Coronavirus, i casi in cui si può uscire di casa con l'autocertificazione

Il nuovo decreto indica tra motivazioni: lavoro, salute e necessità. Ad esempio, un membro della famiglia può uscire per fare la spesa o per portare assistenza a un parente non autosufficiente

Foto di repertorio

Dalle zone rosse alla zona protetta, dalle misure differenziate nei vari territori del Paese ad un decreto valido per tutta Italia. È il decreto ribattezzato «Io resto a casa», annunciato ieri sera, 9 marzo, dal presidente del consiglio Giuseppe Conte ed entrato in vigore da oggi. Il motivo è semplice: limitare i contatti tra i cittadini per bloccare la catena dei contagi da coronavirus. E se prima esistevano delle misure più restrittive per la Lombardia e per alcune province (Verona esclusa), ora quelle misure valgono per tutti i cittadini italiani, da Nord a Sud da Est a Ovest.

I sindaci veronesi si stanno affrettando per comunicare ai cittadini le novità e tra queste novità la più importante è che gli spostamenti sono da evitare. Si potrà andare a fare la spesa, come spiegato da una nota di Palazzo Chigi, ma non c'è bisogno di catapultarsi nei negozi e nei supermercati perché le merci possono circolare liberamente e quindi gli approvvigionamenti sono garantiti. I cittadini possono uscire di casa solo per ragioni di lavoro, per ragioni sanitarie o per necessità. E per attestare queste ragioni, bisogna compilare ed avere con sé un'autocertificazione.

autocertificazione coronavirus-2

Gli spostamenti per lavoro valgono solo per i tragitti casa-lavoro o comunque in caso di controllo sarà necessario spiegare le ragioni dello spostamento.
I casi di necessità sono quelli più interpretabili, perché è difficile valutare quali possono essere le necessità valide e quelle non valide per uno spostamento. La linea di principio è: spostamenti consentiti solo per evitare danni gravi a sé o agli altri. Un esempio è quello della spesa, ma per tutta la famiglia la può fare un solo membro, oppure ci si può spostare per andare ad assistere un parente non autosufficiente, però è vietato lo spostamento per andare, ad esempio, a mangiare a casa di parenti se questi sono autosufficienti.

È necessario dunque tenere sempre a mente il senso del provvedimento governativo: evitare assembramenti di persone. E, se si riuscisse ad evitare gruppetti o capannelli, anche facendo una passeggiata, questa sarebbe concessa, magari evitando le aree urbane e dirigendosi in campagna. L'altra motivazione valida per gli spostamenti è quella sanitaria. Si può uscire di casa per recarsi dal medico, in ospedale o ad una visita medica, ma non ci si può assolutamente muovere se si è in quarantena o in presenza di sintomi influenzali. In caso di febbre e problemi respiratori si deve telefonare al medico di famiglia o all'800 93 66 66.

Per quel che riguarda le attività, ovviamente i negozi di generi alimentari possono stare aperti, ma vengono chiuse tutte le attività sportive come palestre, piscine, centri benessere e centri termali. Ferme anche le attività sociali, ricreative e culturali, circoli compresi. Possono restare aperti estetisti, parrucchieri e fisioterapisti ma solo quelli in forma individuale e con uso di mascherina e guanti. Chiusi invece musei, teatri, cinema, discoteche, sale scommesse, pub e scuole di ballo. Non si possono organizzare manifestazioni e anche le cerimonie civili o religiose sono sospesi, compresi i funerali. Le chiese possono rimanere aperte, ma non si potranno svolgere al loro interno le messe ed anche all'interno dei luoghi religiosi bisogna mantenere la distanza di un metro tra i fedeli. Infine, concorsi ed esami non si potranno svolgere, neanche quelli per la patente.

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Bar e ristoranti possono rimanere aperti dalle 6 alle 18, purché al loro interno sia rispettata la distanza di sicurezza di un metro tra persona e persona, pena la sospensione dell'attività. Dalle 18 alle 6 del giorno successivo bar e ristoranti chiusi, ma si possono attivare modalità di consegna di cibo a domicilio o la vendita di cibo da asporto o con consegna a domicilio. Centri commerciali e strutture di vendita medio-grandi possono rimanere aperti, ma solo nei giorni feriali. Chiusi i festivi e i prefestivi. I negozi di generi alimentari, le farmacie e le parafarmacie possono rimanere, invece, aperti anche nei fine settimana.
I mercati settimanali si possono svolgere, ma non nei weekend. E infine, le manifestazioni sportive e le scuole (di ogni ordine e grado, università comprese): tutto fermo fino al 3 aprile, giorno in cui dovrebbero scadere anche tutti gli altri obblighi.

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