Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Pfas in Veneto, il Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza

Lo hanno annunciato le esponenti del PD Rotta e Puppato che, insieme a Greenpeace, hanno poi messo nel mirino la Giunta regionale. Pronta è stata però la replica di Zaia e Bottacin, che auspicano una soluzione definitiva al problema

Il Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza per le zone colpite dal grave problema dell'inquinamento da Pfas.

Lo rendono noto Alessia Rotta e Laura Puppato, esponenti del Partito Democratico che hanno seguito la vicenda e l'iter decisionale.

Una decisione importante - proseguono Rotta e Puppato - che comporta il commissariamento dell'area colpita, compresa tra le province di Verona, Vicenza e Padova, per l'esecuzione del progetto di bonifica, che prevede oltre al finanziamento di 56 milioni messi sul piatto dal Ministero dell'Ambiente per il commissario come richiesto dalla Regione, altri 24 milioni per l’ordinario, mentre resta una quota di soli 40 milioni a carico della Regione Veneto che, come ha già comunicato, intende spalmare sulla popolazione locale, fortemente provata da questa emergenza sanitaria e ambientale. Con questo preannunciato e importante passo avanti del Governo, cade ogni residuo alibi della Regione Veneto che sul tema, ha invocato lo stato di emergenza e il commissariamento per manifesta propria incapacità d’intervento. Si potrà ora, con urgenza auspichiamo, risolvere il caso grave e impegnativo dell’inquinamento da Pfas, che tanto sta preoccupando i cittadini di 3 province. Non si può nascondere l’atteggiamento assurdamente polemico, le mancanze e i ritardi con cui ha affrontato una questione così delicata per la salute delle persone, l’assessore Bottacin con la giunta Zaia, ritardi che hanno riguardato anche l'invio al ministero dei documenti necessari per arrivare alla decisione odierna.
Resta da chiarire un punto fondamentale: è corretto che la Regione reperisca i soldi necessari per dare finalmente il via all'intervento di risanamento delle zone inquinate addebitandoli in bolletta? Noi crediamo sarebbe un insulto verso coloro che troppo hanno subito da questa assenza di controlli sulle acque. Nel provvedimento si sottolinea come i piani economico finanziari e tariffari degli interventi presentati dalla Regione Veneto siano non del tutto sufficienti a dimostrare la capacità della tariffa del servizio idrico integrato di garantire la copertura dell'investimento. Su questo punto ci auguriamo vivamente - concludono le esponenti democratiche - che la Regione faccia la sua parte nel reperire e utilizzare fondi propri per coprire i 40 milioni previsti, senza riversare sulle bollette i costi di un intervento sacrosanto, necessario per dare a tutti i cittadini l'acqua pulita a cui hanno diritto.

GREENPEACE - L'annuncio è stato commentato da Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia, il quale auspica un intervento tempestivo da parte dell'ente.

Dopo diversi anni di sottovalutazione del problema, con la dichiarazione dello stato di emergenza chiesto dalla Regione Veneto si prende finalmente atto della gravità della situazione. Questo cambio di rotta è ovviamente finalizzato alla realizzazione di costosi nuovi acquedotti, necessari a garantire acqua potabile sicura ai cittadini. Tuttavia, se il Commissario non interverrà subito sulle fonti inquinanti, spingendo anche la Regione a completarne il censimento, è sin troppo facile prevedere che molti altri soldi pubblici dovranno essere spesi in futuro per fronteggiare l’emergenza mentre la popolazione veneta rimarrà esposta ai Pfas anche nei decenni a venire.

DALLA REGIONE - Sulla decisione del Consiglio dei Ministri è intervenuto innanzitutto il Presidente veneto Luca Zaia, che ha rammentato di aver lanciato la stessa proposta qualche mese addietro. 

Dico che il tempo è galantuomo. Ricordo che quando ho fatto la richiesta dello stato di emergenza per i Pfas a settembre dello scorso anno sono stato attaccato da mezzo mondo, dicendo che erano pure fantasie quelle di pensare ad un commissario e che il governo non l’avrebbe mai concesso. Vedo invece che ora la proposta che ho fatto è stata accolta, anche se ai tempi supplementari, da un governo che in pratica non esiste più. Peccato, perché così si sono persi un sacco di mesi.

