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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

La vicinanza al popolo ucraino il comune denominatore tra Zaia e Rotta per il 25 aprile

Nei messaggi lanciati dai due politici di fazioni opposte, il punto in comune è la solidarietà alla popolazione aggredita nella guerra che si sta consumando nell'est europeo

Le celebrazioni della Festa della Liberazione che si sono tenute a Verona, hanno avuto tra i temi principali la vicinanza al popolo ucraino, che da oltre due mesi subisce l'aggressione da parte della Russia. Una guerra di invasione che in Europa non si vedeva da decenni e che nessuno avrebbe voluto rivivere. 
Vicinanza alla popolazione aggredita che trova riscontro nei messaggi due politici di fazioni opposte: il presidente del Veneto Luca Zaia (Lega) e la deputata Alessia Rotta (Partito Democratico). 

Le parole di Zaia

«Settantasette anni fa, con la Liberazione, per il nostro Paese si concludeva il secondo conflitto mondiale e con la democrazia ritrovata si è cementato quello spirito di rinascita alla base di uno sviluppo senza precedenti per la nostra regione che dalla rovina e dalla miseria passò ad essere uno dei principali poli produttivi a livello internazionale. La certezza di aver imparato dalla storia il valore della libertà, diede ai nostri genitori la volontà di ricostruire la nuova società rifiutando la guerra e con la volontà che quella conclusa nel 1945 sarebbe stata l’ultima a sconvolgere l’Europa. Oggi, invece, stiamo purtroppo assistendo, in Ucraina, ancora a una nuova guerra. Un’aggressione internazionale che, al di là degli intenti geopolitici, ha prodotto nuove e numerose vittime tra civili e bambini, decine di migliaia di profughi, distruzione di intere città e paesi. Una scia di sangue che, con forza, chiediamo sia al più presto interrotta».
Ha detto il presidente della Regione in occasione della Festa della Liberazione. 
«Il 25 aprile per noi è anche la festa del Patrono delle Genti Venete, San Marco, il cui leone alato è ancora simbolo universale sulla nostra bandiera – prosegue il Governatore -. L’unica bandiera al mondo su cui figura la parola "Pace". È la sintesi di un’antica tradizione di libertà, solidarietà, altruismo e cosmopolitismo da sempre propria della nostra gente. Per questo, la data della Liberazione rappresenta doppiamente una ricorrenza di identità storica, nel rispetto della libertà di tutti e delle regole, nel rifiuto di ogni violenza e prevaricazione, nei valori della civile convivenza, nell’assunzione autonoma delle proprie responsabilità come contributo alla vita e alla crescita collettiva.
Il nostro Veneto settantasette anni fa faceva i conti con il dramma della guerra e il prezzo che richiede la libertà – aggiunge il Presidente -. Un prezzo pagato con molte vite e tante sofferenze che, oggi, ci impone di non dimenticare come nella nostra regione sia stata scritta una delle pagine più importanti della guerra di Liberazione. Una Resistenza non solo combattuta con le armi, come ci ricordano i tanti gonfaloni dei nostri comuni decorati al valore, ma anche vissuta silenziosamente come quella di tante donne che sopportarono rischi e fatiche, reagendo alle privazioni, alla fame e alle razzie. O quella di coloro che a rischio della loro vita hanno reagito alle persecuzioni razziali come gli oltre cinquanta veneti riconosciuti Giusti tra le Nazioni da Israele. Nel clima di odio più profondo che il nostro paese ha conosciuto c’è stato, infatti, chi non ha perso i sentimenti di umanità. Quegli stessi sentimenti che, in altra situazione, oggi condividiamo accogliendo nella nostra regione oltre 14.000 persone in fuga dalla violenza della crisi ucraina e che hanno sostenuto migliaia di cittadini, operatori e volontari nel corso della grave pandemia da cui stiamo faticosamente uscendo.
Liberazione e San Marco – conclude il Presidente del Veneto - sono le celebrazioni che in un’unica giornata riuniscono quei principi come pace, lavoro, democrazia, solidarietà che sono da sempre nel DNA della nostra terra. Un’occasione per vivere la ricorrenza nel significato che rappresenta, oltre ogni divisione ideologica».

Il messaggio di Rotta

«Il 25 aprile è il giorno in cui si celebra la Liberazione dall'oppressore e dalla dittatura. Il 25 aprile è il giorno che ha aperto la strada all'affermazione dei valori e dei principi democratici nei quali ci riconosciamo e che sono a garanzia delle nostre libertà. Ed è per questo che si tratta di una grande Festa popolare che riguarda ognuno di noi e che dovrebbe unire tutto il Paese senza divisioni perché non ci si può dividere quando si celebra la democrazia contro la tirannide. Eppure, molti la considerano una festa divisiva perché solo di una parte quando, in realtà, l'Italia fu liberata e poi ricostruita da cattolici, comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, azionisti cioè tutte quelle forze politiche democratiche grazie a cui è nata la nostra Costituzione», queste le parole della deputata veronese del PD.
«Quest'anno in occasione del 25 aprile, il nostro pensiero non può non andare al popolo ucraino. Di fronte alla sopraffazione e alla violenza non possono esserci distinzioni o ambiguità. Di fronte alla barbarie e all’assalto ai valori democratici non ci si può dividere o litigare perché il 25 aprile celebriamo, sì, la pace ma quella che deriva - come ha ricordato il Presidente Mattarella - dal non essersi arresi “di fronte alla prepotenza”. 77 anni fa i partigiani di ogni colore politico sono morti per la libertà, la loro e la nostra e oggi difendere e sostenere la resistenza del popolo ucraino significa ricordare le ragioni del momento fondativo della Repubblica democratica.
L'attacco violento della Russia non ha giustificazione. Non può esserci pretesa di dominare un altro popolo e di invadere uno Stato sovrano. Proprio contro la disumana barbarie dell'oppressore 77 anni fa donne e uomini si armarono per affermare il proprio diritto alla pace e a pagare il prezzo più alto furono le popolazioni civili. Ma da quella terribile esperienza abbiamo conquistato la libertà: oggi non possiamo dimenticare, rimuovere o disinteressarci delle sorti di migliaia di persone che, come allora, si battono per il diritto ad esistere e a scegliere. Oggi, come allora, si difendono i valori comuni su cui si è costruita la pacifica convivenza tra i popoli. Tra aggressore e aggredito c’è una distanza incolmabile che nessuna parola può riempire. Oggi siamo vicini al popolo ucraino che chiede la libertà. Siamo uniti nel condannare ogni sopraffazione totalitaria, difendere la democrazia e i diritti e affermare lo straordinario valore della dignità umana. Solo difendendo la democrazia si può costruire un futuro di pace.
Celebrare il 25 aprile significa non voltarsi dall’altra parte».

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