Coronavirus, di cosa preoccuparsi e di cosa no? Ce lo spiegano i biotecnologi italiani

L'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani interviene nel dibattito sul coronavirus che «non è una semplice sindrome influenzale», ma il principale motivo delle necessarie misure drastiche adottate resta quello di evitare di «saturare tutti i reparti di terapia intensiva»

Coronavirus - foto Ansa

«Come Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani abbiamo scelto finora di non intervenire nel dibattito sul "coronavirus" per evitare di aumentare il rumore di sottofondo attorno alla vicenda, lasciando spazio alle comunicazioni ufficiali». Inizia così una nota pubblicata nelle scorse ore sui social e sul portale online dell'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani che ha, infine, rotto gli indugi scegliendo di intervenire autorevolmente per fare chiarezza su alcune questioni.

«Stanno tuttavia circolando in questi giorni - si legge sempre nella nota dell'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani - diverse informazioni che riteniamo siano da stigmatizzare in quanto non fondate su evidenze scientifiche e che rischiano, se prese seriamente, di vanificare gli sforzi per contenere l’epidemia. A renderle particolarmente pericolose - aggiunge l'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani - il fatto che a rilasciarle siano state anche personalità che per ruolo dovrebbero rappresentare il mondo scientifico».

Di seguito riportiamo le «precisazioni» che l'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani ha ritenuto necessario divulgare pubblicamente in relazione all'epidemia da "nuovo coronavirus" che ci si trova a fronteggiare:

«Ci sentiamo in dovere - spiega l'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani - di fare le seguenti precisazioni:

La Covid-19 non è una semplice sindrome influenzale. Se nella maggioranza dei casi può essere superata senza grossi problemi, nel 20% dei casi (un numero molto più alto rispetto all’influenza) si manifesta con sintomi gravi che necessitano di cure mediche. Questo vale in particolare per persone anziane, immunodepresse, o affette da malattie croniche.

La Covid-19 non è semplice da curare. A rendere la situazione più complessa rispetto all’influenza vi sono ulteriori due fattori: l’assenza di un vaccino che permetta di proteggere le fasce più deboli della popolazione e la sua capacità di sviluppare polmoniti non curabili tramite antibiotici (perché di origine virale e non batterica) e quindi molto più complesse da gestire.

Non c’è un virus italiano. L’analisi dei dati raccolti fa supporre che il virus SARS-CoV-2 sia entrato in Italia dalla Cina già verso dicembre, periodo in cui si è registrato un picco di polmoniti anomale. Ad oggi non esistono evidenze che esista un ceppo italiano del virus non correlato con il ceppo cinese, come sottolineano anche le ricercatrici dell’Ospedale Sacco che l’hanno sequenziato. Tale congettura è priva di qualsiasi fondamento.

Non siamo ancora fuori pericolo. I dati indicano che stiamo entrando nella fase esponenziale in cui il virus si propaga molto più rapidamente (picco arancione in figura). In questa fase è fondamentale mettere in atto misure che riducano la capacità del virus di propagarsi rallentando la diffusione della malattia (picco azzurro in figura) per un unico semplice motivo: se il numero di malati cresce troppo rapidamente, ed il 20% di loro necessita di ospedalizzazione, in brevissimo tempo satureremmo tutti i reparti di terapia intensiva, rendendoci incapaci di dare adeguato supporto a chi ne ha bisogno.

Per spiegare meglio la situazione in cui ci troviamo ora, pensate di costruire un muro anti-tsunami alto 20 metri (numero di posti in terapia intensiva e misure di contenimento) e di essere raggiunti da un’onda alta 25 metri (numero di malati che richiedono assistenza ospedaliera), è evidente che verrete sommersi (le terapie intensive non reggeranno e non riusciranno a dare cure adeguate a tutti). Esiste, inoltre, anche il rischio che l’onda abbatta l’intero muro colpendo molte più persone, in particolare nelle fasce a rischio, aumentando ulteriormente il bilancio dell’epidemia.

Ecco perché è importante, soprattutto adesso, attenersi scrupolosamente alle indicazioni della Protezione Civile e del Ministero della Salute. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per abbassare l’altezza dell’onda ed evitare che il nostro sistema sanitario collassi. Evitiamo quindi di inseguire congetture che non trovano riscontri scientifici e che ci portano immotivatamente a sottostimare o esagerare i rischi connessi al SARS-CoV-2. E, ovviamente, non dimentichiamoci di lavarci le mani, spesso (e di sostenere la ricerca, sempre!)».

Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani Covid-19 coronavirus

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Di seguito riportiamo inoltre i link di riferimento divulgati sempre dall'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani:

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