stiamo scrivendo, abbiamo ancora dei punti di natura giuridica da chiarire, ma voglio anche ricordarvi che l'apertura delle imprese non compete alla Regione. Penso sarà fondamentale, - ha quindi aggiunto Zaia - fare molto affidamento sul senso di responsabilità dei veneti. Io sono molto preoccupato che qualcuno non pensi che è già finita: sulla base del nostro comportamento valuteremo subito il numero di accessi, di ricoveri, quelli in terapia intensiva e nel reparto di Malattie Infettive. Siamo in presenza del virus, - ha poi ribadito Zaia - il virus non se n'è andato e modificherà radicalmente il nostro modo di vivere. Quello che vi chiedo è di non abbassare la guardia, la messa in sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Se oggi abbiamo i dati che ci sono in Veneto è perché abbiamo una macchina della sanità che funziona, ma anche perché i cittadini rispettano le regole».

In merito ai criteri guida della nuova ordinanza regionale che il governatore del Veneto ha annunciato firmerà domani, Zaia ha detto: «Dobbiamo far capire ai cittadini che ci sono delle regole minimali che dovremo adottare per mesi, dovremo quindi cercare delle misure che siano sostenibili e che siano equilibrate. Di certo il tema è quello di non abbassare la guardia, dopodiché tutto quello che si può concedere lo si concede, però con senso di responsabilità perché non vorrei mai che qualcuno pensasse che la partita sia già finita». In merito alla sua affermazione di ieri in base alla quale «il lockdown non esiste più», lo stesso Zaia ha quindi voluto chiarire: «Lockdown significa "chiusura totale", - ha detto Zaia - e il lockdown non esiste più da giorni, forse da settimane non c'è più chiusura totale, dal momento in cui si introducono dei codici per l'apertura delle aziende è finito il lockdown. Certo è che dobbiamo fare in modo che i lavoratori siano protetti e in questo senso non ho trovato imprenditori che non siano disponibili a fare questo, quindi varrebbe forse la pena di approfondire questo tema, cioè quello dei protocolli per aprire le aziende».

L'auspicio del governatore è quindi che chi «uscirà di casa dal 14 aprile lo faccia sapendo di avere la responsabilità della propria salute, ma anche di quella degli altri, in questo senso i dispositivi di protezione sono fondamentali». A precisa domanda circa la possibilità di fare un'ordinanza simile a quella della regione Lombardia che prevede la chiusura delle librerie, differentemente da quanto concesso dall'ultimo Dpcm firmato dal premier Conte, il governatore Zaia ha detto: «Non la stiamo valutando in questo momento, i dati epidemiologici della Lombardia sono diversi dai nostri, c'è un grande spartiacque tra l'aprire o il non aprire, ma di mezzo per me c'è il tema dei dispositivi e della messa in sicurezza. Pensate ad esempio anche ai trasporti per i lavoratori, devono essere messi in sicurezza i lavoratori che usano i trasporti pubblici per lavoro». Il governatore ha poi ancora una volta rilevato che, a suo modo di vedere le cose, vi sarebbe una contraddizione tra la possibilità di tenere aperti i vivai ed anche le librerie e il fatto di spostarsi per andare ad effettuare l'acquisto di una pianta o di un libro: «Se vi fermano potrebbe essere contestata l'assenza di un motivo indifferibile, ci sono tante contraddizioni», ha dichiarato Zaia.

A tal riguardo, in questo articolo noi abbiamo provato a spiegare che le cose, da un punto di vista formale, non starebbero esattamente così. Al contrario di quanto sostenuto dal governatore Zaia, anche per piante, fiori, libri, vestiti per bambini e articoli di cartoleria si potrebbero infatti effettuare, stando alle norme nazionali, senza dover incappare in sanzioni, tutti gli spostamenti finalizzati agli acquisti del caso, esattamente come si sono finora fatti quegli spostamenti verso le edicole finalizzati all'acquisto di quel «genere di prima necessità» che sono i giornali e le riviste (stando alla lectio del governatore Zaia anche per l'acquisto di questi ultimi, potrebbe far notare qualcuno, non vi è alcun «motivo indifferibile» che autorizzi lo spostamento verso le edicole che è, invece, esplicitamente consentito). Una volta introdotti tra i «generi di prima necessità» anche i prodotti venduti nelle librerie, cartolerie e negozi di vestiti per bambini, non vi sarebbe cioè alcun bisogno di motivare il proprio spostamento (come invece sostiene il governatore che paventa in tal senso un vulnus legislativo) con altro che con la motivazione di star andando a compiere un qualunque acquisto nel tal o tal altro negozio legittimamente aperto.

La motivazione dello spostamento sarebbe infatti «ho necessità di muovermi per andare in libreria», esattamente come si motiva un altro spostamento con «ho necessità di muovermi per andare al supermercato» e non si dice «sto andando a comprare gli spaghetti, la passata di pomodoro, la mozzarella, il formaggio grana perché ho necessità di mangiare». La legge, formalmente, è indifferente al contenuto specifico (la piantina di basilico per nutrirsi, o il fiorellino, il giornale per informarmi, o la rivista scandalistica), ma considererebbe piuttosto già una «situazione di necessità» l'effettuare in se stesso un acquisto, qualunque esso sia, all'interno di un esercizio commerciale che, se è aperto legittimamente, stando all'ultimo Dpcm, è proprio perché è ritenuto o vendere «generi alimentari», oppure vendere «generi di prima necessità» (fatte salve eventuali apposite specifiche, come la norma che in precedenza vietava la vendita di cancelleria nei supermercati). Si potrebbe allora contestare che libri, temperini e pigiamini per neonati, al pari di giornali e riviste (per informarsi bastano internet e tv, potrebbe arrivare a dire qualcuno), siano considerati «generi di prima necessità», ma questo equivarrebbe a contestare il Dpcm firmato il 10 aprile dal premier Giuseppe Conte. 

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