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Villa Serena

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Morto di Covid nella casa di riposo di Bardolino, in arrivo un esposto

I familiari di Adriano Fasoli si sono rivolti a Studio 3A-Valore, società pronta a rivolgersi alla magistratura scaligera per avviare indagini sulle procedure seguite da Villa Serena

Era un ospite della casa di riposo Villa Serena di Bardolino ed è morto di Covid-19 il 12 gennaio scorso. Sono tante le vittime che il virus ha mietuto nelle rsa veronesi. Una di queste è Adriano Fasoli, 79enne di Dolcè, ospitato dal dicembre 2019 nella struttura di Bardolino. Attorno al suo decesso si sono addensati i dubbi dei familiari, i quali si sono rivolti al consulente legale Riccardo Vizzi, affidandosi a Studio3A-Valore, società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.
La documentazione clinica di Fasoli è stata già richiesta. E, una volta acquisite le carte, Studio 3A le vaglierà e le inserirà nell'esposto che sarà presentato all'autorità giudiziaria. Con questa azione, si vuole chiedere alla magistratura scaligera di accertare se vi siano state responsabilità da parte della casa di riposo, sia nelle misure preventive per evitare il diffondersi del virus tra i degenti e gli addetti, sia nelle cure prestate all'ospite, il quale non sarebbe stato trasportato all'ospedale.

ADRIANO FASOLI

ADRIANO FASOLI 1-3

Studio 3A ha descritto la vittima del coronavirus, cercando anche di ricostruire i suoi ultimi giorni. Vedovo, Adriano Fasoli era a Villa Serena dal dicembre 2019. Fisicamente non avrebbe sofferto di alcuna particolare patologia, a parte l'Alzheimer. E la casa di riposo aveva superato indenne la prima ondata di coronavirus. Dalla seconda ondata, però, è stata travolta dalla seconda ondata. Decine gli ospiti ed i lavoratori contagiati in questo inverno. E tra gli anziani che hanno contratto il virus, c'era anche Fasoli. «I suoi figli - riferisce Studio 3A - non potendo accedere in casa di riposo, venivano aggiornati telefonicamente sul decorso della malattia e sulle condizioni del padre, gravi ma stazionarie. Hanno chiesto ripetutamente di ricoverarlo in un reparto Covid dove avrebbe ricevuto trattamenti più mirati, ma il medico della struttura lo ha sconsigliato: a suo dire un ricovero avrebbe al contrario peggiorato la situazione del paziente, e poi c'era da fare i conti con il grave sovraffollamento in cui versavano gli ospedali, in particolare le terapie intensive. Il dottore aveva però garantito che, in caso di ulteriore aggravamento, Fasoli sarebbe stato subito ospedalizzato: aggravamento che purtroppo c’è stato, tanto che dopo il 10 gennaio hanno iniziato anche a somministrargli la morfina, ma anche allora il medico non ha ritenuto di procedere con il ricovero». E così Adriano Fasoli è morto il 12 gennaio scorso a Villa Serena.

I SOSPETTI DEI FIGLI DELLA VITTIMA

villa Serena 3-2
(Villa Serena)

Sconvolti dal dolore, i figli del 79enne fin da subito hanno espresso pesanti riserve sulla gestione della situazione da parte dei responsabili della struttura «sia per il mancato ricovero del padre - prosegue Studio 3A - sia per la mancanza di sicurezza nei locali dove il coronavirus non solo è entrato ma è serpeggiato in tutti gli angoli colpendo la gran parte dei degenti, oltre al personale. Una rsa ha contrattualmente l'obbligo di tutelare le persone che le vengono affidate, tanto più in quanto anziane e bisognose dei attenzioni, tutela che è gravemente mancata nella circostanza».

LA PULSANTIERA DEL CANCELLO

la pulsantiera ingresso villa serena-3

La goccia che ha fatto traboccare il vaso per i figli di Adriano Fasoli è stata la scoperta che il codice per aprire il cancello della struttura sarebbe stato scritto sulla stessa pulsantiera. Il codice, dunque, non sarebbe stato segreto e quindi, teoricamente, chiunque sarebbe potuto entrare nella struttura. «Una lacuna che acuisce i rimpianti dei familiari - conclude Studio 3A - convinti che con un maggior controllo preventivo, non solo nelle misure strettamente sanitarie ma anche sulle persone che accedevano alla struttura, probabilmente si sarebbe potuto evitare una pandemia di tali dimensioni».

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