Abusi su minori in Argentina: chiesto il rinvio a giudizio per Don Corradi

L'83enne religioso veronese è stato arrestato nel novembre 2016 in Argentina insieme ad altre 6 persone, mentre in tutto sono 13 gli imputati per i presunti episodi che si sarebbero verificati nella sede sudamericana dell'istituto Provolo

Nel novembre 2016 era stato arrestato in Argentina con l'accusa di stupro, abusi sessuali e corruzione di minori ai danni di alunni sordomuti dell'istituto Provolo di Lujan de Cuyo e ora arriva la notizia che don Nicola Corradi verrà processato
Come riporta il quotidiano sudamericano El Clarin, è stato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana a chiedere il rinvio a giudizio per il prete veronese e anche per Horacio Corbacho, religioso argentino 57enne (a sua volta appartenente alla Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti fondata da don Antonio Provolo con sede a Verona) Jorge Bordon e Armando Gomez, impiegati dell'istituto detenuti nella prigione di Boulogne Sur Mer insieme a Corbacho. Il caso ha altri nove imputati, tra cui ci sono due suore e funzionari scolastici, ritenuti complici.
Corradi inoltre era anche finito al centro delle accuse di alcuni ex alunni della sede scaligera della scuola. 

Le indagini sono durate circa un anno e mezzo, durante il quale gli inquirenti hanno individuato 18 presunte vittime di abusi sessuali e corruzione di minori, di età compresa tra i 4 e i 17 anni, e almeno 45 fatti che si sarebbero verificati tra il 2004 e il 2016. 
Il quotidiano argentino racconta come il caso sia arrivato nelle aule di tribunale grazie al vice governatore Laura Montero (UCR-Cambiemos), la quale avrebbe ricevuto la denuncia da un'associazione: si trattava di un ex studente del Provolo, che avrebbe raccontanto delle storie di abuso che circolavano nella comunità dell'istituto. Ed ora saranno in 13 a doversi presentare in aula, 6 dei quali arrestati dalle forze dell'ordine locali: i sacerdoti Corradi e Corbacho, la suora giapponese Kumiko Kosaka, gli impiegati Bordón e Gómez e l'ex rappresentante legale della scuola, Graciela Pascual.
All'83enne religioso veronese sono stati poi concessi i domiciliari per problemi di salute. Misura estesa anche alla suora giapponese e alla Pascual, mentre uno dei primi indiziati, il guardiano e chierichetto José Luis Ojeda è stato dichiarato inimputabile per una patologia psichiatrica. 

Il processo si svolgerà a porte chiuse per tutelare le vittime, ma la data non è ancora stata fissata, con i quattro principali imputati che potrebbero presentare ricorso al giudice di garanzia contro la richiesta del pm, allungando così i tempi. 
Nel frattempo l'avvocato di parte civile Sergio Salinas ha avanzato la richiesta per ottenere un unico processo per tutti gli accusati, così che "tutta la verità sia nota immediatamente e le vittime non siano esposte a lunghe ed estenuanti" audizioni orali. 

"Abbiamo sofferto per molto tempo. Abbiamo paura, stiamo ancora combattendo", hanno detto le vittime a El Clarin, mentre il procuratore Stroppiana avrebbe rivelato di essere stato informato di diversi tentativi di suicidio e di aver assistito personalmente a dichiarazioni in cui le vittime "gridavano, vomitavano e addirittura cadevano a terra per il dolore", quando raccontavano dei presunti abusi subiti. Tanto che il governo di Mendoza avrebbe offerto dell'assistenza psicologica. 

Lo stesso Papa Francesco era intervenuto dopo lo scoppio dello scandalo in Argentina, nominando commissario apostolico il vescovo ausiliare di La Plata, Alberto Bochatey, mentre la Direzione scolastica locale ha chiuso l'istituto, dirottando un centinaio di studenti circa in altre strutture specializzate.  

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