Bimbi tra 0 e 6 anni, piano della Regione Veneto per far ripartire i servizi

Elaborato un protocollo unico basato su di un «patto di responsabilità» tra genitori e strutture, con uno stretto controllo sanitario sulla presenza di eventuali sintomi, soprattutto negli adulti

Foto di repertorio

Il Veneto ha elaborato un protocollo unico per riattivare i servizi offerti ai bimbi tra 0 e 6 anni; un piano sperimentale di riapertura dei nidi e dei centri per la prima infanzia, in forma ludico-ricreativa. Il documento è stato messo a punto con il sostegno della direzione regionale prevenzione sanitaria ed è stato presentato oggi, 6 maggio, ad Anci, Fism, Confcooperative, Assonidi-Confcommercio, Aninsei-Confindustria e alla federazione dei pediatri di base. A presentarlo sono stati l'assessore alla salute e al sociale Manuela Lanzarin e l'assessore a scuola e lavoro Elena Donazzan.

«Siamo pronti a condividere la nostra bozza con le altre Regioni e con il Governo e siamo pronti a confrontarci con le linee guida nazionali attualmente in discussione nei ministeri per l'istruzione e per la famiglia, al fine di facilitare il rientro al lavoro dei genitori e il ritorno alla normalità per i più piccoli - ha premesso Lanzarin - Il nostro intento è di avviare quanto prima esperienze pilota, con l'avallo della comunità scientifica, perché siamo consapevoli che famiglie e bambini non possono attendere. Ci rendiamo conto che tutto ciò avrà un notevole impatto sui costi delle strutture e sull’impegno delle famiglie, ma siamo anche pronti ad attivare ogni risorsa e a fare pressione sul Governo perché ci sia un adeguato sostegno economico».
«Il robusto lavoro di programmazione svolto dal Veneto, a partire dal protocollo sanitario unico, può costituire una ottima base di lavoro anche per le altre regioni, ma, sia chiaro - ha sottolineato Donazzan - servono risorse aggiuntive, sia per adeguare le strutture, sia per ampliare gli organici. I gestori, pubblici e privati, non possono essere lasciati soli nel fronteggiare i maggiori oneri. Servirà quindi un adeguato intervento da parte dello Stato».

Il programma di riapertura progettato dal Veneto è strettamente collegato alla situazione epidemiologica e vincolato ad uno stretto monitoraggio sanitario. Le riaperture dei servizi per i minori di 6 anni potranno partire, in via sperimentale, nelle province dove la circolazione del virus risulta inferiore, cioè Venezia e Rovigo, per poi estendersi progressivamente alle altre realtà provinciali, ultime in ordine di tempo Verona e Belluno, dove gli indici di contagio al momento risultano maggiori. «Le prime riaperture - ha evidenziato l'assessore alla sanità - dovranno essere accompagnate con campagne di test rapidi su dipendenti e genitori, per garantire la massima sorveglianza e sicurezza sanitaria».

Il protocollo prevede uno specifico «patto di responsabilità» tra genitori e strutture, che impegna genitori ed educatori a tenere alta la guardia della sorveglianza sanitaria e a comunicare eventuali sintomi-spia di contagio che si manifestino in famiglia, sia tra i minori sia tra gli adulti. L’organizzazione dei servizi dovrà prevedere piccoli gruppi stabili di 5 bambini con un educatore di riferimento: il principio del nucleo educativo stabile faciliterà il monitoraggio epidemiologico. Ai bambini che frequenteranno tali servizi ludico-ricreativi verrà richiesto inoltre il puntuale rispetto del calendario vaccinale regionale e, in vista della prossima stagione autunno-inverno, viene prevista anche la profilassi antinfluenzale e anti-pneumococcica.

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Entrando nel dettaglio, il protocollo regionale dà indicazioni sulla priorità di accesso ai servizi (famiglie in difficoltà e bimbi disabili) e sul distanziamento fisico tra bambini, tra bambini e personale e tra personale e genitori; prescrive modalità separate di entrata e uscita e ingressi scaglionati, rimodulazioni degli orari di frequenza, distribuzione degli spazi interni ed esterni con puntuali prescrizioni di igiene e sanificazione; prevede percorsi anti-assembramento per i genitori o familiari che accompagnano i bimbi, l’utilizzo di dispositivi di protezione, norme di igiene di spazi, ambienti e superfici, e uno stretto controllo sanitario sulla presenza di eventuali sintomi, soprattutto negli adulti, educatori e genitori. «Questo documento nasce dall'esperienza maturata in questi 70 giorni sull'impatto del Covid-19 sui minori e da un attento lavoro di analisi condotto sulle diverse componenti delle esperienze educative e ricreative, bambini, educatori, genitori - conclude Lanzarin - Il documento prende in considerazione i molteplici adempimenti a cui strutture, famiglie, educatori e pediatri saranno chiamati e rappresenta un quadro dettagliato e organico di linee guida per organizzare centri estivi quanto prima, e per poter programmare la ripresa dell’attività scolastica, a settembre».

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