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Verona, dati alla mano, si bocciano le aperture domenicali: "Solo un danno ai piccoli negozianti"

La ricerca di Comune e Confesercenti conferma le ipotesi iniziali: nel tempo la liberalizzazione degli orari non ha fatto aumentare i consumi, ma li hanno semplicemente distribuiti su 7 giorni anziché su 6. Appello contro la nuova legge

"L’unico risultato concreto è stato quello di creare danno al piccolo e medio commercio locale a favore invece della grande distribuzione". A parlare, in merito alla liberalizzazione degli orari dei negozi (introdotta dal governo Monti) è il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Sono stati presentati a in municipio, a Palazzo Barbieri i dati raccolti da Confesercenti nel report "2012-2014: tre anni da liberalizzati", in merito alle aperture nelle attività commerciali introdotta dal 1 gennaio 2012. La tanto attesa ripresa, per commercio e turismo, non si è ancora materializzata. E nel 2014 prosegue implacabile l’emorragia di imprese nei due settori del commercio e del turismo: nei primi otto mesi dell’anno la media è stata di quasi una chiusura al giorno a Verona e provincia.

"I dati raccolti da Confesercenti rispecchiano il sentimento popolare che apprendo parlando con i cittadini – ha detto Tosi – La rice L’unico risultato concreto è stato quello di danneggiare i piccoli e medi commercianti locali a favore invece dei colossi della distribuzione che oltretutto, ad eccezione del settore alimentare, è totalmente in mano ad aziende straniere. Come amministrazione condividiamo quindi l’appello di Confesercenti ai parlamentari veneti, affinché si battano perché venga lasciata libertà di scelta in materia agli enti locali, in primo luogo alla Regione, che meglio conoscono le realtà del territorio”.

I DATI - Un bilancio, peggiore di quello registrato nei primi 8 mesi dell’anno nero 2013, durante il quale il saldo tra chiusure e aperture nel Commercio e nel turismo era in perdita di circa 200 unità. E’ questo il dato principale che emerge dalle rilevazioni sui primi otto mesi del 2014 dell’Osservatorio Confesercenti su Commercio al dettaglio e attività del Turismo. A pesare è soprattutto il calo delle iscrizioni: nei primi otto mesi del 2014 le nuove aperture sono state 115 in meno rispetto all’anno precedente. Un rallentamento – commenta Confesercenti - che è la vera novità di quest’anno: se un negozio o un pubblico esercizio in vendita, fino al 2013, erano un’occasione per un nuovo investitore, adesso sembra essersi diffusa una profonda sfiducia nelle possibilità offerte dai due settori.La "volontà popolare degli italiani", che nel referendum del ’95 si era espressa per il 63% contro le aperture domenicali dei negozi, è pienamente confermata anche nei sondaggi più recenti.

Nei primi otto mesi del 2014 il saldo tra aperture e chiusure di imprese è negativo in tutte i nostri comparti merceologici e le tipologie d’impresa prese in esame, con l’eccezione del Commercio su area pubblica e del commercio online. Segnali estremamente negativi dal turismo: il settore alloggio e somministrazione, nel quale confluiscono Hotel, ristoranti e bar, ha perso già 143 imprese.

Il peggior saldo negativo si registra nel commercio al dettaglio in sede fissa: il settore perde 315 imprese e ne guadagna 140, con un saldo finale in rosso di 175 unità. Anche in questo caso, si segnala un peggioramento rispetto allo stesso periodo 2013, quando sparirono 146 imprese.  Tra le categorie merceologiche prese in esame dall’Osservatorio Confesercenti, spicca la sofferenza registrata dai negozi dell’abbigliamento (saldo negativo di oltre 50 unità) e delle edicole e rivendite di giornali, che registrano un saldo negativo di 22 imprese.

APERTURE FESTIVE, NUOVE LIMITAZIONI. MULTE FINO A 12MILA EURO PER CHI SGARRA

“Tutto dipende da che tipo di società vogliamo impostare - ha spiegato il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti - se quella basata su belle relazioni interpersonali o quella che si cura soltanto dell’aspetto economico, limitando parecchio le possibilità dei rapporti umani. Io credo che la domenica sia fatta per le relazioni, per la Messa o perlomeno per il ritrovarsi in famiglia con serenità”.

Per il presidente di Confesercenti, Silvano Meneguzzo, la categoria è in "profondo disaccordo con la proposta di legge che sta passando dal Senato alla Camera, che non corregge in modo adeguato l’assurda liberalizzazione delle aperture dei negozi nelle giornate festive. Un provvedimento che non è riuscito ad aumentare i consumi, ma ha favorito invece la chiusura di tante piccole realtà commerciali. Noi riteniamo che non possa essere lo Stato a stabilire le regole sulle aperture delle attività commerciali, ma che debbano essere le Regioni, d’intesa con i Comuni, sulla base delle peculiarità delle diverse realtà in cui si opera”. 

I DATI DI CONFESERCENTI VERONA SULLA MORTALITA' DELLE IMPRESE (PDF)

"FACCIA TOSTA DI TOSI" - Incalza sul tema il Partito Democratico cittadino: "Ci chiediamo - spiegano i consiglieri comunali Michele Bertucco e Luigi Ugoli - se il sindaco Tosi che promuove a fianco del vescovo la sacrosanta campagna in difesa del piccolo commercio sia la stessa persona che a livello amministrativo sta mandando avanti l'autorizzazione per realizzare 8 centri commerciali a Verona Sud, due a Verona Est (accanto ai due già esistenti) e ne sta valutando di fare un'altra dozzina sparsi per la città con la scusa della legge regionale sul commercio. I casi sono due: o si tratta di un caso di omonimia oppure la faccia di bronzo del sindaco non ha limiti. Non è serio criticare l'operato del governo, che peraltro tampona una situazione di liberalizzazione sfrenata, mentre si pianifica l'eliminazione dei negozi di vicinato attraverso il consenso all'edificazione di migliaia di metri quadrati di commerciale che saranno gestiti da una grande distribuzione le cui logiche di vendita sono ben lontane da quelle che la Chiesa Cattolica e Confesercenti promuovono".

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