Mozione di Bacciga anti-legge contro l'omofobia. «Braccio teso alla Cei»

Alcune associazioni veronesi che difendono i diritti delle persone lgbt criticano l'iniziativa del consigliere comunale veronese il quale vorrebbe che il Comune di Verona sostenesse le posizioni assunte dalla Conferenza episcopale italiana

(Foto Facebook)

«Un braccio teso alla Cei». Con un gioco di parole, alcune associazioni veronesi che difendono i diritti delle persone lgbt (Comitato Verona Pride, Piazza Pride 2020, Arcigay Pianeta Milk, Circolo Pink Verona e SatPink Verona e Padova) attaccano una mozione presentata dal consigliere comunale di Verona Andrea Bacciga.
Il "braccio teso" si potrebbe intendere come il sostegno che, con questa mozione, Bacciga intende dare alla Cei, la quale si è schierata contro la proposta di legge contro l'omofobia che il Parlamento sta esaminando. Una legge non necessaria, secondo la Conferenza episcopale italiana, perché nell'attuale ordinamento giuridico del Paese sarebbero già contenute le tutele contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.
Ma il "braccio teso" è anche quello che Bacciga avrebbe mostrato prima di un consiglio comunale. Un gesto costato al consigliere comunale di maggioranza un rinvio a giudizio con l'accusa di manifestazioni fasciste.

«Bacciga e la Cei sostengono che le persone lgbtqi+ non sono affatto discriminate e che hanno gli stessi diritti delle altre persone, che l'omo-bi-transfobia non esiste e che la legge contro l'omofobia servirebbe solo a mettere un bavaglio al diritto di espressione - si legge nella nota sottoscritta da Comitato Verona Pride, Piazza Pride 2020, Arcigay Pianeta Milk, Circolo Pink Verona e SatPink Verona e Padova - In pratica vogliono continuare ad essere liberi di definire le persone lgbt contro natura, innescando così continue discriminazioni contro le persone di orientamento diverso da quello eterosessuale. Sanno bene che una legge contro l'omo-bi-trasfobia potrebbe aprire le porte ad altre rivendicazioni come l'adozione e il definitivo riconoscimento dei diritti ai figli delle coppie gay. Riteniamo gravissima questa ennesima mozione che Bacciga porta in voto, ma comprendiamo bene le sue paure, tipiche di un eterosessuale che non sa come rapportarsi con le persone lgbt. La mozione Bacciga non vuole solo allinearsi alla posizioni della Cei, ma anche impegnare nuovamente un'amministrazione veronese a non riconoscere una legge che punirebbe atti violenti, quelli che quotidianamente colpiscono le persone gay, lesbiche e trans. L'invocata libertà di espressione non è che un pretesto per non parificare i diritti. Il consiglio comunale veronese, anziché contrastare i diritti, dovrebbe impegnarsi ad estenderli, senza contare che forse in questo momento socialmente così grave avrebbe ben altro da fare».

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