Filobus, tre mesi di tempo all'amministrazione per salvare il progetto

È questo il tempo concesso dal consiglio comunale che ha approvato la mozione intitolata «Filobus: dalle parole ai fatti». Una documento che proprio nel titolo racchiude l'auspicio di tutti

(Foto di repertorio)

«Dopo il voto del consiglio comunale, sindaco, giunta e Amt hanno tre mesi per rendere conto della strategia per recuperare i resti del disastroso progetto filobus e, ci auguriamo, individuare un'alternativa che utilizzi i fondi a disposizione per opere innovative e migliorative». Con queste parole il consigliere comunale di Traguardi Tommaso Ferrari ha commentato l'esito del consiglio comunale straordinario di giovedì scorso, 30 luglio, in cui è stata approvata la mozione dell'opposizione intitolata «Filobus: dalle parole ai fatti» e che proprio nel titolo racchiude l'auspicio di tutti. Anche del movimento Traguardi, che con il suo segretario Giacomo Cona ha chiesto che i cantieri del filobus attualmente in corso siano completati e che si limitino al minimo i disagi alla viabilità. 

Disagi che sono stati sottolineati dai consiglieri comunali del Partito Democratico Federico Benini, Stefano Vallani ed Elisa La Paglia: «Quello che sta accadendo in Via Fra Giocondo, con aree che restano formalmente dei cantieri anche se le transenne sono state rimosse, sta accadendo in tutte le altre zone della città interessate dal progetto filobus, come ad esempio Via Fedeli a San Michele e Via Dalla Corte in Borgo Venezia. Strade dove i cantieri non sono mai stati completati, dove le transenne continuano ad occupare più di metà della carreggiata e dove da mesi non si vedono operai al lavoro. L'amministrazione deve ordinare ad Amt di provvedere con urgenza. Prima di avviare altri lavori, l'amministrazione abbia almeno la decenza di chiudere quelli avviati».

Durante il consiglio comunale, comunque, il presidente di Amt Francesco Barini ha assicurato che i lavori attualmente in corso termineranno a settembre, con la riapertura delle scuole. Ma, al di là dei cantieri, con la mozione approvata giovedì, il consiglio comunale ha chiesto di conoscere in che modo il progetto filobus sarà modificato, dato che lo stesso sindaco Federico Sboarina aveva dichiarato di essere al «lavoro per portare a Verona un mezzo moderno» e di aver incontrato il ministro dei trasporti Paola De Micheli proprio per discutere di possibili cambiamenti. Il problema è che finora sono state pronunciate tante parole ed il consiglio comunale ha chiesto di vedere degli atti concreti nel giro di tre mesi.
Ed insieme ai consiglieri comunali, anche alcuni consiglieri regionali veronesi chiedono a Sboarina e ad Amt di passare dalle parole ai fatti. «Sapevano anche prima del Covid che il filobus era un'opera superata, perché è attestato come la sua capacità di trasporto sia inferiore a quella dei singoli autobus in circolazione e che il filobus così come congegnato non sposti un solo cittadino dal mezzo privato a quello pubblico - ha dichiarato Orietta Salemi di Italia Viva - E poi, dopo centinaia di alberi tagliati e mesi e mesi di mancate risposte, il sindaco pensa prima all'opera tecnica e poi al piano generale di mobilità? Da che mondo e mondo viene prima la pianificazione e poi la scelta del mezzo tecnico, pena l'immobilismo e le ferite aperte nei quartieri sotto gli occhi di tutti». Mentre Massimo Giorgetti di Fratelli d'Italia ha commentato: «Spiace che Verona e i veronesi siano rimasti intrappolati per mesi nei cantieri, che hanno letteralmente devastato alcune aree della città, e che siano stati abbattuti centinaia di alberi per fare spazio ai lavori. I cittadini chiedevano da tempo all'amministrazione Sboarina di virare verso una infrastruttura meno invasiva ed è un bene che alla fine sia successo, peccato che per un cambio di rotta ci sia voluta una pandemia».

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Il filobus, però, non è argomento solo politico. Anche la cittadinanza si è attivata, soprattutto i contrari all'opera, i quali si sono organizzati nel comitato No al Filobus e che è stato supportato nella sua battaglia da altri comitati, come il comitato di Verona Sud ed il comitato Asma, ed anche dalle associazioni Italia Nostra e Lipu. Anche i comitati che hanno preso a cuore la questione filobus hanno potuto partecipare al consiglio comunale ed hanno consegnato un documento in cui spiegavano la loro contrarietà alla filovia. «Un progetto vecchio che sventra la città - si legge nel documento consegnato durante l'assise civica - Un progetto catastrofico per Via Mameli che congestionerà il traffico in quella parte della città. L'intasamento automobilistico bloccherà tutta la direttrice Ca'di Cozzi - Borgo Trento - Teatro Romano, costringendo l'amministrazione comunale a costruire nuove arterie, aumentando di conseguenza il consumo di suolo pubblico e devastando il paesaggio. Pensiamo con forte preoccupazione al nodo cruciale dei sottopassi in Via Città di Nimes che paralizzeranno quella zona e tutta la viabilità cittadina per qualche anno. È un progetto che ha costi immensi per la collettività: con le somme del solo mutuo è possibile acquistare circa 200 bus elettrici, senza dover costringere artigiani e commercianti, già duramente colpiti dal Covid, ad ulteriori sacrifici a causa dei cantieri».

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