Coronavirus, informazioni utili: sintomi e come proteggersi dal contagio (e dall'allarmismo)

Una guida per capire meglio di cosa si parla ed evitare rischi, ma anche facili allarmismi

Il "nuovo coronavirus" - via Today.it

Comprendere meglio di che cosa si tratti quando si parla di "coronavirus" dovrebbe aiutare tutti quanti a gestire in modo più sano le proprie ansie e paure, oltre che ad assumere comportamenti quanto più corretti possibile in questa fase particolare, seguendo così le indicazioni fornite dal ministero della Salute. Proviamo dunque di seguito ad affrontare punto per punto la complessa questione "coronavirus".

Coronavirus, il decalogo del ministero della Salute

Un "Coronavirus" o i coronavirus?

Nella divulgazione giornalistica molto spesso si sente parlare di "Coronavirus" come fosse un'entità singolare assolutamente nuova e mai vista prima, in realtà si tratta di una semplificazione, se non di un vero e proprio errore. I coronavirus, così come indicato dal ministero della Salute, sono infatti propriamente parlando «una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS)». 

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La parola "coronavirus" si compone di due parti, una è appunto "virus", mentre l'altra è "corona" e quest'ultima funge da descrizione dell'aspetto di questi virus che, per l'appunto, «sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico». Cosa s'intende dunque quando si parla di «nuovo coronavirus»? Fino ad oggi i coronavirus identificati a partire dalla metà degli anni '60 sono sette e si presentano come in grado di infettare l'uomo ed alcune tipologie di animali, tra i quali mammiferi e volatili. Il «nuovo coronavirus» di cui si parla in questi giorni, cioè "2019-nCoV" e rinominato poi "SARS-CoV-2", è di fatto «un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo». Nella fattispecie, questo «nuovo coronavirus» non era mai stato identificato «prima di essere segnalato a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019».

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COVID-19, che cos'è?

Un virus può provocare una malattia, in questo caso il nuovo coronavirus segnalato a Wuhan, il "2019-nCoV" o "SARS-CoV-2", è stato indicato provocare una malattia alla quale è stato assegnato il nome di "COVID-19". Anche in questo caso siamo di fronte ad una sigla che deve essere analizzata: "CO" è una forma abbreviata dell'espressione corona, mentre "VI" sta per virus, "D" sta per disease che in inglese indica appunto malattia, infine, "19" segnala l'anno nel quale tale malattia si è venuta a manifestare e cioè il 2019. L'annuncio ufficiale al riguardo è stato fatto l’11 febbraio 2020, durante un briefing con la stampa, dal Direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

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I sintomi dei coronavirus

I sintomi che una persona infetta da uno dei virus appartenenti alla "famiglia dei coronavirus" dipendono dal tipo di virus, ma quelli «più comuni includono febbre, tosse e difficoltà respiratorie». Nei casi più gravi, il ministero della Salute spiega che «l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte». 

Questo significa che il "nuovo coronavirus", cioè il "2019-nCoV" o "SARS-CoV-2", è di per se stesso "mortale"? La questione è ovviamente complessa allo stato attuale delle conoscenze (che sono parziali), ma quel che finora il ministero della Salute può affermare con certezza è che «l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale». 

Oltre a ciò va segnalato che «alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi né malessere» e che «la maggior parte delle persone (circa l'80%) guarisce dalla malattia senza bisogno di cure speciali». I dati attuali dicono inoltre che solo «una persona su sei con "COVID-19" si ammala gravemente e sviluppa difficoltà respiratorie». 

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L'espressione «morti per Coronavirus» è corretta?

Si tratta di un'espressione che rischia di essere fuorviante se non contestualizzata e che probabilmente può contribuire a creare preoccupazione. L'espressione appare ambigua in quanto si muore di una malattia e non di un virus, mentre la parola "Coronavirus" indica per l'appunto un virus. Chi contrae il virus "2019-nCoV" o "SARS-CoV-2" potrebbe come visto, di diritto, non manifestare «sintomi né malessere». Dunque, l'espressione «morti per Coronavirus» contribuisce probabilmente ad ingigantire la pericolosità percepita del "nuovo coronavirus" in se stesso, alimentando a dismisura la preoccupazione di contrarlo e facendo altresì sottovalutare i dati forniti dal ministero della Salute che parlano di un 80% di casi di persone che contraggono il virus, sviluppano i sintomi e guariscono dalla malattia «senza bisogno di cure speciali». Ciò detto va comunque evidenziato quello che è però un altro tema, e cioè il rischio che la diffusione incontrollata del contagio possa concretamente mettere in crisi il Sistema sanitario nazionale con conseguenze nefaste per chiunque, dai giovani agli anziani, dai soggetti con malattie pregresse a quelli in perfetta salute che, tutti senza distinzione alcuna, se si dovessero saturare le "terapie intensive" dei vari ospedali italiani, rischierebbero di essere parimenti esposti all'impossibilità di venire adeguatamente curati (di questo tema ne abbiamo parlato qui).