Zaia poi ha parlato dei provvedimenti presi dall'ente Regionale per fronteggiare il problema e di come ci si dovrà muovere nelle prossime settimane. 

La notizia che il governo ha deliberato lo stato di emergenza – aggiunge il presidente - è comunque un passo importantissimo per mettere la parola fine in tempi brevi a una tematica tanto delicata. Viene premiata la nostra lungimiranza nell’aver affrontato con assoluto rigore un problema sul quale il Veneto sta facendo scuola anche ad altre esperienze simili: siamo stati infatti i primi a porre dei limiti, quando ancora lo Stato non si era mosso, ponendo quelli più restrittivi al mondo per le acque potabili; abbiamo approfondito e intensificato le indagini anche epidemiologiche in materia per garantire la salute dei cittadini; stiamo sviluppando un nuovo sistema acquedottistico all’avanguardia.
Ora l’obiettivo – conclude Zaia - è fare bene e fare in fretta, attraverso una struttura commissariale che ci permetterà di snellire le procedure e quindi anche realizzare velocemente il nuovo acquedotto. Conto che, nel giro di un anno, noteremo già i primi benefici e in due o tre potremmo arrivare al completamento dell’opera, cosa che in condizioni normali implicherebbe un tempo almeno doppio.

Chiamato in causa da Rotta e Puppato, lo stesso assessore all'ambiente e protezione civile regionale, Gianpaolo Bottacin, è intervenuto sulla vicenda

Da anni lavoriamo per la risoluzione del problema Pfas, anche a fianco del governo e alle varie strutture competenti, tra cui i Ministeri dell’Ambiente e della Salute e il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile. Ora che da parte governativa siamo arrivati all’attivazione dello stato di emergenza con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale, obiettivo per il quale avevamo da tempo attivato con il presidente Zaia le procedure formali di richiesta, abbiamo assieme davanti il grande impegno di dare una soluzione definitiva alla questione. 
Pur essendoci stato comunicato da fonti romane nel 2013 che non vi fosse pericolo immediato per la popolazione – sottolinea l’assessore - come Regione ci siamo subito attivati e da allora abbiamo fatto molti passi avanti ponendo, in mancanza di intervento statale, dei limiti sia sulle acque potabili che sugli scarichi industriali, ma anche facendo delle indagini per rilevare la presenza nel sangue di valori Pfas. Proprio partendo da quanto emerso a seguito delle nostre indagini sanitarie, grazie ad importanti elementi in mano, ancora lo scorso settembre abbiamo attivato la richiesta al governo per lo stato di emergenza e nel frattempo abbiamo ulteriormente ridotto i limiti sulle acque potabili, fino ad arrivare ai valori più ristretti a livello mondiale. Unica regione d'Italia ad essersi attivata fin dal 2013. Grazie al nostro intervento, nella zona rossa, da mesi è garantita la totale assenza di Pfas nell'acqua potabile.
Ora con lo stato di emergenza e la nomina di un commissario – conclude Bottacin - si potranno sensibilmente ridurre i tempi nella realizzazione dei nuovi acquedotti, con la definitiva soluzione del problema. Avendo infatti il commissario la possibilità di emettere anche delle ordinanze si potranno accelerare le procedure e conseguentemente gli interventi necessari per riportare il tutto in condizione di assoluta normalità. È una buona notizia il fatto che arriveranno gli 80 milioni di euro che, come spiegato dai tecnici del ministero nel corso del recente incontro con le Mamme No Pfas svoltosi a Roma, dovranno, in base alla normativa nazionale, necessariamente essere cofinanziati dai consigli di bacino. Resta però inteso che vale il principio del chi inquina paga e quindi al termine del procedimento relativo al danno ambientale, la Regione, che si è già costituita, chiederà i danni ai responsabili.

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