'Ndrangheta, anche un veronese tra i 17 arresti dell'operazione Sbarre

È un 22enne di Isola della Scala residente a Villafranca. È coinvolto in un'indagine coordinata dall'Antimafia di Reggio Calabria su due gruppi criminali interessati allo spaccio di stupefacenti

I carabinieri impegnati negli arresti

Sono 19 le misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari nell'ambito dell'operazione dei carabinieri denominata «Sbarre», nome ricavato da un popoloso quartiere di Reggio Calabria. È stata proprio l'Antimafia reggina a coordinare le indagini su due gruppi criminali, interessati principalmente nel traffico di sostanze stupefacenti. L'operazione ha interessato anche la provincia di Verona e nella lista dei 17 arrestati (gli altri due cittadini coinvolti sono stati sottoposti ad un obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria) pubblicata da ReggioToday figura anche un 22enne di Isola della Scala residente a Villafranca.

Per il giovane veronese arrestato l'accusa è di spaccio di sostanze stupefacenti. Sarebbe stato un suo parente, anche lui bloccato dai carabinieri, ad avergli fornito la droga che poi il 22enne smerciava.

L'intera operazione è stata raccontata da Giovanni Verduci, sempre su ReggioToday, e vede al centro due gruppi criminali legati alla 'ndrangheta che, senza pestarsi i piedi, si dividevano le piazze dello spaccio attorno al quartiere Sbarre. Quelle piazze, però, sarebbero state solo l'inizio. Sarebbe, infatti, emerso che i vertici delle due organizzazioni avevano in mente di allargare il proprio business illecito in Veneto.
Il più grande dei due gruppi era anche il più organizzato: la struttura e i ruoli erano chiari, le comunicazioni avvenivano tramite pizzini o tramite utenze intestate a prestanome e veniva addirittura tenuta una precisa contabilità. Il gruppo più piccolo, invece, intratteneva rapporti continui con figure di spicco di importanti clan 'ndranghetisti locali.
Le indagini sono partite da un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto nel 2017. In sostanza, due minori avrebbero sottratto dello stupefacente ad una delle due organizzazioni criminali e lo avrebbero poi rivenduto. Per punizione, i due sarebbero stati prelevati e portati in un'abitazione dove sono stati legati, imbavagliati, picchiati ed anche minacciati con armi da fuoco.

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