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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Dopo lo scontro Federfarma-Pasetto sulla Cannabis terapeutica, uno studio di Harvard

Confermati dalla ricerca guidata da Mary McCormick dell'Harvard school i benefici dei "cannabinoidi" contro i dolori. Possibile aumento dei pericoli di infarto tra i consumatori già cardiopatici o con fattori di rischio coronarici

Un megastudio statunitense, già definito una "pietra miliare" nella storia sull'uso della cannabis, pur lasciando ampie zone ancora oscure, conferma tutto il bene e il male, ma anche le incertezze sui reali effetti per la salute della marijuana. La ricerca che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene necessario far conoscere anche nel nostro Paese per aumentare i livelli di consapevolezza tra la platea dei consumatori di "maria" e derivati, è stata guidata da Mary McCormick dell'Harvard school sulla Salute pubblica e sta suscitando un ampio dibattito tra gli esperti statunitensi.

A Verona durante la scorsa settimana si è dibattuto della questione, in particolare si è assistito a un botta e risposta tra Federfarma e il Consigliere comunale Pasetto, responsabile del Centro Bernstein dove si sta sviluppando il progetto Medical Cannabis. La Federfarma di Verona ha negato di aver stretto accordi con strutture locali sulla dispensazione della cannabis ad uso terapeutico, ma "evidentemente qualcuno in Federfarma ha problemi di memoria", è stata la secca replica di Pasetto, il quale ha anche divulgato l'attestato che testimonia la partecipazione ad un corso sull'argomento.

Lo studio statunitense condotto da Mary McCormick dell'Harvard school, anzitutto ha confermato i benefici dei "cannabinoidi" contro dolori fisici, la nausea come quella indotta dalla chemioterapia, e possibilmente gli spasmi della sclerosi multipla. Ma la ricerca dell'Accademia nazionale delle scienze degli Usa, commissionato proprio mentre ben 28 Stati dell'Unione hanno in qualche forma legalizzato l'uso della marijuana, elenca ben 100 probabili effetti della sostanza sull'organismo umano. Tra i danni confermati figura l'aumento dei rischi di schizofrenia, di psicosi e di episodi depressivi. È stato inoltre registrato un possibile aumento dei pericoli di infarto tra i consumatori già cardiopatici o con fattori di rischio coronarici.

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