Come si è sviluppato il nuovo focolaio in Veneto che tocca da vicino anche Verona?

Un "caso indice" e quattro "casi secondari", uno nel Veronese che ha poi 37 contatti isolati

Coronavirus - ospedale

Il governatore del Veneto Luca Zaia è molto arrabbiato, lo ha detto chiaramente, per quanto avvenuto negli ultimi giorni in merito all'emergenza coronavirus. A non essergli affatto piaciuta è stata soprattutto la "leggerezza" con la quale, da parte di alcuni cittadini veneti, è stata gestita la propria "sintomaticità" e la propria "positività". Non è l'unico in Regione, poiché ve ne sarebbero circa una ventina in realtà seppur circoscritti, ma il neonato focolaio veneto che vede a vario titolo coinvolte le province di Vicenza, Padova e Verona è sicuramente quello che più ha infastidito il presidente Zaia, tanto da fargli cambiare idea, almeno in parte, sulle modalità di gestione della fase attuale ed annunciare pubblicamente per lunedì 6 luglio una nuova ordinanza «per inasprire le regole». 

Cosa è avvenuto perché il nuovo focolaio si sviluppasse? Secondo la relazione ufficiale del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, il cosidetto «caso indice» o paziente zero sarebbe stato segnalato positivo al tampone per il virus Sars-CoV-2 lo scorso 29 giugno. L'uomo è residente nella provincia di Vicenza ed è stata quindi avviata la ricerca dei suoi contatti. I primi sintomi li avrebbe manifestati già il 25 giugno, giorno nel quale aveva fatto ritorno dalla Serbia dove si era recato per un viaggio di lavoro. Nonostante la presenza di febbre e malessere, risalenti già al giorno prima, il soggetto in questione si sarebbe concesso diversi contatti tra il 26 e il 27 giugno, con tanto di partecipazione ad una festa e ad un funerale, oltre che alla normale vita di paese e sul lavoro. Solo il 28 giugno il signore si sarebbe infine recato al pronto soccorso di un ospedale nel Vicentino dove il test con tampone avrebbe in seguito dato esito positivo, per poi essere trasferito nell'ospedale del capoluogo berico, ma qui l'uomo avrebbe rifiutato il ricovero. Quest'ultimo sarebbe poi avvenuto, dopo molte insistenze, solo il giorno 1 luglio e a quel punto il paziente, il quale al momento è in Rianimazione, avrebbe fornito la sua lista di "contatti" riferiti ai giorni tra il 23 e il 28 giugno, ma anche alla sera del 30 giugno, cioè dopo aver già avuto l'esito positivo al virus del suo tampone. Una cosa quest'ultima che il governatore Zaia oggi non ha esitato a condannare e giudicare «irresponsabile». 

A questo punto il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica ha ricevuto diverse chiamate di persone entrate in contatto con il paziente zero, ma il 30 giugno è soprattuto arrivata la notizia della positività al virus di uno dei colleghi del paziente zero che con lui aveva partecipato al viaggio di lavoro in Serbia. Si tratta del cosiddetto "primo caso secondario" e sarebbe anch'egli residente nella provincia di Vicenza. Anche in questa circostanza le indagini sono state prontamente avviate e uno dei contatti indicati dal "primo caso secondario" sarebbe riferito all'Ulss 9 Scaligera, quindi nella provincia di Verona. Ma al viaggio di lavoro in Serbia avrebbero partecipato col paziente zero anche altre due persone: il "secondo caso secondario" che il giorno 1 luglio sarebbe stato segnalato positivo al virus e residente sempre nella provincia berica, oltre al "terzo caso secondario" e cioè un soggetto residente nella provincia di Verona di cui l'Ulss 9 Scaligera ha riferito la positività.

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Il "quarto caso secondario" è infine quello riferito a una paziente che il 29 giugno si sarebbe recata al pronto soccorso dell'ospedale di Schiavonia presentando sintomi quali febbre, vomito e diarrea, risultata positiva al tampone e che avrebbe dichiarato di aver avuto contatti col paziente zero, cioè l'iniziale «caso indice». Per quanto riguarda il "terzo caso secondario", vale a dire quello del residente nella provincia di Verona, si tratterebbe di un dipendente che col datore di lavoro si sarebbe recato appunto nella sede dell'azienda in Serbia tra il 18 e il 22 giugno, viaggiando a bordo anche di un furgone con altri due operai, un serbo e un bosniaco. L'operario serbo sarebbe stato sintomatico Covid e, al momento, stando sempre al contenuto della relazione ufficiale dell'Issp, si troverebbe ricoverato in Rianimazione nel proprio Paese d'origine. Al culmine di questa vicenda, l'esito per ora è quello di 5 nuovi casi positivi, di cui 3 situati nella provincia di Vicenza, 1 in quella di Padova e 1 in quella di Verona, ma vi sono anche 52 contatti tracciati e sottoposti all'isolamente fiduciario per la provincia berica, oltre ai 37 contatti tracciati e sottoposti ad isolamento nella provincia di Verona.

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