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Il programma politico di Damiano Tommasi sindaco: cosa i veronesi hanno ora il diritto di attendersi

Dal futuro del Bentegodi a quello del Circolo Ufficiali, dalla "Casa del Rider" alle "Case di quartiere", dal filobus alle famiglie, la lotta contro le discriminazioni e tante altre cose contenute nel programma politico del nuovo sindaco di Verona

Damiano Tommasi ha vinto il ballottaggio di domenica 26 giugno contro il sindaco uscente Federico Sboarina. Una vittoria tanto sorprendente quanto forse anche attesa, di certo portatrice di un vento di rinnovamento politico che, a maggior ragione in una città come Verona, dovrà inevitabilmente anche affrontare qualche ostacolo. Di certo, e ciò vale indistintamente per qualunque sindaco, sarà la prassi amministrativa dei prossimi mesi ed anni a decretare se la fiducia accordata nelle scorse ore a Damiano Tommasi dai cittadini veronesi sia stata ben o mal riposta. 

Nella mattinata di mercoledì 29 giugno, a Palazzo Barbieri è prevista la cerimonia ufficiale di proclamazione del nuovo sindaco di Verona Damiano Tommasi. Dopodiché, per il neosindaco eletto si tratterà di comporre formalmente la propria Giunta, confrontarsi quindi con il "palazzo" e, in particolare, con i dirigenti che nel corso del suo mandato dovranno dare concreta attuazione all'indirizzo politico della sua amministrazione. Che cosa si possono aspettare i cittadini veronesi, tanto quelli che lo hannno scelto quanto quelli che non lo hanno votato, dal nuovo sindaco Damiano Tommasi? Che fine faranno i "vecchi" progetti e i più o meno grandi sogni dell'amministrazione Sboarina, a cominciare da quel "Central Park" che faceva tanto american dream ma che, perlomeno a livello di rendering, pareva non dispiacere del tutto ai veronesi? Difficile dirlo al momento, anche se qualche consiglio sta già arrivando, ad ogni modo sarà il tempo, galantuomo come sempre, a fornire i dettagli.

Per ora, e non è comunque cosa da poco, ciò che si può provare a fare per comprendere cosa è lecito attendersi nei prossimi cinque anni a Verona dall'amministrazione di centrosinistra a guida Damiano Tommasi, è anzitutto andarsi a leggere il programma politico di Rete!, ovvero la lista del sindaco Damiano Tommasi. Il programma è lungo una quarantina di pagine e, naturalmente, si presenta anche con la giusta dose di "generalità". Insomma, non gli si può certo chiedere troppo. Si tratta di un documento preparato per la campagna elettorale e come tale va inteso. Di certo però qualche indicazione utile la fornisce ed è senza dubbio da qui che si deve partire oggi per provare a comprendere che tipo di sindaco sarà l'ex calciatore Damiano Tommasi. Senza alcuna pretesa di esaustività ed in modo incondizionatamente arbitrario, di seguito presentiamo dunque alcuni dei punti del programma di Damiano Tommasi, per l'esattezza quelli che ci sono parsi essere i più interessanti o, perché no, talvolta anche i più controversi. 

Il programma del sindaco Damiano Tommasi

Il documento esordisce definendo Verona la «nostra città internazionale», dando a ciascuna di queste tre parole un significato specifico: nostra «perché il nostro Territorio e le nostre Persone sono la base del progetto», città «perché è essenziale avere ben chiaro un modello, urbanistico e umano, di spazio in cui costruire il progetto», infine internazionale «perché tutte le azioni del nostro progetto tendono all’obiettivo di rendere Verona una città aperta all’Europa e non solo». 

La Giunta

Ci prendiamo la libertà di partire dalla fine: a pagina 37 di 39 del programma, infatti, si legge quella che dovrebbe essere la composizione della Giunta presieduta dal sindaco Damiano Tommasi. Ovviamente non ci sono i nomi degli assessori, ma ci sono gli "assessorati" e tanto basta. Inoltre viene fornita una preziosa indicazione: sarà lo stesso sindaco Tommasi a mantenere due deleghe importanti, vale a dire quella alla "Famiglia" e quella allo "Sport". Di seguito riportiamo la lista degli assessorati presentati nel programma di Rete!:

  1. Ambiente e mobilità.
  2. Attività produttive, commercio e lavoro.
  3. Bilancio e partecipate.
  4. Cultura e turismo.
  5. Patrimonio immobiliare e lavori pubblici.
  6. Politiche educative, università e giovani.
  7. Relazioni internazionali e con il territorio.
  8. Sicurezza, trasparenza e legalità.
  9. Terzo settore, sociale e sanità.
  10. Urbanistica ed edilizia privata.

