Domenica, 16 Maggio 2021
Politica Veronetta / Via Cantarane

Sboarina minaccia ancora l'Anpi. PD: «Inutile e inopportuno accanimento»

Il sindaco di Verona ha diffidato l'associazione dei partigiani dopo la serata organizzata a febbraio sulle foibe. Il Partito Democratico contrattacca: «Le accuse di Sboarina sono inconsistenti»

La sede dell'Anpi di Verona

Il sindaco Federico Sboarina continua a sparare contro l'Anpi, ma le sue cariche sono sempre a salve.

Il Partito Democratico di Verona e provincia interviene in difesa della locale sezione dell'associazione dei partigiani, raggiunta da una lettera di diffida da parte del primo cittadino. Il motivo della diffida è l'incontro sulle foibe che l'Anpi veronese ha tenuto nella sua sede lo scorso 15 febbraio. Sboarina è tornato a minacciare la revoca dello spazio pubblico che il Comune ha concesso all'associazione in via Cantarane e dove si è tenuta la serata che per il sindaco avrebbe "sporcato le celebrazioni del Giorno del Ricordo" perché avrebbe mancato di rispetto alle vittime delle foibe.
Accuse ritenute incomprensibili dall'Anpi che ha ribadito la totale mancanza di venature revisionistiche o negazioniste nell'incontro organizzato a febbraio. Incontro durante il quale non ci sono state contestazioni e a cui hanno preso parte tra il pubblico anche parenti di esuli istriani.

Dalla parte dell'Anpi il segretario provinciale del PD Maurizio Facincani, il segretario comunale Luigi Ugoli e i consiglieri comunali Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani.

L'inconsistenza delle accuse di strumentalizzazione politica non fanno altro che confermare la correttezza con cui l'associazione dei partigiani ha trattato il tema complesso del confine istriano, non riducibile ad un tranquillizzante schema buoni-cattivi come pretenderebbe certa pubblicistica di destra - hanno scritto gli esponenti democratici - L'insistenza del primo cittadino contro questa associazione, che nasce proprio per tener vive le radici antifasciste e liberali della nostra Repubblica, si configura sempre di più come un inutile e inopportuno accanimento frutto di pregiudizio.

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