Covid-19, Crisanti: «Il vero obiettivo sarà evitare la terza ondata a febbraio»

Il professore ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova ha parlato su Rai Tre alla trasmissione Agorà, dove ha ribadito la necessità di avere «un piano per evitare che i casi risalgano e per consolidare i risultati che otteniamo»

Andrea Crisanti

Un piano per consolidare i risultati ottenuti con le restrizioni e cercare di evitare così una terza ondata a febbraio. È questo uno dei concetti espressi durate la trasmissione Agorà andata in onda su Rai Tre da Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova, ascoltato nella mattinata di martedì. 

Terza ondata

«Il vero obiettivo che dovremmo avere ora è mettere in atto misure per evitare la terza ondata. Se ora facciamo un lockdown estremamente rigido di 6-7 settimane, poi a ridosso di Natale i casi saranno diminuiti e ci saranno mille pressioni per rimuovere le misure, perché tutti vogliono andare in vacanza, a pranzo fuori o a trovare amici fuori regione, e a febbraio staremo di nuovo in questa situazione». Ha detto il professore, che ha ribadito la necessità di avere «un piano per evitare che i casi risalgano e per consolidare i risultati che otteniamo. Qualsiasi misura di restrizione, prima o poi farà effetto ma non si può andare avanti così per mesi e mesi. L'agenda politica dovrebbe essere quella di preparare un piano nazionale per consolidare i risultati di queste nuove misure di restrizione. Altrimenti a febbraio saremo di nuovo in questa situazione, a meno di non avere il miracolo di un vaccino distribuito a tutti nei primi mesi dell'anno. Cosa che, obiettivamente, non ritengo che sia possibile». 

Terapie intensive

Il 2 novembre in Italia sono stati rilevati 22.253, ma con oltre 47 mila tamponi in meno rispetto al giorno precedente, mentre i decessi di persone positive al virus sono stati 233 e i ricoveri in terapia intensiva hanno superato quota 2 mila. Cifre che Crisanti ha commentato con un «leggerissimo rallentamento della crescita», mettendo però in guardia sulla situazione delle terapie intensive, dove i posti liberi non sarebbero «più di mille» con il rischio che si esauriscano in «10 giorni». Il docente dell'ateneo patavino ha poi puntualizzato che «abbiamo 7.000 posti in rianimazione e di questi il 70-80% sono fisiologicamente occupati da altre emergenze, quindi quelli effettivamente disponibili per pazienti Covid sono circa 2.500, ma se guardiamo al numero di posti realmente ora disponibili, non ne abbiamo ora più di 1.000, a voler essere ottimisti». 
«Se ieri fossero stati fatti 200.000 tamponi, come la media della scorsa settimana, saremmo intorno ai 34.000 contagi - ha poi proseguito -. Questo significa che abbiamo un leggerissimo rallentamento della crescita ma siamo sempre di fronte a numeri molto importanti con un numero crescente di persone che vanno in rianimazione». 

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