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Cronaca

Verona, il processo Agec entra nel vivo: via a trascrizioni delle intercettazioni e ai primi testimoni

Accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta e falso in atto pubblico. Due dirigenti alla sbarra assieme ad un imprenditore e l'ex direttore, che precisa: "Con quegli appalti ho fatto risparmiare 3,4 milioni"

E ora il processo può cominciare. Non una sola obiezione presentata dagli avvocati difensori è stata accolta dai giudici chiamati a decidere sul caso Agec in tribunale. Alla proverbiale “sbarra” finiscono l’ex direttore generale S.T., i dirigenti Stefano Campedelli e Francesca Tagliaferro e l’imprenditore altoatesino Martin Klapfer. Altri cinque dipendenti hanno già patteggiato con l'accusa e sono usciti dal processo. Tutti erano presenti di fronte alle toghe, martedì mattina. E hanno sentito con le proprie orecchie le ragioni del collegio giudicante. I legali hanno provato continuamente a sfaldare le accuse avanzate dalla Procura ma senza successo. Nulla da fare per arrivare all’annullamento del decreto di giudizio immediato firmato dal pm Gennaro Ottaviano il 5 dicembre 2013. E’ ciò che si spiega con la cronaca di una giornata in aula su L’Arena

È stata la difesa di S.T. con l'avvocato Fragasso prima e De Marzi poi a sottolineare anche la mancata indicazione da parte del pm della pertinenza delle prove con le accuse. «In questo modo», ha eccepito il legale padovano, «siamo esposti al gioco della mosca cieca». Aveva puntato il dito poco prima, l'avvocato Fabio Zambelli sulle intercettazioni ambientali per le quali aveva chiesto l'inutilizzabilità. L'inchiesta era partita per l'ipotesi di corruzione, ha detto il legale, e solo grazie alle intercettazioni ambientali si è arrivati alle ipotesi di falso in atto pubblico, rivelazioni di segreti d'ufficio e turbativa d'asta di cui sono accusati i 3 dirigenti dell'Agec. Per il legale, quelle intercettazioni sono servite per assumere una notitia criminis e non per raccogliere le prove.

Al termine dell’udienza, verso le 18, i giudici hanno accolto le prove presentate dall’accusa e alcune concessioni alla difesa. Il processo ripartirà il 13 maggio con il perito che dovrà trascrivere le intercettazioni. Comincerà poi il carosello dei testimoni dell’accusa. Fra una settimana saranno sentiti in quattro, tra cui alcuni militari della guardia di finanza che hanno partecipato alle indagini.

Intanto l'ex direttore generale ha deciso di concedere un'intervista. La prima, dopo il suo arresto avvenuto il 24 ottobre scorso. In carcere per quasi due mesi e poi gli arresti domiciliari, l'ex numero uno dell'azienda comunale (che si occupa delle gestione di farmacie, servizi cimiteriali, immobili e servizio di refezione nelle mense scolastiche) è accusato di corruzione, turbativa d'asta, rivelazioni di segreti d'ufficio e falso in atto pubblico. Due i casi in cui sarebbe coinvolto: gli appalti per le mense dei bambini concessi tra il 2007 e il 2013, e la compravendita scontata di un appartamento a Bressanone con un presunto sconto concesso dall'imprenditore Klapfer in cambio, secondo l'accusa, dell'alienazione del 70% di un fondo immobiliare. T. ha voluto spiegare al Corriere Veneto di essere

«innocente e non vedo l'ora che questo processo entri finalmente nel vivo per poterlo dichiarare e dimostrare in aula»

mentre in riferimento alle accuse sugli appalti ha precisato che

«Grazie a quei due appalti al centro di questo processo, la collettività ha risparmiato un totale di tre milioni e quattrocentomila euro: novecentomila con il primo, due milioni e mezzo con il secondo. In più, sono stati salvati 131 posti di lavoro. Questo, però, nessuno lo dice...».

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