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Maltrattamento di animali al Circo Medrano. Condannato il titolare veronese

La pena per il 66enne a otto mesi di reclusione è stata sospesa. Nei loro sopralluoghi, gli animalisti trovarono elefanti, canguri e tigri tenuti in pessime condizioni

Il Tribunale di Padova ha condannato A.C. 66enne veronese titolare del Circo Medrano a otto mesi di reclusione con sospensione della pena, per maltrattamento animali.

"Siamo molto soddisfatti - afferma l'associazione animalista Lav, parte civile nel procedimento - Questa sentenza rende finalmente giustizia agli animali coinvolti e rappresenta la conclusione dell’attività congiunta di più associazioni, iniziata a dicembre del 2012 durante l’attendamento del Medrano a Padova, quando i sopralluoghi effettuati dai volontari prima e le ispezioni ufficiali poi, rivelarono condizioni di detenzione degli animali del circo assolutamente inadeguate".

La sinergia tra volontari della Lav di Padova e Guardie Zoofile Lac, supportati della sede nazionale Lav e dal materiale fornito da Animal Amnesty, frutto di precedenti investigazioni, ha permesso l’inizio del procedimento giudiziario.

"Sconcertanti - secondo la Lav - le condizioni di detenzione in cui sono stati trovati gli animali. Gli elefanti erano detenuti in ambienti spogli e privi di arricchimenti ambientali capaci di fornire stimoli, senza zone ombreggiate per il riposo, costretti a sopportare le gelide temperature invernali in ambiente senza riscaldamento, nonostante la normativa preveda almeno 15 gradi di temperatura. Assenti anche lettiera o materiale assorbente, e luoghi per bagni d’acqua. Uno dei tre elefanti, inoltre, manifestava un atteggiamento stereotipato, dondolando incessantemente in avanti e indietro, indicatore di stress cronico e sofferenza. Anche il canguro presentava comportamenti stereotipati provocati da una grave situazione di stress psicofisico, incrociando le zampe anteriori e stringendole allo sterno, talvolta utilizzandole per grattare la parte dorsale superiore dell’arto opposto. Le tigri, invece, erano segregate in gabbie allestite sull’asfalto senza alcun isolamento e protezione, e camminavano ossessivamente avanti e indietro lungo il perimetro della gabbia, mentre i rettili, ma anche ragni e scorpioni, erano prigionieri in teche sottodimensionate senza verde o rami per riprodurre l’habitat".

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