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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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«Costretti a pagare per lavorare», serrande abbassate per protesta contro il green pass dei Ristoratori Veneto

La portavoce dell'associazione Alessia Brescia ritiene l'obbligo del green pass nei luoghi di lavoro una «misura economicida e discriminatoria che genera un’ulteriore tassa a carico di noi imprenditori»

«Il governo ci ha ridotti a pagare per lavorare. Paghiamo il tempo impiegato a controllare i dipendenti e a organizzarci di fronte alle defezioni. E paghiamo in termini economici perché il personale senza green pass va in qualche modo sostituito. Serve una presa di coscienza delle istituzioni affinché si eviti il caos». Con queste parole l’associazione Ristoratori Veneto & Ho.re.ca, fondata a Verona e con oltre duemila attività rappresentate in tutta la Regione, ha accompagnato la sua iniziativa di protesta quest'oggi, venerdì 15 ottobre. Secondo quanto riferito in una nota dalla stessa associazione, «molti imprenditori associati - ma l’iniziativa è stata abbracciata anche da colleghi di altri settori - hanno simbolicamente tenuto la serranda abbassata all’inizio della giornata lavorativa, esponendo un cartello di dissenso, per manifestare contro il nuovo decreto sul green pass». 

PROTESTA RISTORATORI VENETO-2

Da ormai alcuni mesi l'associazione Ristoratori Veneto denuncia quelli che ritiene essere i «problemi pratici determinati dall’obbligo di green pass, prima per i clienti che vogliono consumare al chiuso e adesso anche per i lavoratori». Secondo la portavoce dell'associazione, Alessia Brescia, si sarebbe infatti dinanzi ad una «misura economicida e discriminatoria che genera un’ulteriore tassa a carico di noi imprenditori». La stessa Alessia Brescia poi aggiunge: «Le linee guida per far rispettare l’obbligo del green pass generano anche oggi il caos. Nel settore privato, ad esempio, il dipendente senza green pass non può essere sospeso dal lavoro per i primi cinque giorni, il che significa dover trovare qualcuno che lo sostituisca. E mentre il governo parla di sospensione degli stipendi, - specifica Alessia Brescia - gli avvocati dei dipendenti inviano diffide. Il tutto mentre molti locali sono sotto-organico per le nota difficoltà a trovare personale preparato».

In conclusione, si legge sempre nella nota dell'associaizone Ristoratori Veneto, «gli oneri come sempre sono scaricati su di noi: è inaccettabile addossare a chi lavora, o ai datori di lavoro, un ulteriore fardello come quello del costo dei tamponi, il tutto dopo due anni di chiusure a singhiozzo e indennizzi inesistenti». 

ALESSIA BRESCIA PORTAVOCE RISTORATORI VENETO-6

La portavoce dell'associazione, Alessia Brescia

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