Restano poi, in ogni caso, le morti collegate al "nuovo coronavirus", vale a dire i casi di persone che si ammalano gravemente e sviluppano difficoltà respiratorie, fino a vedere compromesso in modo purtroppo fatale il proprio stato di salute, nella grande maggioranza dei casi già precario, ma, è bene sottolinearlo, non necessariamente tale. In questo senso il ministero della Salute parla di «persone più suscettibili alle forme gravi», identificandole negli «anziani» e in quelle «con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache». Citando quale fonte l'Organizzazione mondiale della sanità, il ministero italiano della Salute parla di un tasso di mortalità per il "nuovo coronavirus" pari a circa il 2%, per quanto ogni stima avrebbe bisogno di più tempo e studi per essere pienamente attendibile. Va poi mantenuta sempre presente la distinzione tra il "tasso di mortalità" e il "tasso di letalità":  il primo è calcolato dividendo il numero delle persone morte a causa di un fattore, in questo caso una malattia, con quello del totale degli esposti a tale fattore/malattia, cioè l'intera popolazione interessata, mentre il secondo si ottiene dividendo il numero delle persone decedute a causa di un fattore, in questo caso una malattia, con il totale delle persone che effettivamente sono risultate coinvolte da tale fattore, cioè in questo caso sono risultate malate. L'espressione «morti per Coronavirus» per risultare corretta necessita dunque di contestualizzazione adeguata, così come forse anche quella reciproca e inversa che rischia al contrario di minimizzare il problema, vale a dire l'espressione «morti con Coronavirus». Pertanto sarebbe forse auspicabie l'impiego dell'espressione più neutra «morti positivi al coronavirus», lasciando anche il giusto margine di tempo perché le "cause di morte" vengano singolarmente accertate e ufficializzate, di volta in volta, dagli organi competenti. 

Il periodo di incubazione del "nuovo coronavirus"

Per "periodo di incubazione" si intende «il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici». La stima attualmente di tale periodo per quel che riguarda il "nuovo coronavirus" oscilla «fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni»

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Modalità di trasmissione

Il "nuovo coronavirus" responsabile della malattia respiratoria COVID-19 «può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso infetto». Non è comunque da escludere il contagio con persone asintomatiche, anche se «l’OMS considera non frequente l’infezione da "nuovo coronavirus" prima che si sviluppino sintomi».

Allo stato attuale delle conoscenze, il ministero della Salute spiega che il "nuovo coronavirus" è «un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata» e che «la via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite la saliva, tossendo e starnutendo, contatti diretti personali, le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi».

In casi rari il contagio può avvenire «attraverso contaminazione fecale». Il ministero della Salute indica inoltre che «normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti», questi ultimi, sottolinea comunque sempre il ministero della Salute «devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti». Sulla base dei dati disponibili, il ministero della Salute spiega inoltre che «si ritiene altamente improbabile che possa verificarsi un contagio attraverso le maniglie degli autobus o sulla metropolitana».

Le principali indicazioni per proteggersi ed evitare contagi

Essendo una malattia nuova, al momento ancora non esiste un vaccino e per realizzarne uno apposito i tempi possono essere anche relativamente lunghi (si stima 12-18 mesi). Esistono tuttavia una serie di indicazioni e comportamenti utili che ciascuno di noi può adottare per evitare il contagio:

  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni disinfettanti a base di alcol.
  • Starnutire o tossire in un fazzoletto o nel gomito flesso.
  • Se si manifestano lievi sintomi influenzali o di raffreddamento, utilizzare una mascherina usa e getta, buttare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso e lavarsi le mani con frequenza.
  • Mantenere una distanza di circa un metro dalle altre persone, in particolare quando tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre.
  • Evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani.
  • Evitare di mangiare carne cruda o poco cotta ed evitare di condividere bevande, stoviglie o altro con le altre persone. 

Quanto tempo sopravvive il nuovo Coronavirus sulle superfici?

Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).

Posso contrarre l’infezione dal mio animale da compagnia?

No, al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla. Il ministero della Saluta raccomanda ugualmente di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche dopo il contatto con gli animali.

L'uso della mascherina serve per proteggersi?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetta di aver contratto il "nuovo coronavirus" e si presentino sintomi quali tosse o starnuti, oppure se un soggetto si prenda cura di una persona con sospetta infezione da "nuovo coronavirus" (viaggio recente in Cina e sintomi respiratori). L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus, ma deve comunque essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è invece utile indossare più mascherine sovrapposte. Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus, ma funzionano solo contro le infezioni batteriche.

Aggiornamenti ufficiali e contatti utitili

Il Ministero della Salute ha realizzato un apposito sito web (www.salute.gov.it/nuovocoronavirus) ed attivato il numero di pubblica utilità 1500.

Altre informazioni sul sito Epicentro dell'Istituto superiore di sanità - Epicentro.

L'Istituto Spallanzani (INMI) rende noto un bollettino medico alle ore 12 circa di ogni giorno sui casi confermati in Italia e sui test dei contatti monitorati.

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La mappa e il numero dei casi: https://gisanddata.maps.arcgis.com

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