Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca Via Prada

Ordigni artigianali esplosi contro un hotel che ospita i rifugiati. 5 denunciati

L'episodio è avvenuto alle 2 della notte tra il 30 e il 31 ottobre all'hotel Genziana di Prada, a San Zeno di Montagna. Dopo accurate e complicate indagini, la Digos ha individuato i colpevoli

Ci sono voluti diversi mesi di indagine alla Digos di Verona per denunciare i cinque giovani che alle 2 della notte tra il 30 ed il 31 ottobre 2015 hanno fatto scoppiare due ordigni esplosivi davanti all'hotel Genziana di Prada, Comune di San Zeno di Montagna. La struttura ospita circa 80 profughi originari del Bangladesh e del Pakistan e, proprio per manifestare la loro contrarietà all'accoglienza del gruppo di richiedenti asilo, i cinque ragazzi hanno fatto esplodere gli ordigni rudimentali e hanno appeso uno striscione bianco con la scritta nera "Italia agli italiani".

L'allarme è stato dato dal vigilante dell'hotel che nella notte aveva sentito due forti deflagrazioni. L'uomo è uscito a controllare nel buio ma non ha riscontrato danni all'albergo, così la mattina successiva ha chiamato la polizia. Gli uomini della scientifica hanno trovato sul posto residui di polvere da sparo, parte di un fumogeno bruciato e altre tracce lasciate lungo la via di accesso all’hotel. Gli esplosivi sono stati fatti scoppiare a circa 100 metri dalla struttura ricettiva e non ha arrecato danni a cose o persone.

Tuttavia gli investigatori hanno capito subito che non si trattava di grossi petardi regolarmente venduti e ciò ha aumentato l'attenzione per un atto intimidatorio già di per sé grave e pericoloso. Gli esami eseguiti sui reperti sequestrati hanno confermato che erano stati esplosi due H.M.E. (Home Made Explosive), ordigni artigianali assemblati con componenti chimici, sostanze varie ed idrocarburi che normalmente si usano per diverse attività, ma che, se opportunatamente miscelate e minimamente elaborate, sono in grado di produrre una reazione chimica esplosiva.

L'attività d’indagine è stata portata avanti dalla Digos scaligera, con il coordinamento della dottoressa Elisabetta Labate della Procura di Verona, e si è rivelata di non facile soluzione: gli inquirenti avevano recuperato un'impronta digitale su un frammento del materiale ritrovato, ma tale indizio non è sto sufficiente a scoprire il colpevole perché l’impronta non era presente nelle banche dati del Ministero dell’Interno. Gli autori del gesto, dunque, non erano pregiudicati e non erano stati attenzionati dalle forze di polizia.

Si è proceduto dunque con un'attività di osservazione e ricerca di altre tracce, servendosi anche dei sistemi di videosorveglianza. Dalle immagini delle telecamere è stata scoperta l'auto usata dai responsabili quella sera, una Volkswagen Polo. Le immagini mostravano parte della targa ed è stato così possibile risalire ad uno dei responsabili e poi a ricostruire l'intera vicenda che ha portate alla denuncia di cinque ragazzi.

I denunciati sono quattro ragazzi e una ragazza tra i 18 e i 21 anni. Sono studenti o lavoratori dipendenti, ragazzi comuni che non si erano mai messi in mostra nel mondo dell'estremismo politico. La ragazza all'epoca dei fatti era minorenne, per questo è stato coinvolto anche il Tribunale dei minori di Venezia. Alcuni sono residenti a Bussolengo, altri a Torri, ed erano tutti incensurati tranne la ragazza, che era stata fermata per lesioni personali, ingiuria e minacce. I cinque dovranno rispondere in concorso tra loro dei reati di fabbricazione ed esplosione di ordigni, aggravati dalla finalità della discriminazione razziale.  

Le perquisizioni domiciliari eseguite su delega della magistratura veronese hanno poi fatto acquisire altri elementi di prova. In particolare in un'abitazione sono stati sequestrati striscioni bianchi pronti all’uso, bombolette spray, torce luminose, petardi, fumogeni, raudi, un barattolo contenente nitrato di potassio, una scatola contenente varie micce, tubi in alluminio ed in plastica, nonché una scatola di zolfo, tutto materiale utilizzabile per il confezionamento di esplosivi artigianali.

Gli indagati con l’assistenza di avvocati di fiducia hanno confessato le proprie responsabilità, dichiarandosi pentiti per l’azione criminale.

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