Terapia anti-Covid scoperta dall'università di Verona, l'Fda la autorizza

L'agenzia statunitense per gli alimenti e i medicinali ha dato l'ok all'uso del Baricitinib, medicinale già impiegato per la cura dell'artrite reumatoide, in combinazione con il Remdesivir

(Foto di repertorio)

La Fda, l'agenzia statunitense per gli alimenti e i medicinali, ha autorizzato l'uso del Baricitinib, medicinale già impiegato per la cura dell'artrite reumatoide, sui pazienti affetti dalle forme più gravi di Covid-19, in combinazione con il Remdesivir. Il farmaco è stato approvato come «urgenza», in assenza di terapie pienamente valide, basandosi sui risultati dello studio Adaptive Covid-19 Treatment Trial (ACTT-2), coordinato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases su una popolazione di 1.000 pazienti con polmonite da Covid-19.

Lo studio clinico statunitense di fatto confermava su un numero molto più grande di malati lo studio veronese coordinato dall'immunologia diretta da Vincenzo Bronte e dalla medicina interna diretta da Oliviero Olivieri e con Claudio Lunardi, in collaborazione con l'ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda sull’utilizzo di Baricitinib, il medicinale già impiegato per la cura dell'artrite reumatoide ed usato in modo "off-label" per lo studio nei pazienti affetti da Covid-19 in combinazione con il Remdesivir.
Il lavoro, pubblicato sul prestigioso Journal of Clinical Investigation, forniva la dimostrazione che i pazienti trattati con Baricitinib mostrano una marcata riduzione dei livelli sierici delle citochine infiammatorie mentre i linfociti T e B circolanti ritornano alla norma ed il titolo anticorpale contro il virus si alza. In altri termini, il farmaco ripristina la capacità difensiva del sistema immunitario danneggiata dal Covid. Tutto questo è associato non solo ad una riduzione del fabbisogno di ossigeno per i pazienti e quindi ad un miglioramento clinico della polmonite, ma anche ad un effetto sulla sopravvivenza dei pazienti.

«L’ateneo di Verona per primo ha messo in evidenza il meccanismo con cui agisce il farmaco sui malati - ha spiegato Olivieri - serviva che i nostri dati clinici fossero confermati con studi più ampi, cosa che ora è avvenuta. I risultati attesi sono quindi l’accorciamento dei tempi di degenza con relativa decongestione degli ospedali per più rapido turnover dei pazienti (la cosa più necessaria in questo momento), la riduzione del tasso di mortalità, la riduzione della proporzione di soggetti che debbono essere intubati in terapia intensiva».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tragico incidente sul lavoro: operaio 38enne precipita a terra e muore

  • In sella alla moto sbatte contro un'auto a Pizzoletta e perde la vita

  • Covid-19, in Veneto 107 decessi in 24 ore. 27 tra Verona e provincia

  • Nuovi chiarimenti della Regione sull'ordinanza di Zaia: sì a camminate gruppi nordic walking

  • Un hotel extra lusso nel cuore di Verona al posto degli ex uffici Unicredit

  • Il Veneto resta zona gialla, ora è ufficiale. Presidente Zaia: «Non abbassiamo la guardia»

Torna su
VeronaSera è in caricamento