I cinque pilastri

In numero uguale a quelli dell'Islam, anche il programma politico di Rete! ha i suoi cinque pilastri. Eccoli di seguito: 

  1. Il capitale sociale
  2. Prossimità
  3. Competenze e sviluppo
  4. Sentirsi "a casa"
  5. Responsabilità

La sicurezza

Il punto 1 del primo pilastro spiega di voler realizzare «una città più sicura, più attenta alle famiglie, alla salute dei cittadini, all’inclusione dei più "deboli" e alla trasformazione delle "diversità" in risorse. Una città con "meno paure" e "meno solitudine". Diventare comunità significa costruire "sicurezza", usare la solitudine come risorsa, attraverso il volontariato e la partecipazione attiva alla vita sociale». Tra le proposte concrete vi è quella di «realizzare le "Case di quartiere": centri di incontro per le comunità [giovani, anziani, famiglie ...], dove programmare e svolgere attività socio-educative e di assistenza, grazie al volontariato, al servizio civile e alle associazioni».

La famiglia

Al punto 4 del primo pilastro si parla di famiglia: «Prevediamo l’attivazione di agevolazioni per le famiglie con bambine e bambini, persone giovani e "fragili". Attiveremo, inoltre, un Tavolo di raccordo tra Comune, Ulss 9, consultori, farmacie, ordine dei medici, pediatri per una mappatura dei servizi attivi e attivabili sul territorio. Garantiremo sostegno alle nuove nate e nati attraverso investimenti sui servizi per la prima infanzia e un sostegno concreto diretto, modulato in relazione alla situazione economica della famiglia».

Lo sport e il Bentegodi

I punti 6 e 7 del primo pilastro sono dedicati allo "Sport" e si parla dell'istituzione di «una "Consulta dello sport", con la partecipazione di società sportive e federazioni», nonché della creazione di «un Comitato per gli eventi collegati a Olimpiadi e Paralimpiadi 2026 di cui Verona deve essere centro a livello internazionale. Si affronta poi un tema abbastanza spinoso e lo si fa in modo non troppo specifico: bisogna «ripensare e ristrutturare gli impianti sportivi e gli spazi di pratica della città, sfruttando l’occasione posta dal Pnrr». Fin qui tutto bene, poi si va al centro del problema: «Lo Stadio Bentegodi riveste, in questo quadro, un ruolo simbolico. Oggi lo Stadio non può ospitare eventi di livello internazionale e ha bisogno di interventi continui per essere adatto alla Serie A di calcio, per esempio. È inevitabile un progetto di ammodernamento e adeguamento che, però, deve passare attraverso una riqualificazione del quartiere per migliorarne la viabilità e vivibilità». Quale sia questo progetto, al momento non è dato saperlo.

La cultura e il "Grande Castelvecchio"

Il punto 8 del primo pilastro è dedicato al museo di Castelvecchio che pare sia destinato a diventare "grande". Qui le idee appaiono già molto chiare: «L’amministrazione attiverà fin da subito le opportune interlocuzioni con i ministeri competenti, Difesa e Cultura in primis. L’obbiettivo è quello di trovare una sede alternativa idonea per il Circolo Unificato dell’Esercito, magari portando a compimento il progetto già elaborato dagli Amici dei Musei Civici, su mandato dell’Esercito, presso il convento di San Giacomo di Galizia nel complesso dell’Ospedale militare di Santo Spirito. È un passaggio fondamentale per dotare il principale museo civico di Verona di percorsi accessibili e di servizi essenziali per un museo internazionale (bookshop, guardaroba, caffetteria, spazi per la didattica, sala conferenze, ecc.)».

Turismo e tassa di soggiorno ridotta

Il punto 10 del primo pilastro promette di fornire nuovo impulso al turismo di Verona anche attraverso un apposito «Piano strategico» e uno speciale «Portale» dedicato, quindi viene poi aggiunto: «Incentiveremo periodi di soggiorno prolungato, con tariffe agevolate e tasse di soggiorno e biglietti convenzionati che incentivino il turista a pernottare più giorni nella nostra città».

Educazione, scuola: i nidi in ogni quartiere

I punti 1, 2, 3 e 4 sono dedicati alla scuola ed all'educazione, compreso il mondo universitario. Si parla di «edilizia scolastica» e «mobilità dolce», nonché di «rinnovo dei plessi scolastici per renderli più sicuri e integrati con le aree verdi di quartiere e l’impiantistica sportiva».

La promessa più concreta è estrapolabile dal punto 3 del secondo pilastro: «Prevediamo la realizzazione di asili nido in ogni quartiere». A questa poi si aggiunge, al punto 4, «la realizzazione di nuove residenze per chi studia in città e proviene da altre città», quindi al punto 7 l'«istituzione della "Consulta delle comunità e delle disabilità"» al fine di «risolvere in maniera trasversale i problemi quotidiani legati alle disabilità delle persone singole e delle loro famiglie».

