Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Coprifuoco e nuovi parametri per i colori delle Regioni: le decisioni del governo slittano

Manca l'accordo nella maggioranza, così nulla cambierà prima della prossima settimana. Dall'eliminazione del coprifuoco al superamento dell'indice Rt, tutte le novità in vista

Polizia locale in via Mazzini a Verona

Ogni giorno che passa le decisioni importanti da parte del governo sulla gestione della pandemia paiono dilatarsi nel tempo. È ormai quasi scontato che sui due filoni principali della discussione politica interna alla maggioranza, vale a dire il coprifuoco ed il ripensamento dei parametri che attribuiscono a ciascuna Regione il colore e le restrizioni di riferimento, si dovrà attendere la settimana prossima per vedere delle novità.

Vi è un asse nel centrodestra che preme per eliminare il coprifuoco, ma dall'altro lato dal Pd a Leu si continua a privilegiare una linea più prudente che porti il Paese verso riaperture graduali e però irreversibili. Così, non essendoci un accordo anzitutto proprio sul coprifuoco, la Cabina di regia che avrebbe dovuto tenersi oggi o comunque entro questa settimana, si svolgerà non prima di lunedì prossimo. L'ipotesi più concreta è dunque al momento che si arrivi alla decisione (frutto di un compromesso politico più che di un calcolo scientifico) di posticipare il coprifuoco alle ore 23, a partire però da una data che ad oggi resta più che mai avvolta nella nebbia. Vi è chi preme perché il tutto cambi già da martedì prossimo, ma non è da escludere che la misura divenga operativa soltanto più avanti. Tutto, come sempre, dipenderà dalla capacità di mediazione esercitata dal premier Draghi nei confronti della sua variopinta maggioranza.

Per ora da palazzo Chigi filtra una linea orientata all'attendismo, scelta peraltro giustificata in virtù del fatto che dopo le riaperture del 26 aprile sia necessario aspettare il monitoraggio di venerdì 21 maggio per poter avere dei dati che ne descrivano gli effetti sotto il profilo epidemiologico, essendo appunto che ciascun monitoraggio restituisce la "fotografia" della pandemia riferita alle precedenti due settimane. Tuttavia, da parte del centrodestra è in programma la presentazione al Senato di una mozione congiunta per chiedere, in sostanza, di anticipare le prossime aperture previste per i mesi di giugno e luglio, dalle palestre ai parchi tematici, dai matrimoni ai ristoranti anche al chiuso, dagli stadi ai centri commerciali nel weekend, oltre naturalmente alla cancellazione del coprifuoco. Difficile che tutto ciò si trasformi effettivamente in provvedimenti concreti, ma certo la prova muscolare tra le forze della maggioranza è pronta a salire di livello nel grado di tensione.

Altra partita molto delicata e, tuttavia, decisamente sentita soprattutto a livello locale, con diversi governatori di Regione in prima fila, è quella che si lega alla richiesta di modificare i parametri per la definizione dei "colori" di ciascun territorio. Il grande "imputato" è naturalmente l'indice Rt, ovvero l'indice di trasmissione del contagio. Ad oggi se il valore supera la soglia 1 e si accompagna ad un rischio almeno "moderato", oltre che ad un'incidenza settimanale di casi positivi ogni 100 mila abitanti superiore ai 50, scatta la zona arancione, mentre se l'indice Rt supera il valore 1,25, si accompagna ad un rischio almeno "moderato" e a un'incidenza superiore ai 50 casi, scatta la zona rossa (quest'ultima può essere determinata anche dalla semplice incidenza qualora in una Regione sia superiore ai 250 casi ogni 100 mila abitanti).

La proposta che parrebbe emergere in queste ore è quella di rivoluzionare il modello di valutazione della situazione epidemiologica in ciascuna Regione italiana, fondandolo non più sull'indice Rt, bensì anzitutto proprio sull'incidenza dei casi positivi, pur mantenendo l'impostazione generale delle quattro differenti zone colorate (bianca, gialla, arancione e rossa) e delle relative restrizioni. Oltre a ciò ad essere presi in considerazione dovrebbero essere i tassi di occupazione dei posti letto negli ospedali. Secondo quanto riportato dall'Ansa, un'ipotesi potrebbe essere la seguente: zona rossa con oltre 250 casi positivi ogni 100 mila abitanti, zona arancione quando i casi positivi sono compresi tra i 150 ed i 250, zona gialla se i casi sono tra i 50 e i 150, infine sotto la soglia dei 50 casi positivi settimanali ogni 100 mila abitanti si entrerebbe in zona bianca. Per la zona rossa verrebbe però fissata la regola del passaggio obbligato in caso di sforamento dei livelli del 40% e del 30% rispettivamente per l'occupazione dei posti letto ospedalieri in area non critica e nelle terapie intensive.

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