Tav a Verona, rischio residenti tappati in casa dalle barriere anti-rumore

Il consigliere comunale Michele Bertucco ha raccolto i malumori di alcuni cittadini di Porto San Pancrazio. Un problema sollevato anche dalla direzione Ambiente

Un ricostruzione di ciò che potrebbe accadere nella zona di via Galilei a Verona

L'amministrazione dovrà portare in consiglio comunale, presumibilmente entro il mese di dicembre 2019, il parere sul nodo Tav di Verona, ingresso Est. E i cittadini di Porto San Pancrazio temono per l'impatto che l'opera potrebbe avere sulle proprie case.

Il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco ha raccolto i malumori di alcuni residenti di via Galilei a Verona. In particolare quelli tra i civici 53 e 57 potrebbero finire tappati in casa a causa dell'altezza delle barriere anti-rumore e «con la prospettiva di vedersi persino revocare l'agibilità dell'appartamento», sostiene Bertucco.

Il consigliere comunale riporta le osservazioni della direzione Ambiente, secondo cui: «Il progetto prevede dei tratti di barriere ininterrotte da ambo i lati con altezza variabile tra 4 e 10 metri dalla quota del piano ferroviario, in alcuni tratti inoltre, data la vicinanza della nuova linea con le abitazioni (ad esempio in Via G. Galilei), le barriere proposte potrebbero verosimilmente determinare l'inagibilità di alcuni locali posti ai piani inferiori degli edifici prospicienti alle barriere stesse, in termini di standard minimi di aero-illuminazione. Qualora l’alternativa all’abbassamento della quota del tracciato non risultasse fattibile potrebbe essere anche valutata l’ipotesi della realizzazione di "ecotunnel" nelle zone densamente abitate. Qualunque sia la soluzione adottata dovrà essere effettuato il collaudo dell’opera sotto il profilo acustico».

Eppure nella proposta di delibera, datata ottobre 2019, questa criticità non viene citata - commenta Bertucco - Varrebbe la pena, inoltre, di armonizzare la serie di piste ciclabili e sottopassi pedonali richiesti all'interno di un piano della mobilità che abbia come obiettivo dichiarato quello di ridurre il traffico privato. Invece si è già previsto di portare decine di migliaia di posti auto vicino alla Fiera con l’effetto di rendere vane le ciclabili. A guardar bene, molti degli interventi richiesti sono poco più che dei desiderata. Ad esempio, il prolungamento del collegamento ciclopedonale tra la Stazione di Porta Nuova e la Fiera, che il sottoscritto aveva proposto e ottenuto durante la precedente amministrazione Tosi, manca dei presupposti minimi necessari, dal momento che i terreni da utilizzare per l’allungamento sono inseriti nella proposta di "sblocca Italia" presentata sull'area dell’ex Safem e non sono ancora stati acquisiti dal Comune. Lo stesso vale per il tanto sbandierato nuovo Central Park urbano: la richiesta formulata dagli uffici è per la "realizzazione, nell’area ambito dello scalo merci di Porta Nuova, di un parco urbano da destinare a fruibilità pubblica, le cui dimensioni dovranno essere le più ampie possibili, tendendo possibilmente all'interezza di tale ambito".

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