Il punto 8 preve l'«adesione del Comune di Verona alla "Carta RE.A.DY"», ovvero un accordo, o meglio una «carta d'intenti», già sottoscritta da altre città, che porterebbe dunque Verona a far parte della «Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere». 

Il punto 11 prevede che «i quartieri devono tornare a essere il "centro" della vita della città e di chi la abita. Anche per questo proponiamo la riapertura dell’Anagrafe di quartiere».

Sviluppo economico, apertura all'Europa e al Mondo

Il punto 1 del terzo pilastro si propone di «riportare la cultura del rispetto, la filosofia dell’incontro e dell’ascolto, la valorizzazione delle diversità ad essere il centro del modo di amministrare la città». Al punto 2 viene annunciato che «la Giunta comunale sarà composta con il principio della parità di genere, basata sulle reali competenze delle persone individuate. Similmente faremo per tutti gli organi e le nomine di competenza del Comune». 

Al punto 5 si toccano gli asset strategici di Verona dal punto di vista economico: «Valorizzeremo e razionalizzeremo gli asset strategici della città. La Fiera, l’Aeroporto, le società partecipate come Agsm e Aim, la Fondazione Arena...devono tornare ad avere un ruolo attivo e integrato con le politiche della città, nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli e secondo la filosofia della "competenza" delle persone che vi operano».

È poi prevista «l’istituzione di un Assessorato ai rapporti con l’Europa e il territorio per favorire anche l’integrazione delle politiche con i Comuni della Provincia, dell’area del Lago di Garda, della Lessinia». Infine, si prevede l'istituzione di «un ufficio comunale che si occupi dei bandi europei, intercettando e coordinando le opportunità che esistono per Verona». Un compito questo che forse potrebbe banalmente essere integrato all'assessorato di cui sopra.

Al punto 6 del terzo pilastro si prefigura la realizzazione di «un collegamento ferroviario tra la Stazione e l’Aeroporto, per favorire il trasporto di persone e merci tra i due hub principali della città, con la possibile connessione con la città di Mantova e con il Lago di Garda».

Filobus e mobilità sostenibile

Al punto 3 del quarto pilastro si afferma di voler «favorire un modello di mobilità sostenibile, coordinato da un Ufficio comunale, con più mobilità pedonale». In tal senso si promettono «connessioni tra piste ciclabili (bici plan) e cicloposteggi, incrementando l’uso di e-bikes».

In merito all'annosa questione "filobus" viene spiegato: «Per il progetto filobus l’opera andrà completata apportando le dovute migliorie per non far perdere i fondi pubblici già stanziati. Andranno realizzati i parcheggi scambiatori e le variazioni alle condizioni viabilistiche (corsie riservate e protette, riduzione traffico privato, riduzione parcheggi di superficie)».

Il punto 5 del quarto pilastro affronta il tema dell'«emergenza abitativa» e spiega: «Studieremo apposite convenzioni con Enti del terzo settore per garantire alle cittadine e ai cittadini, che ne abbiano diritto e non abbiano le possibilità, un adeguato alloggio». Al punto 6 si affronta invece la questione delle barriere architettoniche: «In questo ambito dobbiamo anche lavorare per l’abbattimento completo delle barriere. Le Paralimpiadi del 2026 rappresentano il primo obiettivo in cui cercare di presentare Verona con almeno il 50% delle barriere architettoniche rimosse».

Sociale e responsabilità

Il quinto pilastro ruota attorno al «mondo del terzo settore» ed annuncia l'istituzione di un apposito assessorato «con delega specifica, distinta da quella ai Servizi Sociali». 

Al punto 1 del quinto pilastro si afferma che «i rifiuti possono diventare una risorsa, all’interno di una economia circolare che genera benessere e migliora la qualità della vita e del lavoro». La domanda cui il programma tuttavia non risponde è se però a Verona, finalmente, si inizierà a fare una vera e propria raccolta differenziata dei rifiuti. 

I giovani

Fuor di pilastro, vengono indicati nel programma alcuni temi che coinvolgono i più giovani. Su tutti segnaliamo la promozione di «politiche per favorire l’insediamento di giovani e giovani coppie in città (es. sgravi fiscali, controllo degli affitti, incentivi ai locatari)», nonché la creazione di «aule e spazi dedicati allo studio in varie zone della città» e il rilancio del «servizio bibliotecario comunale».

Si propone quindi di creare "La casa del rider", ovvero di «trovare e rigenerare uno spazio cittadino rendendolo un luogo di ristoro per i rider». Infine, viene proposto di «introdurre un biglietto unico integrato per i mezzi di trasporto pubblico per i giovani che risiedono o studiano in città».

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