Scuola, il coronavirus esaspera il problema della carenza di personale

Un problema che, soprattutto in Veneto, si trascina da anni e che l'emergenza Covid-19 rischia di ingrandire, in aggiunta ai licenziamenti dei maestri e delle maestre diplomati magistrali

(Foto di repertorio)

Circa due mesi e mezzo all'inizio della scuola e ancora tanti problemi da risolvere. Tempo, pazienza e lavoro avevano portato alla creazione delle linee guida per la riapertura del prossimo anno scolastico in sicurezza, dato che il problema del coronavirus non sarà del tutto risolto per il prossimo autunno. Ma le linee guida non possono restare sulla carta e la loro applicazione richiede maggiori spazi e personale. 

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E la carenza di personale, in particolare professori, è uno dei problemi che il mondo della scuola si trascinava da tempo, soprattutto in Veneto. Un problema che potrebbe essere amplificato dall'emergenza Covid-19. Per questo l'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan ha espresso preoccupazione. «Sul tema della continuità didattica, in Veneto i danni saranno rilevanti a fronte delle gravi carenze di personale docente (circa 900 docenti mancanti), di cattedre coperte con supplenti annuali reiterati negli anni e di studenti già molto provati dalla didattica a distanza - ha scritto Donazzan - Sono molto preoccupata per l'avvio dell'anno scolastico, poiché mancano in Veneto oltre 200 figure del personale amministrativo e ausiliario (Ata) e un numero rilevante di docenti. Basti pensare che circa duemila insegnanti diplomati magistrali licenziati dovranno attendere che tutte le Regioni italiane abbiano esaurito le proprie graduatorie, e che le regioni limitrofe peschino dalle disponibilità restanti, per vedersi assegnare un incarico di docenza: pertanto la scuola veneta avrà il suo quadro organico definito a fine ottobre, nella migliore delle ipotesi».
Ed è davvero molto delicato il tema delle maestre e dei mastri licenziati perché assunti in un periodo in cui bastava il diploma magistrale per accedere all'insegnamento. Il requisito, da anni ormai, non è più sufficiente e quindi i maestri e le le maestre con il solo diploma hanno perso le loro cattedre, come stabilito anche dal Consiglio di Stato, e potranno solo ambire a dei posti di supplenza o a degli incarichi fuori provincia. Una situazione che riguarda circa 500 insegnanti veronesi e circa 3.000 in tutta la regione e che risulta paradossale perché interna ad un settore dove è forte la carenza di personale e quindi dove si dovrebbe assumere invece di licenziare.

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