Restrizioni ai ristoranti? Per l'ortofrutticolo un disastro: «Consumi in calo e ribasso prezzi»

Lavagnoli: «Merce sugli scaffali e calo dei prezzi. Valore delle zucchine è sceso di 1,5 euro»

Mercato frutta e verdura

Il semi-lockdown che ha ridotto gli orari d’apertura di ristoranti e bar sta causando conseguenze sul comparto ortofrutticolo. I consumi sono in calo sia nei discount che nei fruttivendoli, con il risultato che molta merce resta invenduta negli scaffali dei discount e dei fruttivendoli ed è soggetta a un ribasso dei prezzi.

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«Siamo preoccupati soprattutto per il settore delle orticole, che stanno risentendo più della frutta gli effetti delle restrizioni - sottolinea Andrea Lavagnoli, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona - Il valore delle zucchine è sceso in una settimana di 1,5 euro e anche il radicchio risente dell’esubero di prodotto. Con il blocco serale della ristorazione il calo dei consumi, secondo gli addetti ai lavori, è del 50 per cento e questo va a penalizzare tutta la filiera ortofrutticola. Viene colpito un settore che stava tornando alla normalità, con l’estate che aveva visto risalire i consumi di frutta e verdura. Anche le famiglie, tra cassa integrazione e perdita di posti di lavoro, stanno tirando la cinghia e risparmiano sull’ortofrutta. Con il rischio concreto non solo di nutrirsi in modo sbilanciato per carenza di vitamine essenziali, ma anche di vedere indebolite le difese immunitarie e quindi di essere più vulnerabili al virus».

Un altro scenario riguarda l’import export: «Guardando i dati ufficiali del primo semestre si nota un aumento in valore del 7,6%, però per converso c’è stato un calo di volumi del 6% - osserva sempre il presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona Lavagnoli -. Quindi anche su questo fronte non abbiamo recuperato nulla. Continuiamo a subire, inoltre, una forte concorrenza da parte della Spagna, che continua a piazzare merce nei supermercati italiani. Questo significa che la grande distribuzione, anziché valorizzare il prodotto italiano, continua a fare la scelta del profitto. Un comportamento inaccettabile, soprattutto in un momento di emergenza nazionale come questo, che pone l’urgenza di riorganizzare la filiera per porre rimedio allo squilibrio attuale».

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